Sono queste le conclusioni della perizia affidata dalla Procura di Udine ai due esperti di Padova. Nessun dubbio nemmeno sui tempi: domenica 8 febbraio Eluana era già grave
Udine, 16 aprile 2009 - Eluana Englaro è morta per lo stop alla nutrizione artificiale. Il protocollo è stato seguito alla lettera. La donna non ha sofferto e non poteva deglutire. Sono queste le conclusioni della perizia affidata dalla Procura di Udine ai due esperti di Padova e riportate oggi dai quotidiani.
Nessun dubbio nemmeno sui tempi: domenica 8 febbraio Eluana era già grave. La consulenza - relativa ai controlli e agli accertamenti tecnici inerenti le modalità con cui è stata attuata l’interruzione del trattamento di sostegno vitale di Eluana Englaro - affidata dal procuratore di Udine Antonio Biancardi a Gastone Zanette, ricercatore di anestesiologia e rianimazione dell’università di Padova e al professor Enrico Facco, dà dunque esito negativo.
Secondo i due esperti, chiamati a verificare che le disposizioni di attuazione del processo di interruzione del trattamento di sostegno vitale indicate nel provvedimento della corte d’appello di Milano e codificate in un protocollo legale curato dagli avvocati di Englaro, Vittorio Angiolini e Giuseppe Campeis, siano state seguite non hanno dubbi. E forniscono alla Procura una descrizione giorno per giorno dello stato clinico della paziente e dei trattamenti cui è stata sottoposta dall’associazione Per Eluana, guidata dal primario udinese di rianimazione Amato De Monte, che ha assistito la donna in stato vegetativo permanente nel suo ultimo viaggio.
I due esperti padovani indicati da Biancardi spiegano che ‘lo stato vegetativo permanente di cui era affetta Eluana Englaro, pur consentendo la ventilazione spontanea, non permetteva la masticazione di cibi solidi nè tantomeno la deglutizione di solidi o liquidi'.
In più, ‘la somministrazione degli attuali farmaci sedativi non può essere ritenuta causa o concausa della incapacità di alimentazione naturale di Eluana Englaro', come sostenuto in alcuni esposti. Al contrario, il trattamento farmacologico ‘rientra nei compiti del personale che assiste la paziente durante l’attuazione del processo di interruzione'.
Infine ‘non esiste alcun elemento che possa dare adito a dubbi relativi a ipotetiche inottemperanze nella condotta del personale che ha assistito Eluana Englaro negli ultimi giorni della vita, che si è spenta in modo silenzioso e senza apparenti segni di sofferenza'.
agi