Marchionne: "L'incontro è andato bene". Fronte Italia: secondo voci sindacali il piano prevederebbe la chiusura dei siti di Pomigliano e Termini. Altri parlano di produzione ridotta del 22%
Roma, 8 maggio 2009 - Con la partita Chrysler vicina alla conclusione, torna nel vivo la trattativa tra Fiat e Opel. L’amministratore delegato del Lingotto, Sergio Marchionne, è tornato in Germania per incontrare i governatori di Assia e Renania-Palatinato, i due Lander dove hanno sede rispettivamente Russelsheim, il quartier generale della casa tedesca, e Kaiserslautern, dove vengono prodotti i motori.
Il confronto, oltre che sul piano di Marchionne di integrare Fiat Auto con le attività di General Motors in Europa, America Latina e Sudafrica, ha riguardato le sorti dei due impianti, dei quali molti in Germania temono la chiusura, sebbene l’ad di Fiat abbia finora parlato solo di ridimensionamento. Roland Koch, governatore dell’Assia, dopo il colloquio con Marchionne, ha fatto sapere che una decisione sulle sorti della casa automobilistica tedesca "dovrebbe essere presa a maggio".
L’esponente della Cdu, da sempre molto scettico sull’ingresso di Fiat in Opel, ha affermato che tutti i pretendenti devono avere l’opportunità di presentare un’offerta e li ha invitati a farlo a breve. Koch ha aggiunto di aver incontrato tutti i potenziali investitori e spiega che alcuni di essi, interessati ad una partecipazione al capitale, non sono mai stati menzionati dai media.
Il governatore socialdemocratico della Renania-Palatinato, Kurt Beck, dopo l’incontro con Marchionne si è detto preoccupato per le sorti degli impianti Opel, ma aggiunge di "restare aperto ad un’eventuale soluzione con Fiat". In precedenza l'ad di Fiat aveva detto che l’incontro con Beck è andato bene e che sull’impianto di Kaiserslautern si sta ancora lavorando sui dettagli. Beck ha anche detto che, dopo aver parlato con Marchionne, "i punti interrogativi riguardanti gli impianti Opel sono cresciuti". E ha aggiunto di aver discusso a lungo con l’amministratore delegato Fiat sull’"utilizzo di piattaforme comuni, ma non della produzione in proprio di motori per Opel".
SI' ALL'ACCORDO CON CHRYSLER
Il tribunale fallimentare che si sta occupando della procedura di ‘Chapter 11’ avviata per Chrysler ha dato il via libera all’integrazione tra Fiat e la casa automobilistica statunitense. Lo scrive il Wall Street Journal precisando che il tribunale ha stabilito nel 20 maggio il termine per presentare eventuali offerte concorrenti a quella di Fiat, che però fino a oggi non sono arrivate.
Dopo l’annuncio di Oppenheimer è arrivato anche quello del gruppo dei creditori dissidenti che hanno comunicato di aver rinunciato ad adire le vie legali poichè non dispongono di massa critica sufficiente ad andare avanti.
Ai creditori dissidenti (i cosiddetti holdout) fanno capo circa 295 milioni dei 6,9 miliardi di debito della casa di Detroit: l’ultima offerta che hanno rifiutato assegnava loro un rimborso di 29 cent per dollaro.
TUTE BLU PRONTE ALLA BATTAGLIA
Le tute blu si preparano alla battaglia a salvaguardia degli stabilimenti italiani della Fiat. Il piano che il Lingotto ha presentato lunedì al governo tedesco per l’acquisizione di Opel prevederebbe infatti la chiusura di alcuni impianti in Europa, inclusi due in Italia.
Si tratterebbe, secondo quanto riferiscono fonti sindacali all’Apcom, dei siti di Pomigliano d’Arco e Termini Imerese, entrambi situati nel Mezzogiorno. Dalla casa automobilistica torinese non si registra, per ora, alcun commento. Circostanza che ha finito per aumentare la preoccupazione delle organizzazioni sindacali, che minacciano di aprire un ‘pesante conflitto sociale’, come annunciato dal leader delle tute blu della Cgil, Gianni Rinaldini. A quanto si apprende, sarebbe già pronta una lista con gli stabilimenti da chiudere o ridimensionare, in Italia e in Europa, nel caso andasse in porto l’operazione con Opel.
A Pomigliano d’Arco e Termini Imerese sono attualmente occupati, tra diretti e indotto, circa 12mila lavoratori (i diretti sono 5.200 nella cittadella industriale alle porte di Napoli e 1.600 a Termini). I sindacati chiedono che il Governo intervenga e convochi subito un tavolo di confronto.
Il leader della Cisl Raffaele Bonanni chiede che il governo investa per garantire gli impianti italiani di Fiat. “Siamo preoccupati - afferma Bonanni in un'intervista alla Stampa - e non vogliamo notizie di riporto. Certo che il ‘no comment’ della Fiat a certe indiscrezioni lascia perplessi. Abbiamo bisogno che ci illustrino un piano dettagliato su quello che sarà il destino degli stabilimenti italiani. Siamo pronti a mettere in campo più flessibilità contrattata per mantenere la produzione in Italia”. Bonanni insiste poi sulla necessità di “aprire un tavolo tra governo, Fiat, sindacati e Confindustria per discutere sugli interventi da attuare per salvaguardare la produzione Fiat in Italia”.
L’ipotesi che due delle fabbriche Fiat italiane possano essere sacrificate sull’altare dell’alleanza con Opel preoccupa comunque anche l’esecutivo. In una lettera inviata dal ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, al presidente di Fiat, Luca Cordero di Montezemolo, e all’amministratore delegato Sergio Marchionne, viene sottolineata la ‘centralità’ degli stabilimenti italiani nel quadro delle alleanze internazionali del Lingotto.
L'INDISCREZIONE
Secondo altre fonti, riportate da Repubblica, nessuno stabilimento verrà chiuso ma la produzione sarà ridotta del 22% . Il piano non prevede, dunque, chiusure di stabilimenti di assemblaggio finale, almeno nell’immediato, ma punta sulla “riduzione graduale della capacità produttiva” pari al 22%, si legge sul quotidiano. Nel giro di qualche anno verrà così chiusa una linea di produzione su cinque.
Ma, nella prima fase, l’a.d. di Fiat, Sergio Marchionne, userà una sorta di ‘air bag’ sociale: la capacità produttiva dovrebbe essere ridotta in modo soft utilizzando misure come il blocco del turn over e gli ammortizzatori sociali. Parallelamente partirà la riorganizzazione produttiva per ridurre i costi realizzando sulle stesse linee auto di marchi diversi.