Il giornalista anticipa il suo primo libro, 'La passionaccia'. E racconta che in 17 anni Berlsuconi ha chiesto la sua testa "parecchie volte". Il contenzioso con l'azienda: "Voglio un finale chiaro"
Roma, 12 maggio 2009 - Enrico Mentana pubblica sul suo primo libro ‘Passionaccia’ la lettera che scrisse a Fedele Confalonieri la notte tra il 21 e il 22 aprile 2008, dopo una cena con i vertici di Mediaset e tutti i suoi direttori giornalistici, a una settimana dal trionfo elettorale di Berlusconi. “La nostra cena si è conclusa da poche ore. Le dico francamente che è stato un errore invitarmi. Mi sono sentito davvero fuori posto. Non mi sento più di casa in un gruppo che sembra un comitato elettorale, dove tutti ormai la pensano allo stesso modo, e del resto sono stati messi al loro posto proprio per questo. Mi aiuti a uscire, presidente! Lo farò in punta di piedi”.
Il giornalista, in un’intervista al settimanale ‘Vanity Fair’, in edicola domani, anticipa un capitolo del libro e risponde a molte domande rimaste senza risposta. “Dopo aver irriso per oltre un decennio le accuse di chi dipingeva Mediaset come una dépendance di Forza Italia, avevo assistito a una scena che avrebbe fatto esultare i teorici del conflitto di interessi”, spiega Mentana che inizialmente fu convinto da Gonfalonieri a restare, ma in seguito fu licenziato da Mediaset per non aver accettato la decisione di mandare in onda il Grande Fratello piuttosto che uno speciale su Eluana Englaro, a poche ore dalla morte.
“In questi mesi, Confalonieri non si è mai ricordato di un fatto che lo qualifica, nella mia vita, in modo diverso rispetto a un qualunque altro dirigente Mediaset: è stato uno dei miei testimoni di nozze. Evidentemente o lui o l’azienda hanno ritenuto che la misura fosse colma. Si saranno chiesti: è più importante stare tranquilli o tenerci Mentana?”.
”Il punto è che io mi sono dimesso da direttore editoriale, dopodiché loro mi hanno licenziato da conduttore di Matrix. Mi ha sorpreso la determinazione a troncare - senza dialettica, e senza neppure il coraggio di dirmelo in faccia - un rapporto che durava da 17 anni”.
Con Mediaset c’è tuttora un contenzioso aperto. “Ho presentato una richiesta di reintegro al Tribunale del lavoro. La sentenza dovrebbe arrivare nelle prossime settimane. Dopodiché, anche se dovessi vincere, Mediaset potrebbe ‘risolvere’ immediatamente il contratto. Ma voglio che siano loro a dire che mi mandano via. Mi interessa fare chiarezza in un rapporto che è stato importante: a Mediaset, ho fatto nascere dal niente un telegiornale, l’ho diretto per 13 anni, l’ho portato a essere il primo del Paese, ho creato una trasmissione, Matrix, che dopo tre anni e mezzo era il più seguito programma informativo in seconda serata... È giusto che tutto questo abbia un finale chiaro”.
In 17 anni Silvio Berlusconi ha chiesto la sua testa “parecchi volte”. “A volte, però, si chiede la testa di qualcuno per non ottenerla. È uno ‘sfogatoio’, un modo per marcare il territorio”.
Del suo impegno politico da ragazzo parla nell’ultimo capitolo del libro. Ricorda gli scontri tra autonomi e polizia, nel maggio 1977 a Milano, che portarono all’uccisione dell’agente Antonio Custra. E svela una notizia inedita riguardo all’inchiesta. “Nel 1987, un magistrato milanese aveva riaperto le indagini su quell’omicidio, scoprendo che a uccidere Custra era stato Mario Ferrandi, detto Coniglio. Lui stesso fino a quel momento non aveva mai sospettato di aver sparato il proiettile responsabile dell’assassinio, ma, messo di fronte alle perizie, collaborò immediatamente con il giudice istruttore Guido Salvini. Nessuno prima di me ha mai svelato che Ferrandi e Salvini erano stati amici. Loro stessi non lo hanno mai detto. Io lo so perché tutti e tre avevamo fatto militanza insieme in un gruppo anarchico, da liceali, all’inizio degli anni Settanta”. Il video non le manca? ½No. Sarà che mi sentivo a rischio e che, quindi, ero psicologicamente preparato a fermarmi. Soprattutto dopo la vicenda Di Pietro”.
Ed è proprio Di Pietro la causa della fine del suo rapporto con Mediaset. Mentana invitò il leader dell’Italia dei Valori il 3 febbraio, sei giorni prima del lunedì di Eluana, nonostante gli avessero chiesto di non invitarlo più. fu Confalonieri a chiederglielo in prima persona “Del resto, che tra Di Pietro e il pianeta Berlusconi ci sia della ruggine non è un segreto”.
Cose che avrebbe voluto e che non è ancora riuscito a fare? “Avrei voluto condurre una bella puntata di Matrix sulla morte di Eluana”.