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TEMPESTA ECONOMICA / IL SONDAGGIO

Donne pessimiste in tempi di crisi:
"Non ho soldi, non faccio più figli"

Secondo lo studio lei è molto più allarmata di lui riguardo alla bufera economica: il 51% teme di perdere il lavoro, il 57% è più nervosa e depressa e il 44% rimanda il momento di diventare mamma

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gravidanza Roma, 13 maggio 2009 - Più preoccupate le donne, ma forti e capaci di reagire. Pessimiste, tanto da rinviare in molti casi l’appuntamento con la maternità, eppure pronte a gestire il momentaccio. La crisi economica è vissuta in modo diverso da maschi e femmine. Lo rivela un sondaggio Swg per «Donna Moderna», in edicola domani.

Le donne sono molto più allarmate rispetto agli uomini, 43 su 100 pensano che la loro situazione economica e quella delle loro famiglie peggiorerà nel prossimo anno, contro 33 uomini su 100. Per non parlare del lavoro: il 51% delle donne teme di perderlo, solo 29 su 100 tra i maschi.


Il sondaggio mostra quanto le donne siano più nervose e depresse (il 57% delle italiane, solo il 48% tra gli uomini), eppure, dice il sociologo Enrico Finzi: «Negli ultimi due mesi la depressione collettiva ha lasciato spazio alla speranza: in gennaio gli ottimisti erano pochissimi, 29 su 100, in aprile sono saliti a 38 su 100». Le italiane rivendicano una superiorità morale: avessero avuto più potere nell’economia, la crisi sarebbe stata meno grave.

 

«Una verità - dice l’economista Napoleoni, - la depressione nasce dalla finanza, terreno di caccia dei maschi, più portati a scommettere e a correre rischi»; i danni invece ricadono su tutti. Per questo le donne, rispetto agli uomini, sceglierebbero di aspettare tempi migliori anche per diventare mamme (44% contro 33%). Il sondaggio rivela inoltre che 48 genitori su 100 hanno aiutato economicamente i figli che vivono fuori casa, le mamme in primis (53%, contro il 44% dei padri): «Limano i conti - dice il sociologo Fabris, - fanno sacrifici, magari riducono la paghetta».

 

«Ma - continua - non deve sfuggire una grande novità di questa crisi. Se si esclude la fascia più povera, per tutti gli altri gli effetti non sono stati drammatici. Le spese sono diminuite, certo. Ma abbiamo scoperto - conclude Fabris - che consumare meno, o rinviare un acquisto, non vuol dire essere infelici». E in questo uomini e donne sono pressochè concordi: per il 40% di entrambi i campioni la crisi è in fondo un’occasione per inventare una vita diversa.

fonte agi










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