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TRAPANI / L'OMICIDIO DELL'88

Il delitto Rostagno deciso dal boss:
la verità emerge dopo oltre vent'anni

Il giornalista e sociologo fu assassinato a settembre: attraverso una tv locale denunciava le collusioni tra mafia e politica locale. Secondo i magistrati il mandante è Vincenzo Virga, l'esecutore Vito Mazzara: entrambi all'ergastolo

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Il giornalista Mauro Rostagno, ucciso dalla mafia nell'88 (Omaggio) Trapani, 23 maggio 2009 - La Squadra mobile di Trapani ha eseguito due ordini di custodia cautelare in carcere per l’omicidio del giornalista e sociologo Mauro Rostagno, assassinato nel settembre del 1988. Secondo i magistrati il boss trapanese Vincenzo Virga è stato il mandante dell’assassinio, mentre l’esecutore materiale è ritenuto essere Vito Mazzara, noto esponente mafioso di Trapani. I due si trovano già in carcere in quanto condannati per reati di stampo mafioso negli anni precedenti.


I provvedimenti sono stati disposti dal Gip di Palermo, Maria Pino, su richiesta dei magistrati della Dda, Antonio Ingroia e Gabriele Paci.

 Vincenzo Virga, 72 anni, e Vito Mazzara, 61, sono stati entrambi già condannati all’ergastolo per reati di stampo mafioso e si trovano attualmente detenuti rispettivamente presso i carceri di Parma e Biella. Qui sono stati raggiunti dai nuovi ordini di custodia cautelare emessi dal Gip di Palermo su richiesta della Dda, ed eseguiti dalla Squadra mobile di Trapani.


Le indagini della polizia trapanese, insieme alle verifiche balistiche della polizia scientifica di Palermo, sono alla base degli arresti odierni. Infatti - spiegano dalla Mobile di Trapani - sono risultate decisive una serie di comparazioni balistiche tra i proiettili sparati contro Rostagno e quelli impiegati in altri omicidi e fatti di sangue commessi con modalità simili nella provincia di Trapani. Dopo l’uccisione del giornalista si sono infatti verificati numerosi omicidi “di accertata matrice mafiosa” eseguiti con le stesse armi: un fucile semiautomatico calibro 12 e una pistola revolver calibro 38.


Nel dettaglio, Vito Mazzara era già stato condannato all’ergastolo per il duplice omicidio di Giuseppe Piazza e Rosario Sciacca (1990), per quello dell’agente di custodia Giuseppe Montalto (1995) e di Antonino Monteleone (1990).
L’esponente mafioso trapanese, infatti, è risultato essere l’esecutore materiale di queste uccisioni, tutte compiute con il fucile semiautomatico cal. 12, di cui Mazzara era unico possessore e utilizzatore.

Le comparazioni dei bossoli tra l’omicidio Piazza-Sciacca e il caso Rostagno ha permesso di appurare che i bossoli presentavano “alcune impronte identiche per dimensioni e forma, riferibili solamente al ‘cameramento’ delle cartucce in un unico fucile semiautomatico”. Quindi si tratterebbe dello stesso fucile, quello di Vito Mazzara.


Sul ruolo di Mazzara e del boss Virga si sono poi anche espressi i collaboratori di giustizia Vincenzo Sinacori e Francesco Milazzo, già esponenti di spicco della mafia trapanese, le cui testimonianze hanno avuto riscontri nei casi Piazza-Sciacca e Montalto, per i quali Virga e Mazzara sono stati condannati. Le prove nei confronti di Virga, poi, sono supportate - secondo la Squadra mobile di Trapani - dalle caratteristiche impresse dal boss all’attività criminosa della famiglia trapanese “connotata, in primo luogo, da una elevatissima potenzialità militare sviluppatasi anche grazie alla collaborazione con gruppi di fuoco di altri mandamenti e della provincia di Palermo”.


L’omicidio di Mauro Rostagno è stato commesso il 26 settembre 1988 in contrada Lenzi, nel comune trapanese di Valderice. Nato nel 1942 a Torino, era stato uno dei principali esponenti del movimento studentesco e uno dei fondatori di Lotta Continua. Nel 1981 ha fondato nel Trapanese la comunità Saman e attraverso una tv locale ha denunciato le collusioni tra la mafia e la politica locale.










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