Al largo della costa una scia di 5 chilometri di frammenti. Il presidente Lula: "Faremo di tutto per trovar il relitto". A bordo del jet diretto da Rio de Janeiro a Parigi viaggiavano 228 persone, tra cui 10 italiani: tre di Trento, una donna bolognese, tre altoatesini e tre veneti
Parigi, 2 giugno 2009 - Forti indizi ma ancora nessuna certezza sull’Airbus A330 dell’Air France scomparso nella notte tra domenica e lunedì al largo del Brasile con 228 persone a bordo mentre era sulla rotta Rio de Janeiro-Parigi, soprattutto sulle cause del disastro: oggi i mezzi di ricerca aerea brasiliani hanno trovato dei frammenti metallici, un sedile e un salvagente in una zona a circa 650 km a nordest dell’arcipelago Fernando de Noronha, che copre ‘’una scia lunga 5 chilometri’’
Il portavoce dell’aeronautica brasiliana Jorge Amaral ha insistito sul fatto che non si può avere conferma dell’identità dell’aereo “fino a quando almeno un pezzo con un numero di serie o un elemento di identificazione” non sarà stato ritrovato.
Ma secondo il capitano Christophe Prazuck, dello Stato maggiore francese, quella scoperta dall’aeronautica brasiliana “sembra una pista molto seria”. Nella zona del ritrovamento convergono adesso diverse navi francesi, fra cui una nave specializzata in esplorazione subacquea, la ‘Pourquoi Pas’, che dispone di due robot sottomarini capaci di ricerche fino a 6000 metri di profondità. Si teme infatti che le ricerche dei resti dell’aereo non siano facili, dato che la zona dove ipoteticamente sarebbe caduto l’aereo è in mare aperto i fondali in quel punto dovrebbero essere profondi circa 4.700 metri. In teoria le due scatole nere del velivolo sarebbero in grado di resistere e di emettere un segnale per un mese fino a 6.000 metri di profondità, ma gli esperti precisano che nessun registratore di bordo è mai stato ritrovato a simili profondità.
La maggioranza dei passeggeri dell’aereo erano brasiliani (80), e francesi (73), ma fra loro vi erano anche 10 italiani: tre trentini (Rino Zandonai, Giovanni Battista Lenzi e il sindaco del comune di Canal San Bovo, Luigi Zortea); tre altoatesini (Georg Martiner, 25 anni di Ortisei, Alexander Paulitsch, 35 anni di San Candido e di Georg Lercher, 34 anni, anche lui di San Candido); tre veneti (i veneziani Enzo Canaletti e Angela Cristina de Oliveira Silva e l’imprenditore veronese di 73 anni Agostino Cordioli); e la bolognese Claudia Degli Esposti, di 55 anni.
Nuove condoglianze sono arrivate oggi alle famiglie da tutto il mondo: “Abbiamo il cuore a pezzi per queste notizie, anche se non sappiamo esattamente ciò che si è verificato”, ha detto il il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, “gli Stati Uniti accorderanno tutta l’assistenza necessaria per scoprire ciò che è successo”. Cordoglio e vicinanza sono stati espressi anche da Papa Benedetto XVI in un telegramma, a firma del cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato, fatto pervenire alle autorità competenti tramite il nunzio apostolico in Francia, arcivescovo Fortunato Baldelli.
Il premier francese Francois Fillon ha ricordato ancora oggi che non c’è nessuna ipotesi privilegiata” sulle cause dell’incidente: la zona nella quale sono stati trovati i resti si trova a destra del punto in cui è stato emesso l’ultimo segnale da parte dell’aereo”, ha detto Amaral. “Questo potrebbe significare che i piloti hanno tentato un cambiamento di rotta, forse per tornare verso Fernando de Noronha. Ma si tratta soltanto di un’ipotesi”, ha precisato il portavoce. La zona attraversata dall’aereo è spesso in preda a tempeste e forti turbolenze, ma gli esperti sottolineano che raramente il maltempo è da solo all’origine di questi disastri. Unica traccia lanciata dall’aereo, un messaggio automatico che segnalava un’avaria di natura elettrica: l’Air France ha avanzato come unica ipotesi la possibilità che l’aereo sia stato colpito da un fulmine, un evento peraltro piuttosto frequente e che raramente è in grado di causare danni all’apparecchio.
Proprio l’assenza di un sos di qualsiasi genere farebbe pensare che qualsiasi incidente possa essere occorso debba essere stato gravissimo ed essere avvenuto in tempi estremamente rapidi. La famiglia Airbus, come tutti gli apparecchi commerciali moderni, utilizza un sistema di controllo fly-by-wire, ovvero attraverso un computer che controlla e filtra tutti gli input del pilota verso le superfici di volo. Rispetto ai tradizionali sistemi idraulico-meccanici il peso necessario è molto minore, ma al contrario dei primi, nei quali un guasto di solito causa una perdita di efficienza graduale, un’avaria elettronica può potenzialmente eliminare di colpo qualsiasi possibilità di governare l’apparecchio.
Jobim ha spiegato in conferenza stampa che il ritrovamento conferma che l’apparecchio è precipitato - per cause ancora da accertare - in quella zona dell’Atlantico, a qualche centinaio di chilometri dall’arcipelago di Fernando de Noronha.
I frammenti recuperati comprendono resti metallici e non metallici, ha continuato Jobim, che non ha fornito ulteriori dettagli se non che non è stato recuperato alcun corpo. Secondo fonti militari barsiliane si tratterebbe di un sedile e di una boa di galleggiamento, oltre a macchie di combustibile. L’Airbus A300, con 228 persone a bordo, era scomparso dagli schermi radar a oltre 500 chilometri dalle coste brasiliane, senza che sia stato captato alcun segnale di soccorso, automatico (come accade in caso di condizioni di volo anomale) o da parte dell’equipaggio.
Unica traccia, un messaggio automatico che segnalava un’avaria di natura elettrica; l’Air France ha avanzato come unica ipotesi la possibilità che l’aereo sia stato colpito da un fulmine, un evento peraltro piuttosto frequente e che raramente è in grado di causare danni all’apparecchio. Gli esperti sottolineano che proprio l’assenza di un sos di qualsiasi genere farebbe pensare che qualsiasi incidente possa essere occorso debba essere stato gravissimo ed essere avvenuto in tempi estremamente rapidi.
La famiglia Airbus, come tutti gli apparecchi commerciali moderni, utilizza un sistema di controllo fly-by-wire, ovvero attraverso un computer che controlla e filtra tutti gli input del pilota verso le superfici di volo. Rispetto ai tradizionali sistemi idraulico-meccanici il peso necessario è molto minore, ma al contrario dei primi, nei quali un guasto di solito causa una perdita di efficienza graduale, un’avaria elettronica può potenzialmente eliminare di colpo qualsiasi possibilità di governare l’apparecchio; per questo è prevista una ridondanza di sistemi informatici.