Dopo i semafori taroccati e gli autovelox clonati per sfornare uno tsunami di contravvenzioni si è toccato il fondo. Non sarà facile restituire credibilità al rapporto tra cittadino e istituzioni. Con coraggio le chiediamo una moratoria su questi congegni diabolici, almeno fino a quando non siano riscritte regole certe, rispettate da tutti. E’ un nostro diritto sentirci cittadini e non sudditi. Nessuno crede più alla bella favoletta della sicurezza, sulla quale, fra l’altro, i Comuni sarebbero tenuti per legge a investire il 30% dei proventi delle multe. Chi controlla che ciò realmente accada? Se si è arrivati a questo punto è soprattutto per le lacune del Codice della Strada, su cui ora, per fortuna, si sta mettendo mano. Il Codice non prevede un tempo minimo di accensione del giallo: se questo tempo fosse indicato, diciamo dai 6 agli 8 secondi, e se il giallo, dalla luce fissa passasse a quella lampeggiante negli ultimi secondi utili per attraversare, ne guadagnerebbe davvero la sicurezza.
La verità è che il Codice non ha saputo intercettare il cambiamento, l’avanzata della tecnologia e l’escalation delle aziende private che girano l’Italia offrendo ai Comuni la gallina delle uova d’oro col sistema “tutto incluso”, cioè gestendo la vita intera della contravvenzione. Si arriva a questa distorsione attraverso trattative private, o con appalti su cui aleggiano sovente sospetti di cartelli e turbative d’asta. L’ultima azienda finita nel mirino della magistratura ha una capofila off shore e un sistema di scatole cinesi che, secondo gli inquirenti, si avvale di centinaia di società. Lavora con 1500 Comuni italiani. Anche la sede nel paradiso fiscale è per la sicurezza? Lei si è già pronunciato contro i contratti a percentuale, eppure non risulterebbero del tutto debellati. Chi controlla? Per troppi anni le Prefetture hanno “dormito” e da quando la materia è arrivata ai Giudici di Pace si sono moltiplicati in maniera esponenziale i ricorsi degli automobilisti. Anche il fatto che i Giudici di Pace siano pagati a sentenza lascia ombre sul campo.
Che la polizia municipale abbia ancora oggi 150 giorni (cinque mesi!) di tempo per la notifica poteva avere un senso (forse) prima dell’introduzione dei computer, oggi no. Bastano pochi secondi per una ricerca al Pra.
di Lorenzo Sani