Visita densa di significati quella del presidente Usa in Germania: dal museo Gruenes Gewolbe alla chiesa di Frauenkrche, distrutti dai bombardamenti alleati, al campo di concentramento: "Questo posto - ha detto Obama - è la risposta a chi nega l'Olocausto"
Berlino, 5 giugno 2009 - «Questo posto è una risposta a chi nega l’Olocausto». Lo ha detto Barack Obama nel discorso pronunciato dopo aver visitato il lager di Buchenwald accompaganto da Angela Merkel e dal Premio Nobel per la Pace Elie Wiesel. «Il passare del tempo non ha diminuito l’orrore di questi luoghi» ha detto ancora il presidente americano che, in un’intervista concessa prima della visita al lager, aveva detto che il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad, che solo pochi giorni fa ha definito l’Olocausto «un grande inganno», «dovrebbe visitare il campo di concentramento».
La Merkel si è recata all’albergo dove alloggia il capo della Casa Bianca e i due leader hanno poi visitato insieme il Gruenes Gewolbe, il museo d’Europa più ricco di tesori. Assieme si recheranno poi alla chiesa di Frauenkrche. Entrambe i siti furono gravemente danneggiati dai bombardamenti alleati che rasero al suolo Dresda al termine della seconda guerra mondiale. La loro ricostruzione è un simbolo di riconciliazione, così come Dresda è un simbolo della riunificazione tedesca.
Ma il momento di maggior impatto della giornata è la visita a Buchenwald, nell'ex campo di concentramento nazista dove morirono 56mila persone. Obama, che lì ha incontrato Elie Wiesel, premio nobel per la pace e sopravvissuto dell’Olocausto, ha voluto fortemente questa visita all’indomani del discorso del Cairo rivolto ai musulmani.
Il presidente americano vuole così rimarcare di non voler dimenticare l’Olocausto e sottolineare il legame con Israele. Un pro zio di Obama, Charles Payne, fu tra i soldati che liberarono uno dei lager collegati a Buchenwald.
Infine il capo della Casa Bianca visiterà l’ospedale militare americano di Landstuhl, dove vengono curati soldati feriti provenienti da Iraq e Afghanistan. Si tratta della seconda visita di Obama in Germania, dopo quella di dieci settimane fa in occasione del summit della Nato.
LA VISITA A DRESDA
“E’ giunto il momento” di raddoppiare gli sforzi per ottenere una soluzione a due stati del conflitto mediorientale; ma gli Stati Uniti possono solo fornire “uno spazio, un’atmosfera” per il dialogo ed è quanto stanno facendo intensamente. Lo ha detto il presidente Obama in conferenza stampa a Dresda a fianco del cancelliere tedesco Angela Merkel, all’indomani del suo storico discorso dal Cairo in cui ha ribadito la politica della “mano tesa” verso l’Islam. Quello di ieri “è stato solo un discorso che non sostituisce il duro lavoro da fare, negli anni a venire” ha detto Obama. “Non mi faccio illusioni che un comunicato da parte mia sostituisca la necessità di questo lavoro”.
Tuttavia Obama rivendica l’importanza della sua azione. “Penso che quello che è cambiato è che ora c’è una amministrazione americana che ha affrontato il tema quasi dal primo giorno in carica. C’è una straordinaria attività che dimostra a tutte le parti nella regione che facciamo sul serio” ha detto ricordando i viaggi nella regione dell’inviato speciale George Mitchell “che tornerà la prossima settimana”.
“Ho già visto il primo ministro israeliano Netanyahu e stiamo studiando soluzioni per far avanzare il processo” ha aggiunto Obama. E per questo si può dire che “abbiamo almeno creato lo spazio, l’atmosfera” per far ripartire il dialogo. “L’ho già detto, gli Stati Uniti non possono risolvere il problema, posso essere un partner ma sono le parti in causa che devono risolvere il problema per la prosperità dei loro popoli”.
Angela Merkel da parte sua ha sottolineato: “Credo che con questa amministrazione, con il presidente Obama, c’è una opportunità unica. Il discorso di ieri ha aperto una porta al mondo arabo. In questo processo noi tedeschi sentiamo di poter essere utili”.