Il saluto di Schifani: "Superate le divisioni del passato". Poi parla il leader libico: "Condanniamo il terrorismo, ma dobbiamo capirne le ragioni vere". E sull'Iraq: "Era una fortezza contro al Qaida, con Saddam non entrava". E Frattini contesta il paragone del Colonnello
Roma, 11 giugno 2009 - Muammar Gheddafi ha invitato l’Occidente a non usare due pesi e due misure quando condanna il terrorismo e le teocrazie dell’Islam senza guardare prima in casa propria. "Che differenza c’è tra l’attacco degli americani nel 1986 contro le nostre case e le azioni terroristiche di Osama bin Laden?", si è chiesto il leader libico nel suo intervento nella Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, al Senato, riferendosi al bombardamento ordinato da Ronald Reagan.
"E se Bin Laden non ha uno Stato ed è un fuorilegge", ha osservato, l’America è uno Stato con regole internazionali".
La seconda giornata della visita di Stato prosegue con l’intervento all’Università La Sapienza, dove il colonnello risponde alle domande degli studenti. Nell’ateneo sono scoppiai scoppiati disordini tra polizia e alcuni giovani che contestano l’invito al leader libico.
Le parole di Gheddafi hanno anche portato alla replica del ministro degli Esteri, Franco frattini: "Certo è un’affermazione forte - ha detto - del resto non siamo certo d’accordo su tutto con il colonnello Gheddafi".
Nel discorso al Senato Gheddafi ha anche parlato dei regimi che l’Occidente considera ostili. "Non possiamo essere tutti uguali", ha osservato, "che male c’è se la Corea del nord vuole essere comunista? O se l’Afghanistan è in mano ai mullah? Non è forse il Vaticano un rispettabile Stato teocratico con rappresentanze in tutto il mondo?". E ancora: "È stata una buona idea far crollare il regime iracheno spalancando le porte ad Al Qaeda?", si è chiesto il colonnello.
"Grazie agli Usa", ha aggiunto, oggi l’Iraq è diventato "terreno di battagli per Al Qaeda" mentre "con Saddam Hussein era un bastione contro il terrorismo in cui al Qaeda non poteva entrare".
Il leader libico ha difeso la sua scelta di rinunciare alle armi nucleari e chimiche, annunciata nel dicembre 2003, ma si è chiesto: "Perché la Corea del nord e l’Iran cercano oggi la bomba atomica? Perchè non è stato offerto loro nulla in cambio. È stato detto loro: fate come la Libia rinunciate al nucleare e loro hanno detto: come sono stati ricompensati i libici?". "Ma noi siamo convinti della bontà della nostra scelta", ha assicurato.
Il presidente del Senato, Renato Schifani, ha parlato di "una nuova stagione" con la Libia, "fondata su un rapporto speciale e privilegiato tra i nostri Paesi, nella sfera economica, ma anche in quella politica, culturale, della tutela della sicurezza e dell’ambiente".
Nel suo intervento all’Università La Sapienza Gheddafi ha continuato poi nei toni di sfida con l’Occidente: "Chiederemo ai leader del G8 - ha detto - di riconoscere di aver rapinato le risorse dell’Africa, di averla colonizzata e di aver trattato come animali e come schiavi la popolazione".
PROTESTE E SCONTRI ALLA SAPIENZA
Una Sapienza militarizzata come non si ricordava dalla fine degli anni Settanta è stata il teatro della protesta anti-Gheddafi, nel secondo giorno della sua visita in Italia. Una protesta in tono minore rispetto alle attese degli studenti: lì dove non sono arrivate le forze dell’ordine ci ha pensato il gran caldo della capitale e, soprattutto, la sessione d’esame in corso che ha tenuto molti ragazzi nelle aule o a casa, sui libri.
A parte questo, però, tutto è andato secondo i piani, compresi i tafferugli che si sono accesi dopo la ‘finta' del leader libico: un corteo di otto auto e due ambulanze, una delle quali della Mezza Luna Rossa, aveva fatto credere agli studenti che il colonnello Muammar Gheddafi fosse già arrivato.
In realtà, dopo il discorso nella sala Zuccari del Senato, il leader libico ha raggiunto la sua tenda a Villa Pamphilij per cambiarsi d’abito, indossando il completo bianco con spilla verde sulla quale campeggiava la sagoma del continente africano. I manifestanti hanno prima acceso fumogeni verdi, bianchi e rossi, e poi hanno cercato di forzare le transenne e il cordone di sicurezza facendosi ‘coprire' dalle retrovie dalle quali partivano uova ed altri oggetti, comprese delle bombolette spray. Gli uomini delle forze dell’ordine hanno risposto manganelli alla mano.
Nessun ferito, grazie anche al fatto che, durante il tentativo di sfondamento, gli studenti si sono protetti con i canotti da mare, gonfiati in un primo tempo per simulare i gommoni sui quali tanti migranti africani partono dalle coste libiche per approdare nel nostro Paese. Un epilogo che, a sentire più di uno studente, "tutti si aspettavano e per il quale ci eravamo preparati".
La giornata alla Sapienza è cominciata alle prime ore del mattino. I primi studenti arrivati per sostenere gli esami della sessione estiva hanno trovato camionette della polizia su tutto il perimetro della città universitaria, uomini in divisa dentro e fuori l’ateneo, nastri della polizia municipale a impedire il parcheggio in piazzale Aldo Moro e corridoi di transenne per accedere alle facoltà.
Sbigottimento generale, ma soprattutto disagi per chi si è trovata costretta a scavalcare le transenne malgrado la gonna. Gli stessi agenti, a quel punto, si sono messi di buona lena per instradare gli studenti ed evitare loro acrobazie sulle transenne e ritardi nelle aule. Intanto il piazzale della Facoltà di Lettere e Filosofia si andava riempiendo di manifestanti che preparavano striscioni e cartelli, gonfiavano i canotti e caricavano i fucili ad acqua.
Tutto tranquillo fino alla comparsa dei mezzi ‘Ariete' dei carabinieri, dieci in tutto, che hanno innervosito il presidio: gli studenti si sono fatti sotto le transenne e lì sono rimasti fino alla ‘finta di Gheddafi', come l’hanno subito chiamata.
A quel punto l’azione pianificata dai manifestanti era consumata e all’arrivo, quello vero, del colonnello Gheddafi, i ragazzi dell’Onda studentesca romana non hanno potuto fare altro che limitarsi a cori, fischi e sventolio di striscioni all’indirizzo della delegazione.
Allo scioglimento del corteo, ben prima del discorso di Gheddafi in Aula Magna, un megafono ha invitato tutti in Aula 2 di Lettere per un convegno sui finanziamenti all’Università organizzato da tempo. Prima di quel momento c’è stato però il tempo per un lavorio di convincimento di sedicenti studenti libici infiltrati tra le fila dei manifestanti. Studenti in Italia che però parlavano solo l’arabo e che si sono presi la briga di minacciare alcune immigrate con il velo: "state attente, vi abbiamo fotografate". "Provocatori", per i manifestanti, che sono stati allontanati dalla polizia.
DISCORSO ALLA SAPIENZA
Immigrazione, colonialismo e democrazia: il leader libico, Muammar Gheddafi, ha tenuto la sua ‘lezionè all’Università ‘La Sapienza' accolto da applausi ma anche da alcune contestazioni. L’Occidente "risarcisca l’Africa per aver rapinato le sue risorse" nel periodo coloniale e non ci sarà più immigrazione clandestina nè terrorismo: è stato uno dei passaggi chiave del suo intervento in cui ha preso di mira i Paesi colonizzatori che "devono seguire l’esempio dell’Italia".
"Chiederemo ai leader del G8 di riconoscere di aver rapinato le risorse dell’Africa, di averla colonizzata e di aver trattato come animali e come schiavi la popolazione", ha esordito il leader libico che parteciperà alla riunione del G8 dell’Aquila in qualità di presidente di turno dell’Unione Africana.
Il colonnello, nel suo lungo monologo, ha dato ‘lezioni' anche di democrazia, che secondo il leader libico è "una parola araba che significa il popolo sulle sedie", e ha così spiegato come funzionano i "democratici" ‘Congressi del popolò in Libia che garantiscono "la più ampia partecipazione" dei cittadini al potere.
Per il colonnello, è necessario che i Paesi colonizzatori "distribuiscano ai legittimi proprietari le risorse rapinate": "Non è un regalo, non è carità, ma un diritto", ha aggiunto Gheddafi, sottolineando che i leader del G8 "devono mettere tanti soldi in Africa come hanno fatto con le grandi banche".
L’immigrazione clandestina è "effetto del colonialismo": "Quando chiediamo ai migranti perchè volete andare in Italia o in Europa dicono: ‘Le risorse sono state rapinate ai nostri Paesi, l’Europa ha colonizzato, ha portato via i frutti della terra africana e noi stiamo andando a seguire le nostre risorse rapinate'".
Tutto ciò "è corretto", ha spiegato Gheddafi, "l’Europa ha rapinato le risorse dell’Africa e se le restituisse" gli africani rimarrebbero nel loro Paese.
Il dibattito è stato animato anche da un fuori programma: una studentessa dell’Onda ha chiesto di poter fare una domanda ma, dopo essersi presentata come rappresentante del movimento studentesco, le è stato chiuso il microfono. A quel punto si è levato un coro di dissenso da parte di altri ragazzi, tra cui quattro-cinque militanti del gruppo: "Fate parlare l’Onda, questa non è democrazia", ha urlato qualcuno.
L’atmosfera aveva cominciato a scaldarsi anche pochi minuti prima quando uno studente aveva posto una domanda al colonnello sul rispetto dei diritti umani in Libia e in particolare sulla politica dei respingimenti e sui ‘rifugiati politici': "Che fine fanno i clandestini respinti? Vengono rispettati i diritti umani?", ha domandato lo studente. I migranti che partono dall’Africa "sono affamati, non rifugiati politici", ha replicato Gheddafi, "è gente che cerca cibo, è gente povera".
E poi, con tono provocatorio: "Se arrivasse un milione di rifugiati lo accettereste?", ha domandato. "Perché se lo accettate, agevolerò l’arrivo di un milione di africani, e poi un altro milione e così via". "Il rifugiato politico va rispettato e protetto", ha aggiunto Gheddafi, "però dobbiamo sapere chi sono i rifugiati politici e quali sono i loro diritti, perchè in giro circolano tante informazioni sbagliate".
Anche il terrorismo, secondo il leader libico, è "risultato del colonialismo": "Bisogna condannare le azioni terroristiche perchè il più delle vittime sono innocenti e disarmate", ha spiegato Gheddafi. "Ma il motivo qual è? Il mondo islamico è stato colonizzato da parte di Stati che professavano il cristianesimo - ha aggiunto - ma Cristo è innocente per questi atti, poichè era un profeta di pace". "Ecco, così è spuntato il terrorismo e i musulmani estremisti".
DISCORSO IN PIAZZA DEL CAMPIDOGLIO
Dare il potere direttamente al popolo italiano arrivando al superamento di tutti i partiti politici, "senza più destra nè sinistra". È la ricetta esposta nel discorso in piazza del Campidoglio dal leader libico, Muammar Gheddafi, secondo cui "la partitocrazia è l’aborto della democrazia". Il colonnello ha auspicato che "il simbolo del popolo italiano" diventi "la fratellanza".
"Il partitismo è un aborto della democrazia". Con lo stile provocatorio che lo ha reso famoso, il leader libico, Muammar Gheddafi, si è rivolto così alla piazza del Campidoglio al termine della sua visita al Comune di Roma in cui è stato accompagnato dal sindaco Gianni Alemanno.
Il colonnello ha poi continuato la sua invettiva contro la democrazia, lanciandosi in ipotesi un pò fantasiose: "se me lo chiedesse il popolo italiano - ha proseguito Gheddafi - io gli darei il potere e annullerei sicuramente tutti i partiti affinchè il popolo stesso prenda il loro posto. Non ci sarebbero più elezioni e si verificherebbe l’unità di tutti gli italiani perchè non ci sarebbero più nè destra nè sinistra".
"Io non potrò offrire industrie come il mio amico Berlusconi, ma noi abbiamo petrolio e gas e garantiremo un flusso continuo verso l’Italia". Il leader libico Muammar Gheddafi parlando dal balcone del Palazzo Senatorio, dopo la sua visita in Campidoglio, così ha rilanciato la volontà di consolidare i rapporti commerciali tra Italia e Libia. Il colonnello ha anche proposto un singolare scambio al presidente del Consiglio: "Il mio amico Berlusconi potrebbe trasferire fabbriche e aziende agricole in Libia così il nostro Paese diventerebbe industrializzato".
"Siamo grati alle istituzioni italiane che hanno deciso che i rapporti tra Italia e Libia fossero rapporti di cooperazioni, di amore, di pace. Sono legami storici che risalgono a ben prima del fascismo e del colonialismo". Lo ha detto il leader libico Muammar Gheddafi nel suo discorso pronunciato oggi in piazza del Campidoglio dopo la visita al comune di Roma. Il colonnello ha ripercorso la storia delle relazioni tra i due paesi ricordando che "Settimio Severo imperatore della Libia e dell’Italia, era un cittadino libico, originario di un paese vicino Tripoli".
Poi, tornando al presente Gheddafi ha aggiunto che "adesso noi siamo orientati alla pace con l’Italia anche grazie al trattato firmato con il mio amico Berlusconi che avuto il necessario coraggio per sottoscriverlo e per esprimere le scuse per quanto compiuto dagli italiani in Libia, condannando colonialismo e fascismo".
Il leader libico ha poi ricordato che anche "Andreotti, Dini, D’Alema e Prodi avevano tentato di arrivare dove è arrivato Berlusconi ma comunque gli hanno spianato la strada per voltare l’odiosa pagina del passato. I nostri due paesi possono tornare all’unità che c’era ai tempi di Settimio Severo".
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