Manuel Zelaya è in Costa Rica e chiede asilo. Il Parlamento honduregno: "Deposto per aver ripetutamente violato la costituzione". Capo di Stato ad interim è il presidente del Congresso Nacional, Micheletti. Il presidente del Venezuela accusa Washington. Obama invita al dialogo. Condanna della Ue
Tegucigalpa, 28 giugno 2009 - L’Honduras è nel caos. Un golpe della destra che ha visto come protagonisti la Corte Suprema, i parlamentari e - come esecutori materiali - i militari ha deposto il presidente Manuel Zelaya in carica dal 2006 e vicino alle posizione del venezuelano Hugo Chavez.
Zelaya è ora in Costa Rica. Il golpe, il primo in America Latina dalla fine della Guerra Fredda, è la risposta dell’estabilishmente al tentativo di Zelaya di modificare con un referendum indetto per oggi la Costituzione per potersi ricandidare nel 2010 per un altro mandato.
Il colpo di Stato, peraltro finora incruento, ha portato rapidamente il Parlamento a nominare nuovo capo di stato ad interim Roberto Micheletti, che guidava lo stesso Congreso Nacional.
Dopo alcune ore di confusione, Washington, chiamata in causa da Chavez che ha minacciato di intervenire militarmente, ha reagito condannando il golpe: per il segretario di Stato Hillary Clinton sono stati "violati i principi democratici".
Più netta in serata l’amministrazione Obama ha fatto sapere di non riconoscere Micheletti: per gli Usa l’unico presidente resta Zelaya ‘.
Il putsch è stato condannato all’unanimita da quasi tutti i governi dell’America Latina, dall’Italia per bocca del ministro Franco Frattini, dall’Unione eruopea e dall’Organizzazione degli Stati Americani
SCHEDA
Il colpo di Stato in Honduras è arrivato al termine di una delicata crisi istituzionale tra il presidente, Manuel Zelaya, la Corte Suprema e l’esercito. La scintilla era stata la decisione di Zelaya di rimuovere il Capo di stato maggiore delle forze armate, Romeo Vasques.
Il ‘licenziamento' di Vasques, oltre a provocare un forte dissenso all’interno dell’esercito, era stato duramente contestato dalla Corte Suprema che ne aveva chiesto l’immediato reintegro.
Alla già grave crisi istituzionale tra i vertici dello Stato, si era aggiunta la richiesta di un referendum costituzionale voluto espressamente da Zelaya per ottenere la possibilità di un secondo mandato presidenziale di quattro anni. A quel punto, a tre ore dal voto, la Corte Suprema ha ordinato l’arresto del presidente eseguito "per la difesa della costituzione e dello stato di diritto".
"Le forze armate, incaricate di sostenere la costituzione, hanno agito per difendere lo stato di diritto e sono state obbligate ad applicare le disposizioni legali nei confronti di coloro che hanno agito contro i principi fondamentali della legge", ha affermato un portavoce della più alta Corte del Paese, Danilo Izaguirre.
Prima dell’azione di forza, la Corte Suprema aveva inviato un ultimo avviso al presidente definendo illegittimo il referendum che aveva proposto. Le elezioni, alle quali avrebbe voluto partecipare Zelaya, si terranno il prossimo 29 novembre.
agi