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IL PERSONAGGIO

"Il problema? Qui non sai mai chi davvero è il nemico"

Il caporale De Vito, 24 anni, veterano dei Balcani e del Libano: "Due volte salvato dal mio blindato"

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folgore FORTINO STERZING (Valle di Musahi, 30 chilometri a sud di Kabul) — «QUI LE NOTTI sono lunghe», ammette con cautela quasi circospetta il primo caporalmaggiore della Folgore Manolo De Vito, 24 anni, la mitragliatrice Mg appoggiata sui sacchetti di sabbia ma sempre puntata in direzione di quel nemico che è difficile da individuare, là nella valle di Musahi, verde e scavata dal fiume Kabul. «La popolazione locale? In apparenza sono miti, ma può essere una semplice impressione — si arrovella — il problema qui è che non sai mai davvero chi è il nemico…».
Due ciclisti si fermano a parlare a lungo sulla strada che costeggia il fortino. Manolo, romano di Tor Pignattara, li osserva sottecchi e poi ordina secco «l’acquisizione delle foto».

NON È DI PRIMO pelo. E’ stato in Albania, in Kosovo, in Libano nel 2007. E’ arrivato in Afghanistan il 2 maggio. L’8 giugno il santo blindato ‘Lince’ lo ha difeso dai colpi di lanciarazzi Rpg e di kalashnikov. Qualche giorno dopo ha subito un secondo agguato, a colpi di kalashnikov. Il ‘Lince’ ha fatto ancora una volta il suo dovere. Quando è successo? Manolo un po’ esita e un po’ sorride: «Ma qui non basterebbe il calendario, se volessimo segnare tutti gli episodi. Eppoi io sono scaramantico: prima arrivo alla fine, poi metto le crocette sui giorni».
Manolo è entrato in un collegio militare quando era ancora minorenne. A 17 anni ha incrociato la ‘Folgore’ e paroloni come «passione, cameratismo, spirito di sacrificio». In missione, soprattutto qui, in Afghanistan, sono emerse realtà ‘minori’, ma altrettanto fondamentali: «Vengono fuori cose che prima parevano marginali, l’affetto per la famiglia e piccole libertà prima dimenticate, come per esempio indossare gli abiti civili». A Roma lo aspetta una fidanzata di 21 anni. Coltiva progetti matrimoniali. «La prima cosa che faccio quando torno? Vado ad abbracciare i miei nipoti. Mia sorella ha quattro figli e un quinto in arrivo!». E dopo? «Mi piacerebbe tanto vedere il Sudafrica e a Rio de Janeiro in febbraio, durante il Carnevale». Gli allungo un mio biglietto da visita e stringo la mano al suo compagno di torre, la nord, il caporalmaggiore scelto Francesco Capponi, 30 anni.

NELLA SALA operativa mi spiegano il mistero del Raven, corvo in inglese, un aeroplanino spia a batterie dotato di telecamere che si lancia a mano e che sta in volo per un’ora. Ma soprattutto scopro le foto di tutti i malek della zona, i capi villaggio. Ogni settimana, nonostante l’ambiente a dir poco infido, un militare italiano partecipa a una shura, consiglio, al quale sono invitati i malek, il governatore e il capo locale dell’Intelligence, la Nds. Una clinica vicina al fortino è rifornita regolarmente di farmaci contro la leismaniosi, la piaga del luogo. Tre volte alla settimana ‘Sterzing’ si apre all’aiuto medico per chi ne ha bisogno. Fuori dal perimetro, due ragazzini giocano pericolosamente con un filo di tagliente concertina, il nastro a lamelle appoggiato di solito in pesanti volute sugli ‘hescobastion’ delle basi.
 

di Lorenzo Bianchi










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