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IRAN NEL CAOS

Teheren riattiva il servizio Sms
sospeso dopo le elezioni contestate

Intanto gli ultraconservatori premono per un’azione legale contro Mousavi, il candidato sconfitto, ritenuto responsabile di aver fomentato la protesta. Dodici esecuzioni nella capitale e a Qom. Ancora in carcere un dipendente dell'ambasciata britannica

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Iran, manifestazioni contro il regime (Ap / Lapresse) Teheran, 2 luglio 2009 - La censura sembra allentare in parte la presa in Iran: "Dopo tre settimane di blackout è stato riattivato il servizio per l’invio di sms". La notizia, che non puo' essere verificata, e' rimbalzata nelle ultime ore su Twitter, il sito di microblogging. Nel passaparola fra iraniani su twitter si raccomanda tuttavia di non inviare sms con ''contenuti politici'', per il timore che vengano intercettati dalle autorita'. Nei giorni precedenti il voto, il servizio sms era stato il principale mezzo di comunicazione e di mobilitazione dei sostenitori del candidato moderato Mir Hossein Mussavi.

Intanto l’Iran ammette per la prima volta che il servizio per l’invio degli sms fu bloccato alla vigilia dell’apertura delle urne delle elezioni presidenziali. Press TV, il canale in inglese della tv di Stato iraniana, ha riportato l’affermazione di un parlamentare, Mostafa Kavakebian, secondo cui i venti giorni di sospensione hanno causato danni a Iran telecom per 15 milioni di dollari. "Gli sms -aggiunge Press TV- furono sospesi alla vigilia delle elezioni presidenziali del 12 giugno". MTN, una compagnia sudafricana che ha il 49% in MTN Irancell, avrebbe negato perdite equivalenti a un mese di entrate. La joint venture è oggi il secondo operatore telefonico in Iran. Quanto al servizio di MMS e servizi GPRS, Press Tv afferma che "deve ancora essere ripristinato".

E sembre su Twitter continua a rimbalzare la notizia della proclamazione di uno sciopero generale dal 5 all'8 luglio: "Sciopero nazionale confermato: 5-8 luglio": è il messaggio che rimbalza ma che non ha trovato alcuna conferma ufficiale. La notizia non è verificata da fonti indipendenti poichè ai pochi giornalisti esteri presenti a Teheran è vietato di dare voce alla protesta.


DODICI ESECUZIONI

Sei persone condannate a morte
per omicidio sono state impiccate a Teheran, e altre sei sono state messe a morte a Qom per traffico di droga. Lo hanno reso noto oggi i media iraniani.
Secondo il giornale Etemad, le sei esecuzioni a Teheran sono state condotte ieri mattina nel carcere di Evin. Alcune delle persone condannate a morte erano state riconosciute colpevoli di aver ucciso il marito o la moglie. Le altre sei impiccagioni sono state eseguite oggi in una prigione di Qom, a sud di Teheran, riferisce l’agenzia Fars.
L’Iran e’ stato indicato da Amnesty International come il secondo paese per il numero di esecuzioni, dopo la Cina. Secondo l’organizzazione per la tutela dei diritti umani nel 2008 almeno 346 persone sono state condannate a morte e uccise.

 

ULTRACONSERVATORI CONTRO MOUSAVI

Gli ultraconservatori iraniani premono per un’azione legale contro Mir Hossein Mousavi, il candidato sconfitto nelle presidenziali, e altri leader moderati responsabili, a loro dire, di aver istigato le manifestazioni di protesta contro la rielezione di Mahmud Ahmadinejad.
‘’Coloro che fanno manifestazioni e raduni illegali devono essere legalmente perseguiti’’, ha detto il parlamentare Mohammad Taghi Rahbar, le cui dichiarazioni sono riferite oggi dal quotidiano oltranzista Javan.
Secondo Rahbar, un gruppo di deputati si apprestano a scrivere al capo del sistema giudiziario per denunciare ‘’le attivita’ ‘’ di Mussavi dopo il voto del 12 giugno.
Anche l’organizzazione studentesca affiliata alla milizia dei Basiji (volontari islamici)che ha affiancato la polizia nella repressione delle manifestazioni, ha chiesto che Mussavi venga processato.

I DIPENDENTI DELL'AMBASCIATA BRITANNICA
La presidenza svedese dell’Ue ribadisce l’appello
all’Iran per la liberazione di tutti i dipenenti dell’ambasciata britannica a Teheran arrestati domenica. Cinque sono stati scarcerati lunedì, e secondo la tv di Stato iraniana due degli ultimi tre ancora in carcere sono stati liberati. Tuttavia, il ministro degli Esteri di Stoccolma, Carl Bildt, ha dichiarato all’Associated Press che “più di uno” è ancora in prigione.


Bildt si è mostrato più prudente sulla proposta britannica di ritirare tutti gli ambasciatori Ue a Teheran, oggetto di una riunione dei direttori politici dei ministeri degli Esteri dei Ventisette oggi a Stoccolma. “Stiamo aspettando come reagiranno le autorità iraniane”, ha dichiarato il ministro, sottolineando che la presidenza Ue “sta affrontando la questione passo per passo”. Bildt ha chiesto al regime di Teheran di “dimostrarsi costruttivi e di liberare coloro che sono in carcere


SADDAM TEMEVA TEHERAN

Fu la paura dell’Iran a spingere Saddam
Hussein a far credere al mondo che fosse in possesso di armi di sterminio e a negare agli ispettori Onu la possibilità di verificare lo smantellamento dell’arsenale proibito iracheno. La rivelazione è contenuta nei verbali di interrogatorio dell’Fbi desecretati e pubblicati dal Washington Post. Saddam si sentiva così vulnerabile di fronte alla minaccia dei «fanatici» leader di Teheran da essere disposto a un accordo con gli Stati Uniti perchè garantissero la sicurezza dell’Iraq in caso di attacco iraniano. Il dittatore, in sostanza, «era più preoccupato dalla possibilità che l’Iran scoprisse la sua debolezza militare che dalla prospettiva di ripercussioni di fronte al suo rifiuto di permettere il ritorno degli ispettori Onu».
Le sanzioni Onu avevano annichilito la capacità bellica del suo Paese, lamentava Saddam nei 20 interrogatorio formali e nelle 5 «conversazioni causali» che ebbe come l’agente George L. Piro. Per questo l’Iraq aveva due alternative: trovare un accordo con gli Usa o ricostituire il proprio arsenale per non cadere facile preda della minaccia iraniana.

Negli interrogatori, durante i quali il dittatore mantenne un atteggiamento di sfida e pieno di vanagloria, furono affrontati diversi temi: i rapporti tra il regime e al-Qaeda ("inesistenti" assicurò Saddam, "Bin Laden è uno zelota e bisogna tenere separati la religione e la politica"), l’invasione del Kuwait e lo sterminio di migliaia di sciiti. A Piro, che gli chiedeva se davvero si servisse di un sosia, Saddam rispose con una risata: "questi sono effetti speciali, non realtà" disse. Ma confermò in un altro modo la sua ossessione per la sicurezza: poche volte gli accadde di dormire per più di due notti consecutive nello stesso posto.










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