Comincia anche la stima dei danni materiali: le abitazioni lesionate sono 228. E sulle cause dell'immane tragedia, si punta sulla ruggine sull'asse del carrello
Viareggio (Lucca), 3 luglio 2009 - Una conta delle vittime che ha raggiunto quota 22 e decine e decine di milioni di euro di danni materiali: tanto è costato a Viareggio l’incidente ferroviario nella notte fra il 29 ed il 30 giugno, secondo i bollettini delle Asl e le stime rese note oggi dal sindaco Luca Lunardini. Il Consiglio dei Ministri, come annunciato martedì dal presidente Silvio Berlusconi, ha decretato lo stato di emergenza per la città, ed ha disposto funerali solenni per le vittime dell’esplosione. Il giorno fissato per le esequie dovrebbe essere martedì 7 luglio, secondo quanto affermato dal sindaco della città toscana.
I tecnici del Comune hanno calcolato 228 unità immobiliari danneggiate dall’esplosione. Di queste, 115 lo sono in modo grave, e in tale cifra è compresa un’ottantina di appartamenti. I danni alle infrastrutture pubbliche si contano in decine di milioni di euro; venti milioni la prima stima dei danni ai privati: “Temiamo che queste cifre siano solo provvisorie - ha detto Lunardini - potrebbero lievitare”.
L’entità dei fondi messi a disposizione dallo Stato sarà fissata da un decreto della Presidenza del Consiglio. “L’unica decisione che si poteva prendere - ha commentato il ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli - era quella di mettere in campo risorse, almeno per consentire a coloro che hanno avuto danni materiali di poter vedere ripristinate senza spese le loro case e le loro attività”.
L’intenzione del Governo, secondo quanto riferito oggi dal sottosegretario agli Interni Michelino Davico, è quella di concedere agevolazioni al Comune attraverso trasferimenti anticipati, e forse l’esenzione per un paio di anni dal rispetto del patto di stabilità: misure da inserire in Finanziaria o da accorpare in un provvedimento ad hoc per l’Abruzzo. In attesa della ricostruzione, gli 80 sfollati che hanno perso la loro casa saranno sistemati in 32 edifici di proprietà dell’Erp in tutta la provincia di Lucca: “Sono pronti anche ora - ha spiegato Lunardini - ma c’è una questione burocratica, aspettiamo le autorizzazioni dagli altri Comuni”.
Si attende invece la conclusione del lavoro di identificazione dei corpi per organizzare i funerali. L’intenzione del Comune è sempre stata quella di un funerale “multietnico” per italiani e stranieri, cristiani e musulmani: tuttavia le vittime marocchine avranno esequie in patria, secondo quanto affermato dal legale dell’ambasciata Domenico Maccari, recatosi oggi in Procura a Lucca insieme all’ambasciatore Mohammed Nabil Benabdallah. Questo dovrebbe avvenire nel giro di una decina di giorni, e potrebbe comunque consentire lo svolgimento nel corso del funerale di Viareggio di un “momento comune” fra tutte le vittime.
Tra di loro, da oggi, due persone in più: Amdula Boumalahaf è morto stamattina a Massa, mentre nel pomeriggio a Pisa ha cessato di vivere Stefania Maccioni, moglie di Marco Piagentini ancora molto grave a Padova, madre dei piccoli Luca e Lorenzo anche loro uccisi dal fuoco e del fratellino maggiore Leonardo che non è in pericolo di vita. Dopo che ieri è stato dimesso dall’Ospedale della Versilia il 70enne Marino Germani, il conto dei feriti scende a quota 21: gran parte di loro è ancora in condizioni molto gravi.
Una buona notizia viene invece dalla stazione ferroviaria: stamattina è stato riattivato il primo binario, il numero 3, e dal pomeriggio è ripreso il transito anche sul binario 1. Questo ha consentito a convogli di ogni tipo, dai regionali agli Eurostar, di viaggiare sulla direttrice Tirrenica per Genova-Pisa-Roma, andando gradualmente verso una piena ripresa del servizio. Il primo treno a partire da quei binari che hanno visto l'Apocalisse è stato il regionale 23375 La Spezia-Pisa alle 5:54. Al momento i binari disponibili sono soltanto due su otto. Con una rete di protezione si è impedito l’accesso ai i binaritra il 4 e l'8: sul quinto sono ancora in sosta alcuni vagoni cisterna del convoglio deragliato. La prima a scendere da quel treno arrivato da La Spezia con qualche minuto di ritardo è una giovane romena, Cristina, 29 anni: "Fa un po’ di impressione, un po’ di paura - sussurra - quelle cisterne mettono angoscia". Alle 7 si sono fermati altri quattro i convogli: la vita della stazione piano piano riparte. Un pendolare di mezz'età commenta: "Ci vorra’ un po’ a digerire la rabbia. Forse con un po’ piu’ di attenzione tutto questo non sarebbe successo’’.
Secondo Trenitalia, bisognerà ancora aspettare per riattivare la direttrice che conduce a Firenze. Si dovrà aspettare anche per avere novità sull’inchiesta giudiziaria, oltre che su quella della Commissione nominata da Matteoli: Commissione che “sta andando avanti - ha affermato il ministro - è andata sul posto, e aspetto un rapporto in tempi brevi”.
Prosegue l’indagine della Procura di Lucca, ora alla fase degli accertamenti documentali, del sequestro dei mezzi e degli esami. “Anche se non escludiamo nessuna pista, lavoriamo su una ipotesi probabile, il cedimento di una componente meccanica di uno dei vagoni”, ha detto ieri il procuratore capo di Lucca, Aldo Cicala, a confermare le impressioni del primo giorno.
Che il vagone cisterna sotto accusa fosse una ‘carretta’, piuttosto che un carro, sembra sempre più evidente anche a Silvio Berlusconi: l’incidente “forse non è solo causato dalla malasorte”, ha detto il premier dall’Abruzzo. “Anche se venissero tranciate le valvole - osserva Andrea Gambacciani (Filt-Cgil) - una cisterna deve essere costruita in modo tale che il gas non fuoriesca, tant’è vero che in altri casi di cisterne deragliate non c’è stata fuoriuscita”.
Risponde parallelamente l’amministratore delegato delle Fs Mauro Moretti, che ieri è stato sentito in Senato: “Il carro che ha provocato l’incidente è stato omologato nel 2004 in Germania - ha detto - ma abbiamo scoperto che la componentistica della sicurezza era del 1974 ed era stata fabbricata nella ex Germania est”. Da verificare l’ipotesi, lanciata dal tecnico di Rfi Riccardo Antonini, di una vecchia “saldatura abborracciata” trovata sul punto di rottura dell’asse, insieme alla ruggine.
Moretti smentisce seccamente: “Ho letto cose aberranti dette da persone che si sono qualificate come tecnici - ha replicato - non c’è stato nessun tipo di saldatura rotta, si è trattato di uno strappo, punto”.