Il ministro della Giustizia sottolinea che i processi "non potranno durare più di dieci anni", grazie a una razionalizzazione del sistema, multe per i ritardi, più competenze per i giudici di pace
Roma, 4 luglio 2009 - Entra oggi in vigore la riforma del processo civile, "approvata con l’intento di aggredire il principale nemico della nostra giustizia: la lentezza".
Così il ministro della Giustizia Angelino Alfano, che in una lettera al Corriere della Sera sottolinea che i processi "non potranno durare più di dieci anni", grazie a una razionalizzazione del sistema, multe per i ritardi, più competenze per i giudici di pace. Il tutto per risolvere una situazione di "paralisi" che "imprigiona una enorme quantità di ricchezza, una risorsa occulta che è indispensabile restituire al circuito economico in un periodo di crisi".
L’eccessiva lunghezza dei processi, ammette tuttavia Alfano, "continuerà ad affliggere il nostro paese fino a quando non verrà eliminato il pesante debito pubblico giudiziario, costituito dagli oltre 5 milioni di cause pendenti. È questa la nostra prossima sfida: far correre la giustizia italiana togliendo dalle sue spalle lo zaino di piombo dell’arretrato. A tal fine è indispensabile la leale collaborazione dell’avvocatura italiana", e "sono allo studio ulteriori importanti interventi straordinari, sua sul piano delle risorse che sul piano normativo".
agi