Calderoli: "È chiaro che il costo della vita deve poter incidere su quello che è il potere d’acquisto". I dati della Cgia di Mestre: "al nord il reddito medio è 30% più alto rispetto al sud"
Roma, 5 Agosto 2009. - «Nessuno ha mai parlato di gabbie salariali». Il ministro Tremonti «ha parlato di buste paga parametrate al costo della vita». A Sky Tg 24 il ministro per la Semplificazione normativa, Roberto Calderoli, spazza il campo da ogni possibile equivoco.
«Nessuno vuole riportare le gabbie salariali. È chiaro - spiega Calderoli - che è un discorso di contrattazione, ma è evidente che se noi ci impegniamo a recuperare il gap infrastrutturale fra nord e sud alla fine della contrattazione dovrà essere diversificato rispetto al territorio. È chiaro che il costo della vita deve poter incidere su quello che è il potere d’acquisto».
Il ministro per l’attuazione del programma di Governo, Gianfranco Rotondi, spiega che Calderoli «ha fatto solo un’osservazione attenta sulla questione delle buste paga parametrate al costo della vita. Le gabbie salariali, tra l’altro, sono un’idea vecchia, come onestamente è vecchio tutto il dibattito su nord e sud. Penso che sia il momento di costruire una pattuglia di intelligenze di varia estrazione culturale per individuare piste meno banali per il rilancio del sud. Sarà questo il senso della commissione modello Attali che insedierò a costo zero presso il mio ministero. Ne faranno parte personalità di tutte le tendenze politiche perchè sul sud occorre l’unità di tutti i protagonisti istituzionali, Governi, Comuni, Province, Regioni».
Il presidente vicario dei deputati del Pdl, Italo Bocchino, sostiene che «le ipotesi di reintrodurre le gabbie salariali non è all’ordine del giorno, ma è innegabile che il sud potrebbe trovare vantaggi economici, produttivi ed occupazionali da una maggiore flessibilità contrattuale, che tenga conto del costo della vita e del tasso di disoccupazione nel Mezzogiorno».
Il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, afferma che «un’articolazione salariale al nord e al sud fondata su più livelli di contrattazione gestita dalle parte è ragionevole e anzi è utile proprio per i lavoratori».
Infine il ministro per la semplificazione normativa Calderoli commenta anche l’idea della creazione di una nuova Banca del Mezzogiorno a cui sta lavorando Tremonti. «Viene incontro a due esigenze: la prima è che ripropone un istituto di credito che è venuto a mancare, l’altra è che c’è la necessità di dare gli strumenti anche al sud per poter partire ma sarà il federalismo fiscale a responsabilizzare in automatico gli amministratori del sud», conclude Calderoli.
I DATI DELLA CGIA DI MESTRE
«Al Nord il reddito medio ponderato da lavoro dipendente è superiore di circa il 30,3% rispetto a quello del Sud». È la Cgia di Mestre a commentare così la richiesta di differenziazione salariale arrivata dalla Lega. «Le gabbie salariali già esistono», sintetizza il segretario Giuseppe Bortolussi dimostrando, calcoli alla mano, come la differenza sia già una realtà.
Confrontano il reddito da lavoro dipendente (inteso come imponibile Irpef medio cioè al netto dei contributi previdenziali) di ogni singola regione riferito al 2007 emerge, infatti, «in maniera molto evidente» la differenza tra i redditi: in Lombardia, ad esempio, il reddito medio nel 2007 era pari a 22.800 euro, nel Lazio 21.790 , in Piemonte 20.710 in Emilia Romagna 20.190, in Liguria 19.820 , e in Veneto 19.490 euro.
Al Sud, invece, la situazione reddituale risulta essere più contenuta: a fronte dei 17.010 euro della Campania, si registrano i 16.480 euro della Sardegna, i 16.190 euro della Sicilia e i 15.040 della Puglia. Chiude la classifica la Calabria con 14.180 euro. E per confermare che il trend non è di questi ultimi anni la Cgia ha preso in esame anche i dati riferiti al 1998:« dalla lettura di questi dati si ha la conferma che le differenze territoriali erano molto forti anche allora», conclude.
fonte: Agi