Nel 2007 il giovane è stato condannato a 30 anni per l'omicidio della fidanzata Barbara Bellorofonte, ma è già fuori dal carcere. L'anno dopo l'uccisione era stato coinvolto in un'indagine per spaccio
Roma, 10 agosto 2009 - Saranno gli ispettori inviati dal ministro della Giustizia a indagare sui motivi che hanno portato alla scarcerazione dell’assassino di Barbara Bellorofonte, la giovane assassinata brutalmente dal suo 'ragazzo' nel 2007 a Montepaone (Catanzaro). Una circostanza denunciata dal padre della ragazza uccisa, Giuseppe, in una lettera al Corriere della Sera.
"Ignoro - aggiunge Giuseppe Bellorofonte nella lettera al quotidiano di via Solferino - i motivi che hanno indotto la giustizia italiana a liberare l’omicida, ma quello che mi chiedo da padre, da cittadino, da uomo è se è giusto tutto questo! Se è giusto additare ai nostri giovani questo esempio di comportamento e far capire che in Italia tutto è permesso, tutto è possibile, compreso un omicidio, tanto poi si riesce sempre a trovare il modo di essere liberati. Mi resta solo l’amarezza di sapere che l’assassino di mia figlia è libero".
È stato lo stesso ministro Angiolino Alfano, in una intervista al Tg5 delle 13, ad annunciare l’invio d’urgenza dei suoi 007 affinchè vengano acquisite ‘in tempi rapidissimi tutte le informazioni del caso'.
Alfano ha detto anche di esprimere "un senso di forte vicinanza ai famigliari della ragazza uccisa, al papà che ha scritto questa mattina al Corriere della Sera". Ma per Alfano la riflessione da fare è questa: "A volte l’ossequio formale della legge contrasta fortemente con il senso profondo di giustizia di ciascuno di noi. Quando ciò accade, evidentemente qualcosa non va. Verificherò con gli ispettori - ha ribadito il ministro - se la legge è stata rispettata. Se l’ossequio formale alla legge vi è stato probabilmente occorrerà fare una valutazione pprofondita sulla correttezza della legge".
Luigi Campise, questo il nome del fidanzato omicida, è stato condannato in primo grado a 30 anni per l’omicidio di Barbara. Dopo un anno di detenzione, nell’aprile del 2008 è stato scarcerato per decorrenza dei termini di custodia cautelare. Nel maggio del 2008 è stato nuovamente arrestato perché coinvolto in un’indagine dei carabinieri su spaccio di droga ed estorsioni.
Nei giorni scorsi Campise, già condannato ma in libertà per l’omicidio dopo l’accoglimento da parte del Tribunale della libertà del ricorso del difensore contro la proroga delle indagini preliminari. Il giovane è stato successivamente scarcerato dopo la condanna a quattro anni per i reati legati al secondo arresto.
"La scarcerazione del mio assistito è conseguenziale alla scadenza dei termini di custodia cautelare e quindi, pur comprendendo le doglianze della parte offesa, va osservato che quel che è accaduto è tecnicamente ineccepibile", ha detto l’avvocato Salvatore Staiano, difensore di Campise.