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Gli immigrati, tutti eritrei, hanno raccontato che una settantina di persone partite con loro dalle coste africane sarebbero morte durante la traversata. L'Unhrc: "Venti giorni senza aiuti, primato terribile"
Palermo, 20 agosto 2009 - L'ennesima tragedia dell’immigrazione si sarebbe consumata nei giorni scorsi nel Canale di Sicilia. A raccontarlo sono stati i cinque immigrati clandestini soccorsi questa mattina a circa 12 miglia a sud dell’isola di Lampedusa da una motovedetta della Guardia di Finanza.
Gli immigrati, tutti eritrei, fra i quali anche una donna e due ragazzi minorenni, sono stati notati a bordo di un gommone e hanno raccontato ai finanzieri che una settantina di persone partite con loro dalle coste africane sarebbero morte durante la traversata.
"Siamo partiti oltre venti giorni fa dalla Libia, eravamo in 78. Noi siamo gli unici sopravvissuti. I nostri compagni morivano e noi gettavamo in mare i loro cadaveri", hanno raccontato.
Il racconto dei superstiti viene ritenuto attendibile dalle organizzazioni umanitarie mentre il Viminale esprime dubbi e perplessità, tanto che il ministro Roberto Maroni ha chiesto al prefetto di Agrigento una relazione sulla vicenda. Le autorità maltesi in serata hanno comunque comunicato di aver avvistato negli ultimi giorni sette cadaveri in mare, in acque libiche, che potrebbero appartenere al gruppo di migranti che erano sul gommone con gli eritrei soccorsi.
LA DENUNCIA UNHRC
“Se le testimonianze verranno confermate risulta molte allarmante che per oltre 20 giorni queste persone abbiano vagato nel Mediterraneo senza che nessuna imbarcazione le abbia soccorse. E’ un triste primato che preoccupa e fa riflettere e come se stesse prevalendo la paura sul dovere di soccorrere chi è in difficoltà in mare, come se fosse passato il messaggio che chi arriva via mare sia una sorta di vuoto a perdere”. Lo dice Laura Boldrini, portavoce dell’Unhcr commentando le dichiarazioni dei 5 eritrei soccorsi questa mattina a Lampedusa e secondo i quali una settantina di compagni di viaggio sarebbero morti.
“Dalle prime testimonianze - dice Boldrini che è in contatto con un mediatore culturale dell’Unhcr - dei sopravvissuti sembra si tratti di una tragedia che coinvolge una ottantina di persone partiti alla fine di luglio dalla Libia e la maggior parte sarebbero stati eritrei. Gli eritrei - sottolinea - che arrivano in Italia sono tutti richiedenti asilo. L’Italia a loro riconosce il diritto alla protezione. L’Unhcr - conclude Boldrini - fa un appello a chi opera nel mediterraneo affinchè prevalgano la legge del mare e il rispetto della vita umana come è stato fatto con generosità in questi anni”.
UN ALTRO MINI-SBARCO
Sono approdati a Lampedusa altri cinque migranti: si tratta di tunisini che sono stati bloccati a terra dai carabinieri nei pressi di Cala Croce, dopo avere raggiunto la riva con una piccola imbarcazione. I militari li hanno gia’ trasferiti nel Centro di prima accoglienza.
IMMIGRATI SOCCORSI
Un barcone con 45 migranti a bordo è stato intercettato a un miglio e mezzo da Lampedusa dopo la segnalazione di un diportista. I migranti sono già stati trasbordati su una motovedetta classe '200’ della Capitaneria di Porto e sono stati visitati. Sono tutti in buona salute.