Il Senatùr e il Giornale contro Fini
Ma Berlusconi: "Non condivido"
Bossi attacca sul voto agli immigrati: "Gianfranco è matto". In rivolta gli ex An e 'Farefuturo': "No alle intimidazioni". Il Secolo: "La destra non torna nelle fogne"
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ROMA — UNA BELLA coppia, non c’è che dire. Umberto Bossi e Vittorio Feltri hanno aperto la giornata con un identico colpo di grancassa dedicato a Gianfranco Fini. Il leader della Lega è stato sintetico («Quello lì è matto, è condannato a perdere altri voti» per la sua politica sull’immigrazione), mentre il direttore del Giornale gli ha intimato: «Rientra nei ranghi, così non rischierai più di essere ridicolo come negli ultimi tempi». Corredato da un domanda: «Ma sei ancora di destra?». Berlusconi si chiama fuori e fa sapere, «come si può ben immaginare», di non essere stato a conoscenza dell’articolo «di cui non posso condividere i contenuti». E a Fini conferma «tutta la stima e la vicinanza».
E IL PRESIDENTE della Camera? Ha deciso di tenere il profilo basso, colpito dal fatto che il confronto che ha avviato sul modo «di intendere lo Stato, la società» si sia trasformato in un tentativo di continuare una «rissa permanente» a base di «slogan propagandistici». C’è rimasto male Fini. Lo si deduce dalla reazione della fondazione che a lui fa capo: Farefuturo rileva che, pur apprezzando la «schiettezza» di Feltri, si aspettava una «discussione nel merito», un dibattito nel Pdl, per farlo crescere come «identità articolata e complessa».
Le accuse mosse a Fini partono dalla vicenda Boffo sulla quale, scrive Feltri, «tu ti sei comportato in modo vergognoso... hai espresso un’opinione dura verso di me senza sapere i fatti... hai sparato senza sapere o per convenienza, che è peggio». La replica arriva dal ministro Ignazio La Russa: «Ma no, quando Fini parlava di pericolo di deriva e di killeraggio non si riferiva a te, Vittorio, ma al clima generale». Il giornalista ha poi elencato una serie di «virate» politiche di Fini, dai gay, agli immigrati («Parli come un vescovo»), al testamento biologico («Parli come Marino»). Una linea per ingraziarsi la sinistra: «Tu, Fini, miri al Quirinale perché hai verificato che la successione a Berlusconi avverrà con un gara cui è iscritta una folla».
A metà mattina il sito del Pdl, «Spazio azzurro», era zeppo di mail di condivisione dell’attacco di Feltri e di accuse a Fini: «Sì, scarichiamolo, cerca solo di rovinare il Pdl, se ne vada, è un uomo di sinistra, rema contro il Governo...» e via insultando. Ha difeso Fin il Secolo d’Italia, affermando che la «destra non vuol tornare nelle fogne» come, dice, sembra riecheggiare quel «rientra nei ranghi». Poi il quotidiano inquadra l’attacco come frutto di una destra «populista, rabbiosa, urlante», il contrario di quella cercata da Fini: «Non ideologica, sobria, colta, risorgimentale...».
Per La Russa (ma anche il ministro Ronchi si è schierato a spada tratto con l’ex leader di An), Feltri è «partito da presupposti sbagliati e arrivato a conclusioni errate». Gianni Alemanno ha detto che Feltri rischia di aprire un «nuovo conflitto nel Pdl». Bersani, Pd, osserva che nel Pdl «per chi apre bocca c’è il richiamo violento, mentre Casini «è sicuro che Fini sul biotestamento sarà garante di tutti». L’ex ministro Storace è convinto che «dietro Feltri ci siano ex An che vogliono far fuori Fini».
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