Siena, 18 marzo 2008 - Bentornate a casa dopo più di 150 anni di lontanza. Anche se per poco tempo è un’occasione unica per rivederle sotto il cielo per cui erano state pensate. Sono le tavole dei "primitivi" senesi acquistate dal barone Bernhard August di Lindenau a metà dell’Ottocento e ancora oggi nucleo centrale della raccolta conservata nel museo tedesco che porta il suo nome ad Altenburg in Turingia. Trenta dipinti che coprono la raffinata produzione senese tra il XIII e il XVI secolo che tornano nella città del Palio, riuniti in una mostra al complesso museale di Santa Maria della Scala fino al 6 luglio, curata da Miklòs Boskovits e Johannes Tripps, dal titolo "Maestri senesi dal Lindenau Museum di Altenburg".
I capolavori di Guido da Siena, Lippo Memmi, Pietro Lorenzetti, Sano di Pietro, Giovanni di Paolo, Matteo di Giovanni, Martino di Bartolomeo fino a Domenico Beccafumi arrivati dalla Germania rappresentano una delle collezione di pittura italiana gotico-rinascimentale più importanti del mondo, con oltre ottanta tavole. Patrimonio che va ad affiancarsi nel percorso espositivo all’accezionale collezione della Pinacoteca Nazionale di Siena.
La mostra è dunque un piccolo evento, anche perché ha consentito di riunire e ricostruire polittici smembrati e dispersi in diverse sedi museali. Come ad esempio la pala di Bartolo di Fredi raffigurante l’Adorazione dei Magi, ricongiunta alla predella originaria proveniente da Altenburg. Oppure la nuova ricostruzione della pala di Guido da Siena con Storie di Cristo, proveniente da Badia Ardenga; e ancora la ricostruzione del polittico di Lippo Memmi, già nella chiesa di S.Paolo a Ripa d'Arno a Pisa e oggi diviso tra cinque musei diversi d’Europa.
La selezione di opere di autori senesi è stata integrata con alcune tavole di pittori attivi a Siena, tra cui il raffinato trecentesco lucchese Angelo Puccinelli, il lucchese Michele Campanti, artista del secondo Quattrocento e Liberale da Verona, maestro che aveva esercitato un notevole influsso sugli orientamenti della pittura senese nella seconda metà del Quattrocento. Ma come sono arrivate al di là delle Alpi tutti questi capolavori della collezione Lindenau? Fu attorno al 1843-44 che il barone Bernhard August arriva in Italia e si innamora della cultura del Belpaese. Non è ricco, ma all’improvviso eredita una piccola fortuna che pensa bene di spendere nell’acquisto di dipinti principalmente senesi, fiorentini ed umbri del periodo dei cosiddetti "primitivi", che all’epoca non godevano successo. Non erano più di moda, e il mercato ne era ricco, anche a causa delle spoliazioni leopoldine e della soppressione dei conventi di età napoleonica, che provocarono la dispersione di una gran quantità del nostro patrimonio artistico.
Fu così che il barone Lindenau riuscì ad entrare in possesso di oltre 40 dipinti italiani su tavola, ma anche di ceramiche etrusche e della Grecia antica, libri, carte geografiche, calchi di statue in gesso e copie di dipinti, per una spesa complessiva di circa ottomila talleri. Mette insieme così una collezione già importante, che negli anni sucessivi amplierà in maniera sitematica anche grazie all’archeologo Emil Braun d Roma.
Fin dall’inizio il suo intento è filantropico: di cultura tardo illuminista, desidera tramandare il sapere alle future generazioni anche attraverso lo studio di opere e reperti originali. La sua collezione fu poi donata alla sua città natale, Altenburg, e da alcuni anni è al centro di studi sistematici che ne hanno permesso la catalogazione della parte più consistente, ossia quella rappresentata dalle tavole toscane. La mostra "Maestri senesi dal Lindenau Museum di Altenburg" è promossa da Santa Maria della Scala, Lindenau Museum di Altenburg, Soprintendenza per il Patrimonio Storico, Artistico, Etnoantropologico di Siena e Grosseto e dalla Fondazione Monte.
di Olga Mugnaini