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RAVELLO

'Intolerance' a Villa Rufolo: l'arte contro il dogmatismo

L'esposizione curata da Achille Bonito Oliva spazia tra le opere di artisti contemporanei del panorama internazionale come esempi di intolleranza contro ogni forma di fondamentalismo religioso o dittatura culturale

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Villa Rufolo a Ravello (Salerno) Ravello (Salerno), 27 agosto 2008 - Si intitola 'Intolerance', dal celebre film del regista americano David Wark Griffith, la mostra a cura di Achille Bonito Oliva realizzata per il Ravello Festival 2008, aperta al pubblico dal 1 settembre al 31 ottobre a Villa Rufolo. Realizzata in collaborazione con Ram-RadioArteMobile di Roma, la mostra, adotta il titolo del film del 1916 per capovolgerne la rappresentazione che dell'intolleranza viene data nella pellicola e presentare alcuni esempi dell'intolleranza dell'arte contemporanea nei confronti di ogni sorta di dogmatismo, di rigidità mentale, di fondamentalismo religioso o politico, di nazionalismo esasperato e cieco, di dittatura civile o culturale.

 

 

La mostra esprime questa idea attraverso le opere di artisti internazionali, animati da un'attitudine multidisciplinare, transnazionale e multimediale. Il percorso espositivo si apre con l'installazione site-specific di Michelangelo Pistoletto: un tavolo specchiante che riproduce la sagoma del Mediterraneo con tutte le culture che vi si affacciano, rappresentate dalle sedie tipiche dei diversi paesi del Mediterraneo. Il sudafricano William Kentridge lancia un appello a superare discriminazioni e razzismi attraverso l'immagine, trasferita su grande arazzo, di una nazione dai confini mobili e permeabili.

 

E poi l'opera fotografica di Elmgreen & Dragset, la riflessione sul senso delle migrazioni del mongolo Yerbossin Meldibekov, il video dell'ucraino Oleg Kulik, i disegni di Paolo Canevari, la video installazione di Nam June Paik in omaggio all'amico John Cage, il mondo fatto di petrolio e marmo immaginato da Diamante Faraldo, il congolese Georges Adeagbo e l'indiano americano Jimmie Durham che affida a operazioni sciamaniche il compito di far riflettere sulla perdita di identità.










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