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INTERVISTA ESCLUSIVA

Anne Leibovitz davanti all'obiettivo:
"Scatti che raccontano storie d'amore"

Alla National Portrait Gallery di Londra la retrospettiva 'A Photographer's Life', con cui la fotografa racconta la sua parte più nascosta e familiare. In contemporanea inaugura la vendita del suo primo 'Master set', raccolta di 24 fra gli scatti migliori della sua carriera

                                                                      di Deborah Bonetti

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Annie Leibovitz con Deborah Bonetti (Foto Annie Leibovitz) Londra, 24 ottobre 2008 - Annie Leibovitz è forse la più famosa fotografa vivente al mondo, autrice di indimenticabili immagini di star di Hollywood, musicisti e VIPs, che sono ormai entrate a far parte del nostro panorama culturale collettivo contemporaneo. Suo è lo scatto, per esempio, di John Lennon nudo aggrovigliato a Yoko Ono, preso il giorno stesso in cui Lennon morì. Sue sono anche le foto di Demi Moore nuda e incinta; di Whoopi Goldberg nel bagno di latte; di Michail Barishnikov in piedi sul pianoforte, o del candidato alla Casa Bianca, Barack Obama, in copertina su 'Vogue'.

 

Nella sua lunga carriera, la Leibovitz ha firmato decine di servizi per 'Vanity Fair', numerose campagne pubblicitarie (come quella recente di Disney) nonché pagine su pagine di fotoreportage (lo scatto di Nixon che lascia la Casa Bianca è iconico). Adesso, arrivata all’età di 59 anni, per la prima volta è lei a mettersi davanti all’obiettivo, in una mostra intitolata 'A Photographer’s Life' in cui la Leibovitz rivela il suo lato più inedito, fra centinaia di scatti di famiglia.

 

“Sono arrivata ad un momento della mia carriera”, dichiara, “in cui voglio fare qualcosa con tutto questo mio lavoro. Non mi interessa fare un’altra copertina, per quanto mi diverta a farle, ma qualcosa di più importante, che resti nel futuro. Lo faccio per le mie figlie ma anche per un discorso di responsabilità verso la mia opera completa”.

 

Tra gli scatti alla National Portrait Gallery ci sono alcune immagini scattate della madre che sono dei veri e propri capolavori e dei quali lei ricorda mille dettagli: “Mia madre era una ballerina ed è sempre stata molto aggraziata. L’unico problema è che lei, come molte altre persone, era convinta che nelle foto bisognasse sempre sorridere. Io non ho mai voluto vedere sorrisi nelle mie immagini, almeno fino a quando non ho avuto figli miei, cosa che mi ha cambiato molto. Ma prima, i miei soggetti dovevano essere soprattutto spontanei, non con un sorriso stampato sulla faccia. Quando fotografavo mia mamma, lei era sempre preoccupata dal sembrare vecchia. Queste foto sono molto importanti per me, perché fotografavo persone che amavo e che mi amavano a loro volta, e questo credo si veda negli scatti”.

 

Oltre alla retrospettiva alla National Portrait Gallery (che poi si dirigerà verso Berlino), che contiene immagini controverse a volte scioccanti - come la serie di foto del corpo esangue della compagna Susan Sontag, scattate nella camera ardente - la Leibovitz è nella capitale inglese per inaugurare la vendita del suo primo “Master Set” di fotografie, una sorta di “Best of” fotografico, edito dall’artista.

 

"I Master Set”, spiega la Leibovitz, “sono tradizionali tra fotografi. Tutti li fanno. Si tratta di una selezione dei lavori più importanti e più significativi nella vita dell’artista. Normalmente lo si fa prima di morire, ma io ho voluto portarmi avanti, perché non voglio finire come Ansel Adams, chiuso nel suo studio in piena oscurità alla fine della sua vita. Sono arrivata ad un età in cui queste cose cominciano ad essere importanti. L’idea di mettere in vendita i miei lavori come stampe mi è venuta dopo che una galleria tedesca mi ha chiesto di vendere loro una trentina di mie immagini. Io non l’avevo mai fatto prima. Idealmente, vorrei che i miei master sets venissero tenuti insieme, e magari acquisiti da un museo o un istituto di qualche genere, in modo che possano continuare ad essere accessibili al pubblico”.

Tra le foto finora selezionate per il Master Set I (24 immagini), visionabili alla galleria d’arte Phillips de Pury a Londra, c’è uno scatto della Regina d’Inghilterra realizzato l’anno scorso a Buckingham Palace, che fece scoppiare un caso diplomatico quando la BBC mostrò immagini di Sua Maestà scura in volto che abbandonava il set della fotografa in piena furia. La Leibovitz ci tiene a precisare che la BBC aveva cambiato l’ordine delle immagini per creare uno scoop e che la TV di stato inglese ha poi ammesso lo sbaglio.

 

La Leibovitz racconta: “Non capisco perché la BBC abbia fatto questo casino, invertendo le sequenze. Non ne avevano bisogno. Le cose sono andate così: all’inizio della sessione, la regina è arrivata nel salone dove la stavo aspettando un po’ perturbata, ma poi abbiamo lavorato benissimo insieme e ci siamo lasciate con grande cordialità. La ragione della sua irritazione iniziale era dovuta al fatto che Sua Maestà non voleva perdere tempo. E io l’avevo fatta vestire con gli abiti di stato, che le pesavano moltissimo ed erano scomodi, e poi le avevo chiesto di togliere la corona e lei non capiva il perché e insomma, era un po’ contrariata. Non dobbiamo dimenticare anche la sua età… Ma poi, come la grande professionista qual’è, ha fatto tutto quello che le ho chiesto e il risultato è una serie di immagini molto belle. Mi ricordo che avevamo spento tutte le luci, usando solo la luce delle finestre e aggiungendo solo una luce nostra per intensificare la luminosità, e questo dona alle immagini una qualità speciale, le rende più simili a dipinti e le rende anche più misteriose. A me danno l’idea di storia, di potere ma anche di grazie e di dovere, tutto quello che la regina rappresenta”.

 

Progetti per portare le mostre in Italia? “Con Master Set”, spiega Annie Leibovitz, “non abbiamo ancora finalizzato i piani, ma credo che – se interessa – potremmo andarci. Perché no?”

di Deborah Bonetti










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