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L'OLANDA DEL SEICENTO

Da Rembrandt a Vermeer
Tutti i fiamminghi a Roma

Cinquantacinque capolavori provenienti dalla Gemaldegalerie di Berlino. Ritratti, nature morte, paesaggi sono i temi che popolano le tele dei protagonisti del secolo d'oro dei Paesi Bassi. Fino al 15 febbraio     di Natalia Encolpio

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La ragazza col filo di perle, Vermeer Roma, 12 novembre 2008 - Capolavori per raccontare il secolo d’oro della pittura fiamminga e olandese. Da Rubens a Van Dyck, da Rembrandt a Vermeer per illustrare i modi, lo stile ed i soggetti che hanno reso il Seicento un periodo ricco e felice per l’arte dei Paesi Bassi. Cinquantacinque capolavori provenienti dalla Gemaldegalerie di Berlino ed ospitati nelle sale della Fondazione Roma fino al 15 febbraio del 2009.

 

Ritratti, pittura di genere, nature morte, paesaggi sono i temi che popolano le tele. Diversa la cultura, diversa la società, diverso lo stile: niente rappresentazioni sacre la ma vita quotidiana protagonista delle opere. Non la chiesa o la nobiltà ma i ricchi borghesi sono i committenti di queste dipinti. E la cerchia dei grandi artisti si apre con Rubens che è presente a Roma con il 'Paesaggio con l’impiccato' che mostra le atmosfere cupe e inquietanti di un cielo senza speranza. Splendide le opere del suo allievo Anthon Van Dyck : il 'Ritratto di gentildonna genovese' e quello di Tommaso di Carignano, principe di Savoia. Gli sguardi, le mani, gli abiti ma soprattutto l’introspezione psicologica dei personaggi rendono le opere di Van Dyck un vero racconto dell’anima e del carattere di questi uomini e queste donne vissute quattro secoli fa.

 

Ma sicuramente i veri protagonisti della mostra sono Rembrandt e Vermeer. Atmosfere notturne, il buio nel quale affondano i personaggi di Rembrandt e la luce rarefatta e perfetta di Vermeer. Inquieto il primo con la sua vita intensa e travagliata da lutti e traversie economiche, riservato e raccolto nella sua famiglia e nella sua casa di Delft il secondo. Due percorsi apparentemente opposti che però raccontano con altezza di stile e di arte l’anima e la vita dell’uomo.

 

Rembrandt è attuale nella sua analisi dell’oscurità che avvolge l’esistenza (in mostra Hendrickje Stoffels e l’Uomo con l’elmo doro attribuito ad un anonimo della sua cerchia). Nel buio emergono le figure con la forza carnale dei rossi e dei toni bruciati. Il dramma, il rovello in parallelo con una biografia che annota come la stessa vita di Rembrandt sia stata segnata da luci e da molte ombre. La prima moglie Saskia poi, dopo la sua morte, altre due donne e la malattia dei figli: l’ascesa sociale come pittore delle grande borghesia olandese e poi la decadenza che lo porta a finire i suoi giorni povero e dimenticato, senza neppure una tomba ma sepolto in una fossa comune.

 

Diverso lo stile di Vermeer che ha lasciato solo 36 opere. Pittore discreto, dai toni contenuti, dai ritratti di donne raffigurate in interni di case borghesi e intente alle più semplici occupazioni. A Roma è esposta la “Ragazza col filo di perle” che racconta come la perfezione si possa racchiudere in ogni cosa. Ed è la luce e rivelare questo mondo perfetto dove ogni particolare è in armonia con il tutto. Non c’è tempo, non c’è storia, non c’è dramma ma solo la rivelazione di un bello che è, che pervade ogni aspetto della realtà e che sa rivelarsi anche nella grazia di una donna che, nella sua stanza, sta toccando un filo di perle.

 

'Da Rembrandt a Vermeer', Fondazione Roma, via del Corso 320. Fino al 15 febbraio 2009.

Orario: dalle 10 alle 20, lunedì chiuso. Tel: 06/6786209

 

 

 

 

 

 

 

Natalia Encolpio










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