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PERUGIA / PALAZZO BALDESCHI AL CORSO

Da Corot a Picasso, un viaggio
nelle collezioni Phillips e Ricci Oddi

Gli impressionisti francesi, l'espressionismo, i campi inquieti di Van Gogh, ma anche la pittura italiana di tradizione e di innovazione, grazie alla Fondazione della Cassa di Risparmio. Fino al 18 gennaio

                                                                         di Natalia Encolpio

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'Piccolo interno' di Cavaglieri Perugia, 25 novembre 2008 - L’amore per l’arte, il piacere di scegliere pezzi preziosi, l’orgoglio di custodire e possedere autentici capolavori. Come nasce una collezione d’arte? Quali sono gli ingredienti che fanno di ricchi imprenditori degli acuti ed illuminati mecenati d’arte? E qual’è il filo rosso che seguono per rendere le loro case dei veri e propri musei privati?

 

La mostra promossa dalla Fondazione della Cassa di Risparmio di Perugia è un viaggio all’interno di due importanti collezioni private: la Phillips di Washington e la Ricci Oddi di Piacenza. E il percorso che si snonda nei due piani di Palazzo Baldeschi al Corso è un viaggio all’interno del gusto e delle passioni estetiche al di qua e al di là dell’oceano. Per Duncan Phillips il percorso è quello verso gli impressionisti francesi, gli espressionisti (brilla un capolavoro assoluto di Soutine), i campi inquieti di Van Gogh, i ritratti dai lunghi colli di Modigliani. C’è l’amore per le radici europee della pittura, c’è l’intuito di scovare artisti del vecchio continente che innesteranno, con successo, modelli figurativi nel nuovo continente.

 

Duncan Phillips nasce a Pittsburgh nel 1886. Nipote di James Laughlin, banchiere e fondatore della Jones e Laughlin Steel Company, si trasferisce con la sua famiglia a Washington, D.C. nel 1895. Dopo la morte improvvisa e precoce del padre e del fratello, fonda con sua madre, Eliza Laughlin Phillips, la Phillips Memorial Gallery. A partire da un piccolo nucleo di opere, Phillips, che già è un critico d’arte, lavora per ampliare la collezione. La Collezione continua a crescere e nel 1930 la famiglia si trasferisce in una nuova casa e trasforma ufficialmente la residenza sulla 21esima strada in un museo. Phillips considerava il suo museo come “una forza memorabile e benefica nella comunità dove vivo, una influenza che dà gioia e migliora la vita aiutando la gente a vedere la bellezza come la vedono gli artisti”. Poi Duncan Phillips conosce l’artista Marjorie Acker, nel 1920 e la sposa alla fine del 1921. La coppia collezionerà più di 2mila opere d’arte, con scelte spesso rivoluzionarie per il loro tempo.

 

Diverse le atmosfere, diverso il gusto, diversi anche gli autori che invece popolano la collezione Ricci Oddi. A campeggiare è la pittura italiana nella sua tradizione e nei suoi innovatori. C’è uno splendido 'Piccolo Interno' di Cavaglieri, c’è Boccioni con uno splendido ritratto della madre, ci sono De Pisis e Casorati. Colori e forme che raccontano con ricchezza di vocaboli un capitolo molto interessante della storia dell’arte italiana. E che rivelano anche la figura di questo nobile piacentino, Giuseppe Ricci Oddi (nato nel 1868), che in gioventù si era occupato soprattutto di sport e si era dedicato a studi di legge nelle Università di Roma e di Torino.

 

L’arte sembrava lontana dai suoi interessi ma dai primi anni del Novecento, inizialmente in maniera quasi casuale, la passione per la pittura e la scultura divenne per lui ragione di vita. Impiegò tutti i suoi averi (derivati da rendite agrarie e da investimenti industriali) per mettere assieme un’imponente raccolta, sulla base di criteri rigorosi. Ricci Oddi collezionò dipinti, sculture e opere grafiche dall’Ottocento romantico ai suoi tempi, che divennero infine gli anni Trenta del Novecento. Entrarono così nella collezione di Giuseppe Ricci Oddi i protagonisti del romanticismo italiano, Francesco Hayez e Giovanni Carnovali detto il Piccio, come tutti i maggiori macchiaioli, da Giovanni Fattori a Silvestro Lega a Telemaco Signorini. Grande spazio veniva dedicato ad Antonio Mancini e al paesaggista Antonio Fontanesi, il più internazionale degli artisti italiani dell’Ottocento, visto che era vissuto a lungo in Svizzera e aveva avuto una significativa esperienza giapponese.

 

I cosiddetti 'italiani di Parigi' (Giovanni Boldini, Giuseppe De Nittis, Federico Zandomeneghi) sono presenti con tre pezzi di eccezionale qualità. La stagione del simbolismo era molto ben rappresentata e così pure quella divisionista (due capolavori i dipinti di Angelo Morbelli e Giuseppe Pellizza da Volpedo). Due vite allo specchio che, nella diversità dei gusti e dei luoghi, mostrano la stessa folgorante passione per l’arte. Due uomini a confronto che raccontano come la loro avventura si è incanata in opere e ha dato vita a musei e collezioni importanti. A curare la mostra e a operare i raffronti è Vittorio Sgarbi che, con originalità e intelligenza, ha scelto e raccolto nel cuore medioevale di Perugia, nelle stanze della Fondazione che si affacciano su Corso Vannucci, una serie di opere importanti ma soprattutto rivelatrici di due diversi percorsi di gusto e di stile.

 

Da Corot a Picasso, da Fattori a De Pisis
Perugia, Palazzo Baldeschi al Corso (corso Vannucci, 66), 15 settembre 2008 – 18 gennaio 2009. Orario: 10 – 18; ingresso: interi euro 8, ridotti euro 6, scuole euro 3.
Mostra promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia. Organizzazione Civita. A cura di Vittorio Sgarbi. Catalogo Silvana Editoriale.
Informazioni e prenotazioni: www.fondazionecrpg.it – 199 199 111 servizi@civita.it

Natalia Encolpio










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