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RESTAURI

Risplende la madonna di Fiesole
"E' di un giovane Brunelleschi"

Quella terracotta policroma dipinta a freddo, cava sul retro, di qualità altissima sia nel modellato che nel colore, era lì nel vescovado di Fiesole da secoli

di Olga Mugnaini

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La vergine del Brunelleschi Firenze - Una giovanissima Vergine, dal volto assorto e un po’ triste, sorregge delicatamente ma con sicurezza il bambin Gesù che si stringe teneramente alla madre cercando protezione, mentre guarda lontano con un’espressione leggermente malinconica. Quella terracotta policroma dipinta a freddo, cava sul retro, di qualità altissima sia nel modellato che nel colore, era lì nel vescovado di Fiesole da secoli. Ed è stato quasi per caso che si è arrivati all’attribuzione di questo capolavoro che secondo gli esperti apparterrebbe niente meno che a un giovane Filippo Brunelleschi.

 

E’ stato un restauratore dell’Opificio delle Pietre Dure, durante un sopralluogo al vescovado a notare la scultura da restaurare. La terracotta presentava diversi danni tra cui alcune fratture ed è stata sottoposta a un intervento lungo due anni. Il danno più importante era rappresentato da alcune fratture inadeguatamente incollate – di cui una molto estesa dalla spalla della Madonna fino al mento del bambino - che la esponevano al rischio di rottura. Ora, dal 15 dicembre sarà visibile per la prima volta al pubblico nel Museo dell’Opificio delle Pietre Dure a Firenze.

 

Larga 60 centimetri, profonda 17 alta 88,5 compresa la base rettangolare di 20,5, riporta la scritta ‘O mater dei memento mei’ (Madre di dio ricordati di me). I materiali preziosi con cui è stata realizzata, come l’oro del manto o l’azzurrite della veste, la lacca rossa o l’abito del bambino a bolli d’oro punzonati, rivelano una committenza molto elevata, resa esplicita dagli stemmi che comparivano alla base della scultura, oggi purtroppo non più leggibili. Anche se un po’ consunta nei carnati, la pittura è risultata quella originale, caso rarissimo per opere di questo tipo, che solitamente arrivano pesantemente ridipinte.

 

Questa «Madonna di Fiesole» è considerata un ritrovamento eccezionale, non solo per l’attribuzione e la straordinaria qualità dell’opera, ma soprattutto perché, come hanno dimostrato le indagini condotte dall’Opificio, si tratta della scoperta di un prototipo originale, modellato direttamente in creta, da cui è stata tratta una matrice per realizzare numerose repliche in terracotta e in stucco. Quest’opera è dunque fondamentale per far luce su una serie di Madonne, circa una ventina, che la critica ha ricondotto fino ad oggi soprattutto alla scuola del Ghiberti ma anche al Brunelleschi. Fanno parte di questa tipologia alcuni esemplari conservati all’Ermitage, ai Musei di Berlino, al Museo di San Marco a Firenze, nella collezione Chigi-Saracini a Siena ed un altro, segnalato recentemente da Gentilini, alla Certosa del Galluzzo.

 

Ma come si è arrivati all’attribuzione del Brunelleschi? Laura Speranza, storica dell’arte e direttore del settore Materiali Ceramici Plastici e Vitrei dell’Opificio ha diretto l’intervento sulla Madonna di Fiesole, tanto da potersi fare un’idea precisa: "Mentre alcuni studiosi attribuiscono questo tipo di Madonna alla scuola del Ghiberti, perchè in una di queste copie è presente la figura di Eva sdraiata ricavata da un calco dalla porta del Paradiso, lo studioso Luciano Bellosi riferisce questa tipologia di Madonne al Maestro del San Pietro di Orsanmichele che individua nel giovane Filippo Brunelleschi, nella fase poco nota della sua attività che si colloca dopo il concorso del 1401 per le porte del Battistero e prima delle grandi opere architettoniche. Credo che le intuizioni e le considerazioni convincenti del Bellosi siano estremamente calzanti per quest’opera, veramente superba, che rappresenta il prototipo per tante altre repliche".

 

In questa Madonna sono già presenti quei caratteri che saranno peculiari dell’arte scultorea brunelleschiana, così come ci sono giunti nel crocefisso di Santa Maria Novella. I caratteri fisionomici sono indagati con grande fedeltà naturalistica, ma sono in qualche modo trasfigurati oltre ogni contingenza terrena. La Madonna, con grandi occhi distanti fra loro, assomiglia al piccolo Gesù, con la stessa bocca quasi imbronciata, la fronte ampia e squadrata, zigomi larghi e alti che il Brunelleschi aveva già realizzato nell’angelo che ferma Abramo, nella formella bronzea del concorso del 1401.

 

Anche i morbidi riccioli dorati della Madonna e del Bambino, sottolineati con una fitta punzonatura ricordano molto quelli bronzei dell’angelo e tradiscono una formazione da orafo, esperto nella modellazione plastica che precede la fusione. L’opera di Fiesole dovrebbe essere stata eseguita negli anni appena successivi al 1401-02, in una fase stilistica del Brunelleschi in cui rimangono ancora molti elementi gotici ma già si afferma un’attenzione per gli aspetti più umani della Divinità, preludio di un Rinascimento più maturo, durante il quale il nostro artista, nato come orafo e cresciuto come scultore, si dedicherà principalmente all’architettura.

 

Ma chi commissionò questa stupenda scultura e com’è arrivata all’Arcivescovado di Fiesole? C’è chi ritiene che si tratti proprio di quella Madonna in terracotta, ricordata nel 1418, nella camera da letto di Giovanni di Bicci de’ Medici, capostipite della grande famiglia di banchieri fiorentini, uno dei più importanti committenti del Brunelleschi. A sostegno di questa tesi, un particolare molto significativo: l’abitino a bolli d’oro di Gesù Bambino che sembra derivare proprio dallo stemma dell’Arte del Cambio, di cui Giovanni era stato più volte priore. E’ noto come Giovanni di Bicci de’ Medici avesse fatto parte, nel 1401, della commissione per il concorso della seconda porta del Battistero, che vide vincitore il Ghiberti ed escludere il Brunelleschi.

 

Al Brunelleschi il mecenate affiderà il progetto e la realizzazione della Sagrestia Vecchia in San Lorenzo e la ristrutturazione della Basilica Laurenziana, oltre a partecipare, in veste di gonfaloniere, alla decisione del governo comunale per finanziare la costruzione dello Spedale degli Innocenti, su progetto di Filippo Brunelleschi. "Sarebbe interessante poter ricostruire le vicende che hanno portato questa bellissima Madonna a Fiesole — continua Laura Speranza — non escluderei che possa essere giunta nell’Episcopio fiesolano dopo la Cacciata di Piero de’ Medici e della sua famiglia, avvenuta il 9 novembre 1494, a cui seguì il saccheggio del giardino di San Marco e delle altre proprietà Medicee. Forse recuperata da qualche devoto, la nostra Madonna, prima della confisca del patrimonio del Palazzo di via Larga, potrebbe essere stata affidata agli ambienti della Curia di Fiesole, dopo avere scalpellato gli stemmi Medicei".

di Olga Mugnaini










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