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TESORI D’ARCHIVIO

Raffaello e la sua Urbino
Vita di un genio mai in fuga

Alla vigilia della mostra a Palazzo Ducale sono stati rinvenuti documenti inediti che svelano il ruolo decisivo dalla città natale nella formazione del ‘Divin pittore’. Straordinaria la scoperta che Giovanni Santi aveva ben due botteghe

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Opera di Raffaello (da internet) Urbino, 31 marzo 2009 - Nessuno dubiti mai più dell’influenza di Urbino sulla cultura, la formazione e la produzione di Raffaello: documenti inediti scoperti all’Archivio di Stato urbinate testimoniano i continui collegamenti, ritorni, contratti, processi di cui il pittore fu protagonista, durante la giovinezza e dopo la morte del padre (1494).

 


Nella mostra 'Raffaello e Urbino', che sarà inaugurata venerdì alla presenza del ministro dei i Beni culturali Sandro Bondi e sarà aperta al pubblico da sabato 4 al 12 luglio a Palazzo Ducale, ci saranno anche alcuni documenti che rivoluzionano il quadro dei rapporti del ‘Divin pittore’ con la sua città natale.

 

Come per esempio i due testamenti di Giovanni Santi, un documento del 1507 in cui si legge che Raffaello versò alla Cassa Ducale 100 fiorini per saldare un debito per conto della sua famiglia, inoltre il registro della Confraternita de Corpus Domini di cui sia Raffaello sia il padre Giovanni Santi facevano parte.

 

Non sarà invece possibile vedere il registro della chiesa di San Francesco, in cui si legge che Giovanni Santi pagava i frati per le messe in suffragio di alcuni parenti nel 1494. Gli studiosi di Raffaello solitamente tributano poca rilevanza agli insegnamenti che il pittore, nato a Urbino nel 1483 e morto a Roma nel 1520, ricevette dal padre, che lo lasciò orfano alla tenera età di 11 anni.

 

Giovanni Santi si accorse dell’impareggiabile ma acerbo talento del figlio e lo inviò nella bottega del Perugino: dopo aver appreso tutta l’arte che il suo maestro aveva da insegnargli ed essere diventato magister, Raffaello cominciò un percorso vorticoso nei centri della cultura del tempo, realizzando opere mirabili per le più prestigiose committenze.

 

I suoi rapporti con Urbino sembrano peraltro rilevanti prima e dopo la sua esplosione artistica. La professoressa Anna Falcioni, docente di Storia Medievale all’Università di Urbino, ha revisionato negli ultimi tre anni in Archivio di Stato tutti i rogiti notarili insieme con lo studioso Vincenzo Mosconi, per ricostruire ex novo la biografia di Raffaello e di suo padre Giovanni Santi.

 

Tali ricerche hanno revisionato radicalmente gli studi ottocenteschi di Luigi Pungileoni e più ancora di John Shearman, studioso venuto appositamente ad Urbino nel 2000. "Emerge che Giovanni Santi e Raffaello si sono formati nella città feltresca e non a Perugia - spiega la professoressa Falcioni - Il lungo lavoro in archivio ha riservato delle sorprese determinanti e fondamentali per ricostruire la biografia di Raffaello dopo la morte del padre (1494-1500), il periodo più dibattuto sulla formazione del pittore".

 

"È stato rinvenuto un documento inedito del 1500 in cui si legge che Raffaello compare davanti al Podestà di Urbino per approvare la decisione presa da suo zio Don Bartolomeo riguardo la causa giuridica che aveva in corso con la matrigna Berardina di Piero di Parte. È stata ricostruita anche la costituzione della Bottega del 1451, anno dell’acquisizione da parte del nonno, dalla Confraternita di Santa Maria della Misericordia, fino al 1539, vale a dire quando la casa che ospitava la bottega non era più di proprietà della famiglia Santi per estinzione del casato"

 

"In questi anni cruciali, dal 1494 al 1517, Raffaello risulta cointestatario della casa e questo dimostra che aveva forti legami con la città, anche quando la committenza lo portava fuori". Straordinaria, poi, la rivelazione che Giovanni Santi aveva due botteghe, non gestiva soltanto quella che si affaccia sull’attuale via Raffaello, ma anche una bottega attigua a quella ancora conosciuta e visitata, in via Santa Margherita, che ora deve essere recuperata, di proprietà di Giovanni di Luca Zaccagna, personaggio che aveva vincoli matrimoniali con i Santi.

 

"Grazie alla supervisione del dottor Giambattista Fania, sono stati trascritti e registati 512 documenti dell’Archivio di Stato di Urbino che ricostruiscono i rapporti tra le famiglie Santi, Ciarla (la madre di Raffaello apparteneva a questo nucleo) e Zaccagna, il ruolo fondamentale della corte feltresca e del Comune di Urbino e i contatti con altri artisti come Timoteo Viti e Evangelista di Piandimeleto" conclude la studiosa.

 

"Sorprendente la scoperta di due documenti inediti che assicurano la presenza dell’architetto Donato Bramante a Urbino nel 1485 e nel 1502, di cui nessuno conosceva l’esistenza. Raffaello risulta nel 1513-14 membro della Confraternita Corpus Domini e questo indica che il legame era saldo e vivace con la sua città Natale".

Lara Ottaviani










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