Un’avventura filologica per entrare nel mondo di un collezionista raffinato ed illuminato come Giambattista Pallotta. Un evento rivolto, oltre che agli appassionati, anche agli storici dell’arte
di Natalia Encolpio
Caldarola, 2 giugno 2009 - I segreti, la passione e l’amore per l’arte svelati e rivelati nelle Stanze del cardinale. Una mostra ed un’avventura filologica per entrare nel mondo di un collezionista raffinato ed illuminato come Giambattista Pallotta. L’occasione è la mostra ospitata a Caldarola e curata da Vittorio Sgarbi.
Un evento per gli storici dell’arte oltre che per gli appassionati perché consente, grazie alla ricca documentazione degli inventari (pubblicati da Antonio D’Amico) di rintracciare fili preziosi e nascosti. Ovvero il nucleo delle opere originali che costituivano questa interessante collezione barocca, ma non solo. Un percorso che consente di raccontare un’epoca, l’amore per il bello, il gusto di un collezionista del ’600 che volle “trasportare un quartiere di Roma in questo borgo delle Marche — come ha spiegato Sgarbi — con tanto di chiese monumentali, castello e Palazzo”.
Qui Giambattista Pallotta ha raccolto ed ospitato opere e dipinti scelti con cura tra i grandi artisti del tempo come Guido Reni, Mattia Preti e Guercino ma ha anche indirizzato temi ed iconologie. Come nel caso dello splendido capolavoro del Guercino 'Damone e Pizia' che questa mostra segnala come autografo del maestro di Ferrara e non copia come è stato erroneamente indicato nel corso dei secoli.
E Sgarbi ha raccontato, con fascino e verve, un intrigante capitolo di storia politica e di passioni artistiche nel segno dei simboli e dei significati nascosti. Giambattista Pallotta era infatti stato nominato legato a Ferrara per lo Stato Pontificio. Ed il suo fu un periodo che le fonti riferiscono caratterizzato da grande giustizia. E così Giambattista è il committente di un quadro centrato sul tema della clemenza ciceroniana (Damone e Pizia) affidato ad un pittore di Ferrara (il Guercino) per celebrare la visione illuminata e l’atteggiamento improntato ad equilibrio ed equità del Cardinale.
Stessa genesi anche per l’opera di Mattia Preti (Clorinda libera Olindo e Sofronia). Due opere per indicare un pensiero comune, un’intenzione, una volontà. E gli inventari studiati con passione hanno aperto una vera e propria caccia al tesoro che ha portato ad individuare due nuclei importanti della collezione del Cardinale Pallotta: uno conservato a Palazzo Rosso di Genova (e presente in abbondanza nella mostra) ed un altro raccolto nelle sale di Palazzo Rospigliosi a Roma. Sede prestigiosa che oggi ospita la sede di Coldiretti rivelatasi però molto meno espugnabile, poco interessata all’arte e più “avara“.
"Abbiamo contattato il loro presidente Sergio Marini — ha spiegato Sgarbi — ma alla fine hanno concesso solo le riproduzioni fotografiche delle opere ed un unico prestito, il 'Damone e Pizia' del Guercino, che però arriverà a mostra iniziata, a metà giugno. Peccato per tutti gli altri dipinti di Palazzo Rospigliosi che restano a Roma. Diverso e opposto è stato, per fortuna, l’atteggiamento di Palazzo Rosso”.
E la mostra propone accanto alle opere che erano nelle Stanze (e che sono state ritrovate grazie agli Inventari) anche altri soggetti citati (dei quali non sono state rintracciate le opere). E questa selezione mostra capolavori assoluti come la Maddalena di Caravaggio della Doria Pamphili di Roma e il San Francesco proveniente da Cremona. Un’esposizione ricca, interessante, affascinante ed utile per riconoscere, capire e rivivere il clima che si respirava nelle Stanze di un cardinale illuminato e colto come Giambattista Pallotta.
di Natalia Encolpio