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Speciale Bagnaia 2009 giovani e editori

LA PROPOSTA DI BONAIUTI

"Giornali gratuiti per sei mesi
a chi compie diciotto anni"

Andrea Riffeser Monti, ad di Poligrafici editoriale, mette invece l'accento sulla distribuzione, ormai vecchia: "Chiudiamo i giornali alle 23 per i risultati sportivi, il che significa ritardi nelle edicole. Ma è fondamentale essere in edicola alle 6" Dall’inviato Franca Ferri

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Bagnaia, (Siena) 22 maggio 2009 - Mai come in questo momento è stato difficile tracciare uno scenario di ‘dove va’ il mondo dell’editoria. Un’unica certezza comune: il passaggio che stiamo vivendo è epocale, quando usciremo dall’attuale momento critico nulla più sarà come prima. Ma la ricetta su come uscirne non ce l’ha nessuno, come è emerso chiaramente durante il dibattito su ‘il ruolo della carta stampata nel mondo digitale’. A introdurre il tema è stato Tom Curley, presidente di Ap, che inizia mostrando un ipod e spiegando tutto quello che si può leggere ‘in palmo di mano’. Ma non è un oggetto ‘magico e risolutivo: “Quella che noi stiamo vivendo non è un temporale estivo, è un riscaldamento globale” dice Curley. Una sensazione condivisa dagli amministratori delegati dei principali gruppi editoriali italiani che hanno animato il confronto successivo.


“E’ incerto il punto di arrivo – dice Maurizio Costa, a.d. Mondatori – siamo tutti in una fase di grande trapasso nella ricerca di business che permetta la sopravvivenza di carta stampata e web”. Ma in attesa di coniugare nel modo migliore i due mondi, si può ripartire da elementi concreti per garantire una sopravvivenza ai giornali di carta. Ne è convinto Andrea Riffeser Monti, che insiste sulla necessità di dare valore alle notizie: “Abbiamo una
distribuzione vecchia, non adeguata agli altri Paesi. Ad esempio la domenica metà delle edicole sono chiuse, si spende più di benzina per andare in edicola che per il prezzo del quotidiano. In Italia abbiamo 5 milioni di copie vendute e 22 milioni di lettori audipress, ma quello che è calata è la propensione ’all’acquisto. Ad esempio i bar
sono oramai ‘sale letture’, dove la stessa copia di un quotidiano viene letta da decine se non centinaia di persone”. Ci sono poi margini di intervento, sempre secondo Riffeser, anche sulla parte produttiva: “Noi chiudiamo i giornali alle 23 per avere i risultati sportivi, e questo si traduce in ritardi nell’arrivo in edicola. In un
giornale generalista la partita non è fondamentale, è fondamentale essere in edicola alle 6, perché se non trovi il giornale di prima mattina in edicola poi non lo cerchi più “.

Non solo produzione e distribuzione, però: per Riffeser è fondamentale parlare di contenuti. Ricordando che i quotidiani della Poligrafici editoriale, pur in un momento di crisi, hanno assunto un trentina di giovani e ne ssumeranno altri nel prossimo biennio, Riffeser sottolinea che avere più giovani in redazione darà giocoforza ai giornali un linguaggio diverso. Anche Antonello Perticone, a.d. di Rcs Mediagroup, e Claudio Calabi, a.d. Il Sole 24 Ore, ribadiscono che in questa fase di trasformazione la vera sfida non è solo tecnologica, ma come fare  interagire l’attività editoriale tradizionale coi nuovi mezzi. “La carta stampata, anche periodica, ha un futuro ma ad alcune condizioni” dice Calabi. “Bisogna capire e adeguare le modalità operative ma non perdere di vista il medio lungo periodo. Serve una logica di integrazione con i nuovi device, la strada è quella della complementarietà sfruttando la forza del brand”. Anche Calabi insiste sulla necessità di dare un valore economico alle notizie: “L’editore svolge un’attività che si basa sulla creazione di contenuti, che se centrano l’attenzione del cliente deve avere un prezzo”.

“Siamo tutti nella stessa barca e dobbiamo lavorare tutti insieme – dice Perticone.- Ogni tanto arriva qualcuno che ci dà una ricetta. Prendiamo Murdoch e le news su internet a pagamento: bella idea, non ci avevamo pensato. Ma è applicabile? Al Wall Street Journal e al Corriere? E’ molto complicato. Bisogna trovare delle nicchie che possono andare a pagamento. Ho qualche dubbio che si possa realizzare in breve tempo”


Al di là delle strategie messe in campo dai gruppi editoriali, c’è anche un altro attore importante sullo scenario della crisi dell’editoria: il governo, rappresentato qui a Bagnaia dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti. Domanda obbligata: In Francia Sarkozy ha varato un pacchetto di sostegno all’editoria, con particolare attenzione ai giovani. Cosa farà il governo italiano? Bonaiuti ha innanzitutto ricordato che il problema principale da affrontare è l’occupazione nel settore giornalistico. “Dobbiamo decidere come suddividere i fondi a disposizione. Poi vedremo con gli stati generali dell’editoria, lì vedremo il pacchetto francese”. Fra le varie misure adottate da Sarkozy, una in particolare piace al portavoce di palazzo Chigi: l’idea di regalare ai ragazzi che compiono 18 anni e che ne fanno richiesta, un abbonamento per sei mesi a un quotidiano o a un settimanale: “Abbiamo fatto i conti, servono circa 14 milioni di euro. Se gli editori ne sostengono la metà, io mi impegno a lavorare con la Meloni per trovare le risorse mancanti”.

Dall’inviato Franca Ferri










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