Ecco chi è il giocatore che il Chelsea ha blindato e che Mourinho vuole portare alla corte dell'Inter
Milano, 9 luglio 2008 - “Unico”. Unico nell'abilità di tessere trame e trovare all'improvviso la stoccata vincente. Unico nella capacità di affrontare, con medesima concentrazione e peso specifico, dieci, cinquanta, cento partite di campionato consecutive. Unico nel modo di affrontare il dolore: un gol, un bacio verso il Paradiso, le lacrime. “Mum, it's for you”, mamma è per te: non in una gara qualunque, ma in semifinale e finale della Champions League.
Unico è Frank Lampard, centrocampista inglese di 30 anni, al Chelsea dal 2001, quando Claudio Ranieri espresse il desiderio ed ebbe una “stella” dal West Ham. Lo sogna ancora adesso, Ranieri. Ma chi fortissimamente lo vuole e può davvero ritrovarlo è José Mourinho, con il quale ha vinto due campionati (2004/05 e 2005/06), due coppe di Lega (04/05 e 06/07), e una coppa d'Inghilterra, due stagioni fa. Il tecnico che l'ha battezzato unico. Regista puro, piedi sapienti e spiccata propensione al cambio di ritmo, Lampard è considerato dall'allenatore dell'Inter l'interprete ideale del suo credo calcistico. E il numero 8 del Chelsea, oltre a giocare e far giocare, è un calciatore che non si fa mancare neppure la gioia del gol. Settantuno solo in campionato, con la maglia dei Blues, altri 24 ad Upton Park in precedenza. Da qualsiasi posizione. Segna di destro e (talvolta) di sinistro. Ed è uno che non sa neppure l'indirizzo della parola turn-over. Nel 2006/07 ha collezionato 62 presenze totali, impresa mai riuscita a nessuno dalle parti di Stamford Bridge. Sempre in campo anche ai mondiali 2006, quando l'Inghilterra fu eliminata ai quarti dal Portogallo, ai rigori: sbagliarono Gerrard, Carragher e, appunto, Lampard. Non è da questi particolari che si giudica un giocatore, direbbe De Gregori, ma l'Inghilterra andò a casa.
Grato al papà-tecnico, per avergli dato ciò ha fatto di Frankie il campione attuale, Lampard ha dovuto sopportare, pochi mesi fa, il tackle più brutto. Un polmonite si è portata via la mamma, pochi giorni prima di Chelsea-Liverpool, semifinale di ritorno di Champions League. Ma il 30 aprile, in campo, c'era anche la maglia numero 8. E al minuto 98 è stato proprio Lampard a siglare, su rigore, il momentaneo 2-1. Gol, bacio al cielo, pianto. Ventuno giorni dopo, gli occhi del ragazzo di Romford hanno guardato di nuovo lassù, lì dov'era puntato anche l'indice della sua mano sinistra, dopo l'1-1 nella finale contro il Manchester. Primo giocatore del Chelsea a segnare in una finale di Champions League. Grande Frank, anche contro il dolore. O forse, più che grande, unico.
di Antonino Palumbo