Orgoglio del calcio togolese, è veloce, abile negli ultimi sedici metri, forte di testa. E quel carattere un po' irruente che gli ha creato qualche noia con più di un allenatore? Si metterà a posto, sperano i suoi estimatori
Bologna, 10 luglio 2008 - Se fosse un terno al lotto, sarebbe 21, 25 e 34. Ventuno come i minuti passati dall'esordio al primo gol con la maglia dell'Arsenal, la squadra dove è esploso. Venticinque come il suo numero di maglia nei Gunners. Infine trentaquattro, che sulla Smorfia napoletana è 'a capa. Quella testa, quel carattere un po' irruente che a Sheyi Emmanuel Adebayor ha creato qualche noia con più d'un allenatore. Da Francesco Guidolin, ai tempi del Monaco, al nigeriano Stephen Keshi, tecnico che ha condotto il Togo ai mondiali 2006.
Su Adebayor non ebbe dubbi Arsene Wenger, storico allenatore dell'Arsenal, che nel gennaio del 2006 decise di puntare su di lui. Bel coraggio, si direbbe oggi ironicamente. All'epoca, forse, lo era: il giocatore, che pure tecnicamente già non si discuteva (11 gol nelle qualificazioni mondiali), era reduce da un avvio di stagione problematico nel Monaco, dove non sempre si era dimostrato ligio al dovere. Poi Guidolin si affidò a Vieri e Di Vaio e Adebayor trovò fortuna altrove: da Wenger, che sul sito ufficiale dell'Arsenal lo aveva definito un valore aggiunto per il gioco offensivo dei Gunners.
Veloce, abile negli ultimi sedici metri, forte di testa. Già, quella testa dove, però, forse cominciavano ad affacciarsi dei “grilli” di troppo. Questa, probabilmente, la tesi del tecnico Keshi che, stufo di qualche mancanza di rispetto, lo indirizzò in panchina al debutto nella Coppa d'Africa. Ci furono polemiche, poi rientrate.
Ad Highbury, invece, le cose andarono subito meglio. Maglia numero 25 come il suo idolo e predecessore Nwankwo Kanu, Ade esordì il 4 febbraio 2006, sul terreno del Birmingham. E dopo 21 minuti, ripagò con un gol il tecnico che aveva deciso di scommettere su di lui.
Cresciuto nel Principato all'ombra di Nonda, Adebayor è maturato a Londra sulle orme di Henry. E quando tutti hanno pensato che l'Arsenal si fosse indebolito cedendo il francese, ecco fiorire il ragazzone togolese, nato 24 anni fa a Lomé e capace di segnare 24 reti in 36 incontri di campionato nella scorsa stagione. La Bbc lo ha incoronato miglior africano della Premier League.
L'avventura di Adebayor, partita da Metz sette anni fa e passata sempre di corsa da Montecarlo, è diventata luminosa nell'Arsenal. E la testa? Si metterà a posto, sperano i suoi estimatori. Magari partendo dal suo ruolo di testimonial dell'Unicef, che ha fatto di Emmanuel – nigeriano d'origine – l'orgoglio del calcio togolese.
Antonino Palumbo