Bologna, 15 luglio 2008 - Pare sia stata la nonna a ribattezzarlo "Mansinho", per il suo carattere tranquillo, mansueto. In campo, però, Alessandro Faiolhe Amantino Mancini è uno che si scatena. Esterno offensivo, nato a Belo Horizonte - la cittadina del Brasile sud-orientale, popolata per quasi un terzo da oriundi italiani - Mancini ha dimostrato nella Roma tutto il suo valore.
Gesti tecnici mai fini a se stessi, velocità, abilità negli inserimenti in zona-gol: carte da grande giocatore, malgrado un rendimento non sempre costante. Apprezzato da Capello, rilanciato da Spalletti, ora Amantino ha trovato in Mourinho un nuovo importante estimatore, che l'ha voluto con forza alla sua nuova corte nerazzurra. E pensare che, nella sua prima stagione in Italia, Mancini sembrava un giocatore come tanti altri, che difficilmente poteva fare la differenza.
A Venezia, dove la Roma l'aveva parcheggiato dopo averlo prelevato dall'Atletico Mineiro nel gennaio 2003, colleziona tredici presenze da terzino. Nella stagione successiva, Capello ne intuisce le capacità di apriscatole e 'rompiscatole' per le altrui difese. E ha ragione. Mancini va in gol a Skopje, in Uefa, il 15 ottobre. In 33 incontri di serie A realizza otto reti: il più bello nel primo derby contro la Lazio, il famoso “tacco di Dio”, che gela Sereni e tutta la difesa biancoceleste. La Roma è seconda dietro al Milan.
Il campionato successivo è tormentato per i giallorossi: sulla panchina si alternano Voeller, Del Neri e il duo Conti-Sella. Amantino non brilla e segna poco (4 gol in 34 gare), la Roma è ottava, vicina tanto al Messina settimo, quanto alla zona-retrocessione. La musica cambia con Spalletti: nel 2005/06 Mancini si fonde con i meccanismi del tecnico toscano e sigla ben 12 gol in 27 incontri di campionato. Si regala anche una doppietta, contro il Middlesbrough, in Uefa. Doppietta amara, che non basterà a ribaltare l'1-0 dell'andata.
Nell'agosto 2006, a San Siro, apre i conti nella Supercoppa italiana contro l'Inter, che però la Roma perderà facendosi rimontare da 0-3 a 4-3. E' un'altra grande annata, impreziosita da otto reti in A, 3 in Coppa Italia e una perla in Champions: quella di Lione, dopo cinque doppi passi a Reveillere. Cifre confermate anche nel 2007-08, anche se il rendimento di Mancini si rivela al di sotto dei suoi standard. Ora, dopo 220 partite e 59 gol, ha lasciato Roma, per mettersi alla prova in una nuova avventura.
Antonino Palumbo