Ai mondiali di Germania era diventato uno dei "beniamini" della Gialappa's. Il Brasile giocava così così e lui sembrava aver perso il suo proverbiale sorriso. Pure nell'ultima stagione a Barcellona, Dinho è stato meno felice del solito. Ora che è a Milano, vuole tornare a mostrare i denti - nel senso del sorriso - e a regalare, e regalarsi, le giocate da campione che nell'ultimo periodo gli sono un po' mancate.
"Porto tanta allegria" ha dichiarato l'asso, nato guarda caso a Porto Alegre. L'allegria della terra del samba, di quel Brasile che lo ha visto crescere palleggiando con tutto ciò che, per sagoma e talvolta per superficie, somigliava a un pallone e lanciandolo contro i muri, per tentare sforbiciate e biciclette. E dribblando con una pallina da tennis il suo fedele, velocissimo cane. La gioia di giocare a calcio, che gli ha permesso di replicare i rudimenti di autodidatta negli stadi di tutto il pianeta. Del resto come non ridere di gusto, dopo lo stop di petto e successiva rovesciata di destro contro il Villareal, nel novembre 2006, che scavalca il portiere e diventa (per molti) il gol più bello della sua personale antologia?
E come non essere al settimo cielo quando, in casa della rivale Real Madrid, firmi con inchiostro dorato un paio di slalom con gol, trascini il tuo Barcellona a uno storico 0-3 e ricevi pure la standing ovation dello stadio Bernabeu? Novembre, anche allora. Anno 2005: il migliore per Ronaldinho, che vince campionato, Fifa World Player e Pallone d'oro. Grasse risate, insomma. In attesa del successo in Champions League, nella primavera 2006.
Sfogliando il librone delle foto artistiche di Ronaldinho, ce ne sono tanti di sorrisi immortalati. Qualcuno anche “triste”, come il momentaneo 2-3 a Stamford Bridge contro il Chelsea, negli ottavi di Champions 2004-05: balletto sul posto ed esterno destro da fermo sul secondo palo, a rientrare, che stupisce Cech. Qualcuno da gioia pazza, come in un Barcellona-Milan dell'autunno 2004 (e pure allora era novembre): gioco di gambe, scatto su Nesta e missile sotto l'incrocio che Dida poté solo intuire. Qualcuno giovanile, in quel di Guingamp: la maglia è quella bianca da trasferta del Psg, il controllo, lo slalom e il gol sono sempre del numero 10 brasiliano.
Ora c'è il Milan, c'è il Meazza, c'è un nuovo superbo sfondo per nuovi scatti, in senso atletico, ma anche fotografico. E' qui che Ronaldinho vuole cancellare le recenti delusioni e tornare a regalare, e regalarsi, la sua innata allegria.
di Antonino Palumbo