'Paranoid Park', gli adolescenti difficili di Gus Van Sant
Il titolo si riferisce al parco più malfamato di Portland frequentato da bande di ragazzi con i loro skateboard
Cannes, 21 maggio 2007 - Gus Van Sant sceglie ancora adolescenti problematici per la sua ultima fatica cinematografica 'Paranoid Park', in concorso alla 60esima edizione del festival di Cannes.
Il titolo si riferisce al parco più malfamato di Portland frequentato da bande di ragazzi con i loro skateboard. E' il parco che Alex, il sedicenne protagonista del film interpretato da Gabe Nevins, sente di dover prima o poi affrontare anche se non si sente ancora pronto. Un giorno Alex uccide accidentalmente un agente di sicurezza dal quale si sta solo difendendo, ma sceglie di non confessare. La polizia interroga a lungo lui e i suoi compagni di skateboard facendo nascere un profondo senso di colpa, difficile da sopportare in un'età già carica di mille problemi.
Ispirato al romanzo omonimo di Blake Nelson, specializzato in storie di adolescenti, il film ne riprende la trama ma ne manipola in vari punti l'ordine temporale. Pochi dialoghi, cast scelto su Myspace (''non è stata un'idea mia - dice il regista - ma non credo di essere stato il primo a farlo'') e immagini girate in parte in super 8 (le scene di skateboard) e in parte in 35 mm da un maestro della fotografia come Christopher Doyle. La colonna sonora è stata scelta da una radio di Portland ma ci sono anche brani scritti da Nino Rota per Amarcord di Fellini.
Spiega Van Sant, Palma d'Oro nel 2003 con 'Elephant', che lavorare con gli adolescenti è la sua ''vocazione'' e che ''quando si lavora con attori sotto i 20 anni è sempre meglio scegliere quelli non professionisti; se lavori con i professionisti - aggiunge - devi adottare uno stile non adatto a quello che amo fare''.
Il film, di produzione totalmente francese, è strutturato secondo un ordine temporale molto originale, pieno di flashback: ''ci sono film come Citizen Kane di Orson Welles realizzati come un lungo flashback - dice a questo proposito Van Sant - e del resto penso che i giovani abituati ai videogame si possano muovere con grande facilità su più piani temporali''.
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