'The Edge of Heaven' di Akin,
storia di dolore e amore
Presentato il nuovo film di Fatih Akin, già trionfatore a Berlino con 'La sposa turca'. Si tratta di un'analisi sulla sofferenza umana, e di come l'amore possa portare al superamento del dolore
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ANNES, 23 Maggio 2007 - Ha esordito con 'La sposa turca' vincendo l'Orso d'Oro al Festival del Cinema di Berlino. Ora ci riprova, questa volta a Cannes, questa volta con 'The edge of Heaven', presentato oggi in concorso. Parliamo del regista Fatih Akin. Dopo il riconoscimento al festival tedesco c'era stata la parentesi documentaristica-musicale di 'Crossing the bridge'; la nuova pellicola è invece incentrata sulla coesistenza delle culture, sul superamento dei muri e sull'amore.
Akin ammette che si tratta di un film anche autobiografico, del resto nella storia di un giovane professore di seconda generazione, tedesco di origine turca, che pensa che la cultura possa cambiare il mondo e diventare strumento di pace, c'è , ammette, anche la sua storia di regista politico in senso filosofico.
La storia è quella di due lutti e del loro superamento attraverso l'amore. Ali (Tuncel Kurtiz, attore tra l'altro per Peter Brook e Yilmaz Guney) è il 70enne padre del giovane professore universitario Nejat (Baki Davrak). Ha fatto i lavori piu umili per farlo studiare. Abita a Brema e la sua solitudine lo porta ad incontrare Yeter (Nursel Kose), una prostituta di origine turca alla quale propone di andare a vivere con lui.
Yeter ha in patria una figlia di 27 anni che non vede da molto tempo ma che mantiene agli studi ad Istanbul, celando il suo vero lavoro. La morte accidentale di Yeter, per mano del padre ubriaco, colpisce profondamente Nejat che decide di tornare in Turchia per cercare la ragazza e pagarle gli studi. Non sa che Ayten (Nurgul Yesilcay) è un attivista politica anti governativa, in un'organizzazione anti americana e para terrorista. Fuggendo dalla polizia turca, Ayten cerca di raggiungere in Germania la madre, non sapendo che e morta.
Incontra Lotte (Patriycia Ziolkowska), una universitaria tedesca che viene immediatamente sedotta dalle sue idee e dal suo fascino. La ragazza turca viene arrestata, l'asilo politico rifiutato perché, dice la sentenza, ormai la Turchia è quasi Europa. Cosi' Ayten viene deportata e imprigionata in Turchia. Lotte non l'abbandona e raggiunge Istanbul dove trova alloggio presso la casa di Nejat. Dopo uno scippo, Lotte muore e Nejat da ospitalità all'affranta Susanna (Hanna Schygulla).
La madre di Lotte diventa il simbolo del perdono: incontra in prigione Ayten, che scopre in lei la madre che non ha mai conosciuto e trovera la forza di ricominciare. Dall'incontro con Susanne anche Nejat capira la necessità di perdonare e riavvicinarsi al padre Ali, che dopo la prigione in Germania per l'omicidio di Yeter, si e ritirato sulla costa del mar Nero.
Questo film - ha detto Fatih Akin - è la seconda parte di una trilogia sull amore, la morte e il male. Amore inteso anche come passione, responsabilità, umanità e il male come ignoranza, invidia. La morte è come una porta che mette in collegamento amore e male . Ogni cosa che capita ai protagonisti della storia che Akin ha scritto, diretto e prodotto ci rimanda all'attualita: al fondamentalismo religioso di due turchi a Brema che insultano la prostituta Yeter, alla burocrazia turca, agli applausi della gente di Istanbul per l'arresto di Ayten (accade veramente dice il regista questi giovani sono considerati nemici dello stato, il fascismo è ben vivo in quelle strade ), all'allargamento della comunita europea, al discusso ingresso della Turchia in Europa.
Ma una nuova generazione è in giro per l' Europa - ha detto Hanna Schygulla - quella dei giovani di doppia nazionalità , doppia cultura. Sono loro, come i ragazzi turco-tedeschi, la nostra speranza . L attrice musa di Fassbinder, è una gransde sostenitrice di Akin. Perchè racconta come l'amore possa ricoprire le esperienze dolorose, ammantando di nuova luce la vita quotidiana e ridando la fiducia necessaria a rapportarsi con gli altri.
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