Proiettato il film su Litvinenko
La vedova: "E' stato molto duro"
Era a Cannes la moglie dell'ex spia del Kgb uccisa a Londra lo scorso novembre con una dose letale di polonio radioattivo. Il film, intitolato 'La ribellione. Il caso Litvinenko' , è stato realizzato dal cineasta russo Nekrasov, che ora, dice, teme per la sua vita
Cannes, 26 maggio 2007 - Non si aspetta giustizia, ma è felice che a Cannes sia stato proiettato un documentario sulla storia dell'assassinio di suo marito, Alexander Litvinenko, l'ex spia del Kgb uccisa a Londra lo scorso novembre con una dose letale di polonio radioattivo.
S'intitola 'La ribellione. Il caso Litvinenko' l'opera realizzata su una vicenda ancora avvolta in gran parte nel mistero; e alla presentazione a Cannes era presente anche la vedova della vittima. «Sono orgogliosa di esser qui. Non avevo visto la pellicola e non ero sicuro di poter vederla. È stato molto duro», ha detto, con la voce tesa per l'emozione, Marina Litvinenko, nella conferenza stampa seguita alla proiezione del documentario, opera del cineasta russo Andrei Nekrasov.
«È molto importante sapere cosa è successo a Londra a novembre» e anche se «Cannes è superstar e spettacolo, è utile vedere documentari e cose tristi». La proiezione a Cannes de 'La ribellione. Il caso Litvinenko' è stata annunciata a sorpresa dagli organizzatori appena tre giorni fa, quando la vicenda è tornata in primo piano perchè la Procura londinese ha chiesto l'incriminazione del discusso imprenditore Andrei Lugovoi, già collega di Litvinenko nei servizi segreti e avviato le pratiche per l'estradizione dalla Russia.
Litvinenko, che prima di morire ha accusato del suo assassinio il presidente russo, Vladimir Putin, è la figura centrale del documentario di Nekrasov, che ha assistito alla conferenza stampa insieme alla coautrice dell'idea, Olga Konskaya. Nekrasov, che ha mosso i primi passi nel cinema come aiutante di Andrei Tarkovski e che nel 1993 presentò a Cannes il corto 'Springing Lenin', ha spiegato che in realtà la sua idea originale non era un
documentario centrato sull'ex spia.
«Alla fine degli anni 90 cominciai a rendermi conto di quel che accadeva nel mio Paese e che doveva essere documentato». Nel documentario Litvinenko viene intervistato ed egli ha modo di spiegare la teoria secondo cui gli attentati che distrussero due edifici a Mosca nel 1999 furono portati a termini dai servizi segreti russi per giustificare la guerra in Cecenia.
Nekrasov, al quale nei giorni scorsi ignoti vandali hanno devastato l'abitazione a Lappeenrata, in Finlandia, vicino al confine con la Russia, ha ammesso di temere per la sua vita: «la paura è un sentimento molto umano», ha detto. «Ma tra la paura e il piacere di essere colui che racconta la verità, scelgo questa seconda strada, anche se non sono un eroe. È questo il fondamento della moralità».
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