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Speciale Cannes 2008

LA SECONDA GIORNATA

La guerra libanese di Folman
Bambini nelle prigioni per Trapero

L'israeliano Ari Folman, in lizza per la prima volta per la Palma d'Oro, presenta 'Waltz avec Bachir', un documentario autobiografico sulla prima guerra del Libano. L'argentino Trapero con 'Leonera' racconta, attraverso un ritratto di donna, la presenza dei bambini in carcere

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Trapero e il cast del film Cannes, 15 Maggio 2008 - La guerra e la prigione. Questi i temi affrontati dai film 'Valse avec Bachir' e 'Leonera' presentati oggi alla 61.ma edizione del Festival di Cannes. 'Valse avec Bachir' dell'israeliano Ari Folman, in lizza per la prima volta per la Palma d'Oro, è un documentario autobiografico sulla prima guerra del Libano Il regista infatti ha combattuto nel conflitto all'inizio degli anni Ottanta.

 

'Leonera', invece, è il quinto film di Pablo Trapero, che racconta, attraverso un ritratto di donna, la presenza dei bambini nelle prigioni. Insieme a 'La femme sans tete' di Lucrecia Martel è tra i film argentini favoriti per la Palma d'Oro.

 

LA GUERRA DI FOLMAN

'Waltz avec Bachir' dell'israeliano Ari Folman, in lizza per la prima volta per la Palma d'Oro, è un documentario autobiografico sulla prima guerra del Libano. Il regista infatti ha combattuto nel conflitto all'inizio degli anni Ottanta. Un tema importante - soprattutto in occasione del 60.mo anniversario della fondazione di Israele - che potrebbe conquistare la giuria visto che il presidente, l'attore e regista Sean Penn, ha dichiarato che la Palma d'Oro dovrebbe andare ad un autore "cosciente del mondo che lo circonda".

 

Racconta, attraverso l'animazione, la tragica strage di palestinesi a Sabra e Chatila nel giugno del 1982 con un finale choc (immagini crude e vere delle vittime di quella tragedia) potrebbe entrare davvero nel Palmares proprio come fece quello della Satrapi.

 

Ma Folman dice solo di questo suo lavoro:'' il mio è un film contro la guerra, contro tutte le guerre che sono stupide e anche sulla memoria perduta di molti soldati che, come me, sono stati colpiti da uno stress post-traumatico'. 'In Francia e in Europa c'è un'idea sbagliata sull'apertura del nostro Paese. Noi siamo liberi: qualcuno forse non ci crederà Israeleè  un Paese aperto''. Cosi' con una certa irritazione, Folman ha difeso il suo documentario accusato di raccontare la strage dando la colpa alla sola milizia cristiana e trascurando le responsabilita' dell'esercito israeliano. ''La responsabilità del massacro non è delle truppe israeliane. E' una cosa ben conosciuta. E' vero però che i cristiani avevano un legame con noi, ma io non volevo fare un'inchiesta. Non mi interessava - ha continuato il regista - la cronologia del massacro, ma fare solo un film contro la guerra dove i soldati sono solo mossi come delle pedine dai loro capi'' ribadisce il regista.

 

LE PRIGIONI DI TRAPERO

'Leonera' (letteralmente 'Il porcile'), invece, è il quinto film di Pablo Trapero, che racconta, attraverso un ritratto di donna, la presenza dei bambini nelle prigioni. Insieme a 'La femme sans tete' di Lucrecia Martel è tra i film argentini favoriti per la Palma d'Oro. Piace alla stampa, stupirà il pubblico e uscirà certamente promosso a pieni voti dal concorso di Cannes (anche se non sembra candidato alla vittoria finale) il film dell'argentino presentato stamane sulla Croisette.
 

 

La moglie del regista, indossa fino all'identificazione fisica i panni della protagonista Julia e che per l'occasione ha condiviso con il personaggio anche la sua reale maternità.
Quando Julia si sveglia, in un'assolata mattina di Buenos Aires, fatica a registrare i segni dello scompiglio che ha semi distrutto il suo appartamento, il sangue che si ritrova sulle mani, i colpi e le ferite che porta sul corpo.

 

Quasi in trance va perfino a lavorare ma, tornata a casa, trova la forza per chiedere aiuto e per far curare l'uomo che giace a terra vicino al cadavere del suo fidanzato. Negli interrogatori emerge che è stata forse lei a uccidere, ma che la rissa è scoppiata prima tra i due uomini (amanti e brutali) e che la donna è un carnefice e vittima al contempo. Rinchiusa in prigione attende dietro le sbarre la nascita del figlio, il piccolo Tomas, che poi sua madre cercherà con ogni mezzo di sottrarle.

 

La solidarietà femminile del carcere, la scoperta della maternità, la speranza di evadere da un destino già stabilito, scandiscono gli anni in cui la ragazza Julia diventa una donna, fino a tentare (durante un permesso familiare) una fuga rocambolesca che la porterà con suo figlio verso una nuova vita. A questo punto la cinepresa di Trapero - per tutto il film letteralmente avvinta ai primi piani della protagonista e delle sue compagne di pena - si distacca, si allontana in punta di piedi e ci separa dalla vita di Julia, come a segnare il limite tra la finzione e la vita vera.



Ma la fiaba a lieto fine dice anche di una comunità internazionale del cinema che sa fare fronte comune quando si tratta di sostenere e valorizzare i migliori talenti della nuova generazione. Come da tradizione, il festival di Cannes, benedice e incoraggia. Personalità dello spettacolo argentine hanno fatto festa nell'ambasciata francese di Buenos Aires per salutare la folta delegazione di registi e attori in partenza per Cannes e l'evento storico della presenza di due film argentini in corsa per la Palma d'oro: 'La mujer sin cabeza' (La donna senza testa) di Lucrecia Martel e Leonera di Pablo Trapero.

 









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