Il regista Matteo Garrone spiega: "Non diffamo l'Italia, la racconto". A Cannes anche l'autore del bestseller da cui è tratto il film: "C'è una grande fame di queste storie, siamo stanchi di folcloristiche storie di crimine"
Cannes, 18 maggio 2008 - A Cannes è il giorno di 'Gomorra' di Matteo Garrone. Tratto dal bestseller di Roberto Saviano, il film è in lizza per la Palma d'Oro alla 61/ma edizione della kermesse cinematografica e racconta le attività della camorra in un'Italia in cui l'economia reale e parallela si confondono.
"Non diffamo l'Italia, la racconto", ci tiene a precisare il regista. "In Italia quando qualcuno prova a raccontare il suo Paese è accusato di diffamarlo - ha spiegato durante l'incontro con la stampa - non capisco perché. I registi americani e israeliani che parlano della loro terra sono considerati dalla loro nazione degli autori necessari, mentre in Italia chi prova a raccontare il proprio Paese viene accusato".
"Io penso, al contrario, di aver fatto un'operazione di verità. Siamo stanchi dell'immagine folclorica che si offre spesso della criminalità - prosegue Garrone - Volevo che il film avesse un impatto emozionale molto forte donando allo spettatore la sensazione di trovarsi lì, di poter sentire l'odore di quei luoghi", chiude Garrone.
"In Italia, e penso non solo in Italia, c'è una grande fame di queste storie", spiega Roberto Saviano in un'affollata conferenza stampa. "Siamo stanchi di folcloristiche storie di crimine", ha detto il 28enne napoletano a lungo applaudito dai giornalisti italiani.
Saviano ha anche respinto le accuse di aver diffamato l'immagine dell'Italia all'estero e di aver raccontato soltanto il marcio della società: "Raccontare è un'operazione di verità. Penso che in realtà il silenzio assoluto, che è spesso nella tradizione del nostro paese, sia un modo per svilirlo - ha detto - Non ci siamo mai posti il problema di denunciare o di urlare, ma solo di raccontare una storia". Insomma, ha aggiunto, "stiamo parlando di un'economia di quasi 150 miliardi di euro l'anno, stiamo parlando di un'organizzazione - ha concluso - che in meno di 30 anni ha ucciso 10mila persone".
Il giovane scrittore ha anche spiegato la sua decisione di non sfilerare sulla Montees de Marches. "Non parteciperò, la scorta me l'ha sconsigliato per motivi di sicurezza - ha detto aggiungendo però di non aver alcun rimpianto - Non ho insistito a parteciparvi perchè - ha spiegato raggiunto telefonicamente a Cannes - il mio mestiere è un altro, io sono un autore, non un attore. Tratto cioè con la parola scritta". Insomma, ha concluso, "nessun rimpianto. Va bene così, è stato già bello arrivare qui". Saviano, già da tempo, vive sotto scorta per minacce dei boss camorristi.