Il regista festeggia al Festival i 30 anni dalla Palma d'Oro vinta nel 1978 con 'L'albero degli zoccoli'. ''I film italiani al Festival riscatteranno il cinema della poesia", confessa il regista
Cannes, 21 maggio 2008 - Ermanno Olmi festeggia al Festival di Cannes i 30 anni dalla Palma d'Oro vinta nel 1978 con 'L'albero degli zoccoli'. Il regista confessa: ''I film italiani al Festival riscatteranno il cinema della poesia. Abbiamo perso l'ingenuità dello spettatore, siamo 'corrotti', ci manca quell'innocenza dell'incanto. Solo film di grande poesia riescono ad incantarci. Sono convinto che questo accade con il film che abbiamo portato al Festival''.
Poco fa dallo Spazio Italia del Festival è partito il primo applauso per Olmi, Leone d'Oro alla carriera alla prossima mostra del Cinema di Venezia.
Il regista sta lavorando ad un documentario sull'agricoltura, la questione degli Ogm, le specie in pericolo: s'intitola 'Terra Madre', come il progetto dello slow food di Carlo Petrini.
''Sento il bisogno - ha detto Olmi - di ritrovare un rapporto con il cinema che non è quello di fiction, ma strumento per indagare la realtà, c'è un'orgia di televisione e di fiction in cui è difficile cogliere la grazia di un film poetico''.
Ermanno Olmi ha ricordato cosa accadde in quel Festival di 30 anni fa, il primo con Gilles Jacob direttore. ''Il film fu proiettato all'inizio, per 3 ore la sala era in pieno silenzio ed io non capivo se era di sonno o di attenzione - ha detto Olmi - poi alla fine l'emozione di un grande applauso e gli abbracci di Sergio Leone e Michel Piccoli e di altri personaggi che non mi sarei mai sognato di incontrare. Tornai ad Asiago, ricevendo continue telefonate dal mio amico Tullio Kezich, che mi riferiva che nei favori dei critici ero sempre in testa con cinque palle. Poi mi chiamarono dicendomi di tornare che c'era una sorpresina per me, fino all'ultimo non ci volevo credere: l'anno primo aveva vinto 'Padre Padrone' dei fratelli Taviani e mai si pensava ad un'altra vittoria italiana''.
Olmi ha ricordato l'abbraccio con il rivale Marco Ferreri, che era in concorso in quell'anno con 'Ciao Maschio' e anche tutte le difficoltà incontrate per produrre questo film tutto interpretato dai contadini della Bassa Bergamasca. Allora ci furono anche polemiche su quell'universo rurale raccontato da Olmi, in particolare con Alberto Moravia. ''In quel momento per me quella era la sola vera civiltà cui fare riferimento. Sentivo già che non avevo il passo per stare dietro alla società avanzata. Io sono sempre stato dalla parte del contadino che zappa la terra e non di quello che sta sul trattore''.
L'incontro con Olmi, presente il direttore della mostra del Cinema di Venezia, Marco Mueller, è stato condotto da Vincenzo Mollica e da Lorenzo Codelli. Quest'ultimo ha curato un libro, edito da Federico Motta Editore e comprensivo del Dvd restaurato dal centro sperimentale di Cinematografia-Cineteca Nazionale e realizzato grazie alla collaborazione dell'Istituto Luce, con cui Rai Cinema ha voluto festeggiare Ermanno Olmi a Cannes.