Il regista Francesco Munzi: "Non volevo stigmatizzare i rumeni del film, ma per il modo in cui è descritta l'azione del furto da parte di un rumeno non mi sento di averla rappresentata come una criminale: non ci sono né edulcorazioni né condanne"
Cannes, 21 maggio 2008- "Come vi sentite in Italia? Come vi trattano?". Lo chiedeva a tutti i rumeni immigrati nel Belpaese Laura Vasiliu (nella foto) durante le riprese di 'Il resto della notte'. Nessuno, specie Francesco Munzi, avrebbe immaginato che 'il caso rom' sarebbe diventato uno scottante tema di attualità. Proprio in concomitanza con la presentazione del film al Festival di Cannes, nel programma della Quinzaine des Realizateurs.
"Non ho mai pensato di stigmatizzare i miei rumeni attraverso il furto della collana da parte del personaggio della Vasiliu -spiega Munzi- e infatti all'inizio il furto non era nella sceneggiatura l'ho inserito dopo per ragioni drammaturgiche". "Ma per il modo in cui è descritta la sua azione -continua il regista- non mi sento di averla rappresentata come una criminale. Ogni personaggio ha la sua rotondità, è sfumato e questo è ciò che tengo a precisare di più: non ci sono nè edulcorazioni nè condanne".
Il cast, corale, è interamente presente al Festival: "Non è la prima volta che incarno un personaggio problematico, ma da questo sono rimasta piuttosto impressionata", dice Sandra Ceccarelli che, come gli altri attori, ha spesso dovuto improvvisare. E non solo: "in Francesco ho trovato un'apertura mentale senza precedenti -sottolinea l'attrice- per un regista. Quando non riuscivo a dire una battuta come voleva mi diceva semplicemente: Leviamola, significa che è sbagliata. E non ha mai accusato nessuno dei suoi attori di inadeguatezza".
Da parte sua, Munzi precisa: "Ho lasciato libertà ai miei attori per non farli appoggiare ad un testo troppo serrato impedendo loro di rendere i personaggi più realistici". Una libertà lasciata anche allo spettatore, invitato ad aprire la propria immaginazione: "Il finale è stato scelto con molta fatica -conclude il regista- e per questo è quello per me più adatto a chiudere le diverse vicende dei personaggi. Così penso di aver creato la massima apertura all'immaginazione del pubblico, ormai così chiusa dall'invadenza dei modelli televisivi".