Per lo sceneggiatore americano è la prima prova dietro la macchina da presa. "La mia pellicola ricorda 8 e 1/2? Grazie di avermelo detto: in realtà non ho mai visto questo capolavoro di Fellini. Vedo pochi film", confessa. Da Singapore sbarca anche 'My magic' di Eric Khoo
Cannes, 23 maggio 2008 - Atteso e unico esordiente in concorso, lo sceneggiatore cult Charlie Kaufman accompagna il suo impronunciabile 'Synecdoche, New York' sulla Croisette. Il titolo del lungometraggio in competizione, presentato insieme a 'Il Divo' di Paolo Sorrentino e 'My Magic' di Eric Khoo, è un gioco di parole fra Schenectady, New York, in cui è ambientata la vicenda, e la sineddoche, una figura retorica che consiste nell'uso in senso figurato di una parola al posto di un'altra, mediante l'ampliamento o la restrizione del senso. "Mi rendo conto che sia uno dei titoli più duri da pronunciare della storia del cinema ma a me piace così: i titoli difficili sono evocativi, restano nella memoria. Pensate ad 'Eternal Sunshine of the Spotless Mind'", dichiara sorridente Kaufman.
Il protagonista è Caden, un regista teatrale. Va dal dentista e scopre che c'è qualcosa di sbagliato in lui di natura sconosciuta. Inizia così il suo dramma psicologico. "Nei film che scrivo non inserisco più Charlie Kaufman, il fatto che il personaggio porti il mio nome non è detto che sia io. E' la mia collaborazione con gli autori - ha spiegato durante la conferenza stampa - che dà vita al personaggio".
E l'ovvia curiosità sul suo passaggio dalla scrittura alla regia è subito esaudita: "Dovevo farlo era il momento ma non mi sono spaventato. E di questo sono sorpreso. Tra l'altro il progetto era monumentale, con diversi attori e un set molto elaborato. Ma ce l'abbiamo fatta. Ci sono stati momenti di stress. A conti fatti è più difficile dirigere che sceneggiare e il motivo è intuibile: si ha a che fare con questi signori pensanti che si chiamano attori".
Quest'ultimi, capitanati da Philip Seymour Hoffman e Samantha Morton, si dichiarano entusiasti del regista esordiente: "Mai tanta libertà, collaborazione, costruizione insieme dei personaggi". Il rischio di identificazione tra protagonista - un regista teatrale intepretato da Hoffman - e Kaufman era inevitabile". "Ho cercato di evitarlo con tutte le mie forze - dice il neo cineasta - il personaggio è inventato, creato.
Non sono io".
Una sequenza del film, a detta del pubblico, ricorda '8 e 1/2' di Felllini. "Ah sì? Grazie di avermelo detto: in realtà non ho mai visto questo capolavoro di Fellini. Vedo pochi film".
'MY MAGIC'
Collocato negli ultimi giorni del concorso, sottovalutato da compratori e investitori perché viene da un piccolo paese e perché dura quasi come un cortometraggio, 'My magic' di Eric Khoo porta per la prima volta nella massima selezione di Cannes la cinematografia di Singapore. Il regista che mette in scena e drammatizza la vita di Francis Bosco, famoso mangiafuoco tamil che a Singapore ha conosciuto giorni di gloria prima di precipitare nell'oblio.
Il film lo incontra quando ormai ha scelto di annegare la nostalgia nell'alcool, ha perso la moglie che gli vuole togliere anche il figlio adolescente, rischia ogni giorno di non avere più nemmeno il lavoro da barista e si rinchiude nella prigione del suo corpaccione sempre più sfatto. Ma Francis sarebbe pronto a tutto per non perdere la dignità agli occhi dell'unica persona che per lui ormai davvero conti: suo figlio. Così rispolvera l'antica abilita', si veste coi panni del mago che fu, prova ad affascinare di nuovo il suo uditorio con il fuoco.
C'è una nota dolente che supera i confini del documentario (attore e personaggio di Francis sono la stessa persona) nel film di Eric Khoo. E il risultato, benché il film sia destinato a rimanere nell'area più strettamente cinefila della severa selezione di quest'anno, è una pellicola a tratti toccante, spesso doloroso e sincero.