Roma, 6 marzo 2008 - La magica notte del Bernabeu continua a Fiumicino. A notte fonda infatti centinaia e centinaia di tifosi attendono l'arrivo della Spalletti band e tributano un'accoglienza trionfale con un bagno di folla e il festoso 'assalto' al pullman della squadra che solo dopo 20' riesce a farsi strada sotto l'occhio vigile e discreto della polizia.
E' insomma festa grande per la Roma di Totti e De Rossi che fa un solo boccone dei pluricampioni madridisti che escono dal campo a testa china riconoscendo la superiorita' italiana. Poi il lungo abbraccio con i cinquemila tifosi presenti al Bernabeu, le dichiarazioni felici ma comunque misurate negli spogliatoi e la commozione dell'amministratore delegato Rosella Sensi che pensa alla gioia infinita del padre a casa, che questa squadra ha costruito. Poi la lunga volata all'aeroporto Barajas e l'attesa dei giornalisti, tutti insieme nel volo charter che deve riportare in patria i conquistatori del Bernabeu.
Ma gli intoppi si materializzano subito: all'una di notte tutto sembra pronto, ma poi problemi all'imbarco dei bagagli costringono i giallorossi all'attesa all'interno dell'aereo per un'ora e mezzo. Ma non pesa il ritardo: i volti sono distesi finalmente dopo lo sforzo agonistico. In prima fila Bruno Conti si liscia i lunghi capelli e ricorda: ''Al Bernabeu 27 anni fa ho vinto un mondiale e ora la Roma ha compiuto una grande impresa''.
Francesco Totti siede a meta' dell'aereo, dispensa sorrisi, ammicca, i suoi occhi si illuminano quando i compagni lanciano battute. C'e' Luciano Spalletti che ha la forza dei nervi distesi, Vucinic che fa finta di essere tranquillo e cerca di minimizzare che e' stato l'uomo del match, col suo ingresso ha cambiato l'indirizzo della gara. Contenti, ma non al settimo cielo Panucci e Mancini: il primo per i pochi spiccioli di gara disputati, il brasiliano perche' sa di non aver fatto la differenza come avrebbe potuto.
Poi finalmente arriva l'ok e alle 2.30 il volo dell'Air One puo' partire: appena qualche leggere turbolenza arrivando sul Mediterraneo e poi si riguadagna mezz'ora, l'arrivo a Fiumicino e' alle 4.30. Piove e c'e' gran movimento sulla pista: auto della polizia, un pullman che carica la squadra appena mette piede a terra, le festa degli addetti aeroportuali, piccolo anticipo di cio' che accadra' fuori. Nonostante l'ora, nonostante la pioggia sono arrivati infatti a Fiumicino migliaia di tifosi.
Col passare delle ore una parte ha desistito, ma 2-300 irriducibili fanno una specie di muro umano e bloccano il pullman giallorosso. E' un bagno di folla, l'esplosione della gioia, anche un po' scomposta. Slogan, cartelli, canti per magnificare le gesta di Madrid, esaltare il capitano Totti, lo stratega Spalletti ormai affiliato. Qua e la' anche qualche insulto alla Lazio. Poi mentre i giocatori assonnati rispondono con gesti, sorrisi a tanto amore, due ragazzini piu' intraprendenti salgono sul tetto del pullman, aprono una chiusura e cercano di calarsi dentro. Stupore, ironia, ma non c'e' preoccupazione. I poliziotti sorvegliano senza intervenire.
Questo siparietto va avanti mezz'ora, poi il blocco viene spontaneamente rimosso, i tifosi arrotolano gli striscioni, toccano ancora un po' i vetri che li separano dai loro beniamini e se ne vanno via. La squadra e' stanca, ha capito di essere amata. E domenica a Napoli riparte la caccia all'Inter.