Il gip: "Sono 46 i bimbi con irritazioni genitali"
L'ordinanza del magistrato: nei racconti dei bambini descritti i luoghi delle violenze
Roma, 26 aprile 2007 - Non può trascurarsi il dato messo in rilievo dal pm nella sua richiesta, "relativo alla sproporzione che effettivamente è risultata tra le riferite irritazioni dell'area genitale da parte di ben 46 bambini (per quello che risulta) su 64 alunni frequentanti le classi delle tre maestre indagate". Così scrive il gip Elvira Tamburelli nell'ordinanza di custodia cautelare in carcere nell'ambito dell'inchiesta su un presunto giro di pedofili intorno all'istituto comprensivo di Rignano Flaminio, Olga Rovere.
Subito dopo il giudice, nel provvedimento restrittivo che ha riguardato tre maestre, il marito di una di queste, noto autore tv, una bidella ed un benzinaio, a parziale scusante degli insegnanti non coinvolti, e dei pediatri che sono stati sentiti dagli investigatori, ed hanno tentato di minimizzare quanto denunciato, c'è il fatto che questi soggetti "non avevano raccordo tra loro sì da analizzare la reale incidenza del fenomeno".
"Tutte le abitazioni degli indagati sono compatibili come localizzazione e descrizione con quanto indicato dai minori ai genitori. Alcuni bambini anzi riconoscono ed indicano la casa della maestra dove si svolgevano i 'giochi'", scrive ancora il gip.
"La credibilità delle dichiarazioni dei bambini sottoposti a violenze non è dubitabile", spiega il magistrato. E poi aggiunge, che "quando sono stati mostrati i pupazzi e giochi sequestrati alla donna, ed essi ne hanno riconosciuto molti - prevalentemente gli stessi peraltro - specificando che si trovavano in casa della maestra e indicando altresì in quale stanza della medesima, quelli con i quali hanno giocato di più, distinguendo bene da altri pupazzi e giochi simili a quelli che loro stessi possiedono o hanno visto in altri luoghi".
"I 'giochi' - scrive il gip - si svolgevano a casa di P. dove c'era una stanza piena di giocattoli. Ma anche costumi teatrali da scoiattolo, da lupo e tuniche nere e bianche, anche con cappucci, venivano indossate dagli adulti". Secondo l'ordinanza nella stanza c'erano anche "catene di metallo e cerotti adoperati adoperati per la bocca".
Ma i 'giochi', secondo il racconto delle piccole vittime, si sarebbe svolto anche nell'abitazione di un'altra maestra. Un bimbo ne fa una descrizione: "C'era una cucina grande, con un tavolo lungo e un letto su cui i bambini nudi (quattro) fingevano di essere i figli, mentre M. cucinava fingendo di essere la madre".
Nell'ordinanza c'è anche la descrizione di un'altra abitazione indicata al padre di una delle vittime come il "luogo dove erano stati portati più volte a fare i giochi". Qui i bambini venivano spogliati completamente lasciati fuori nudi al freddo "poi li mettevano dentro secchi dell'immondizia e infilavano loro dei cappucci con le corna; li facevano quindi rientrare in casa e i 'grandi', si vestivano di nero e da diavolo con cappucci".
I minori fanno riferimento anche a quegli elementi investigativi che i carabinieri hanno poi incrociato con le testimonianze. Ad esempio si richiama una casetta del tipo chicco col tetto rosso e le pareti bianche che stava a casa della Del Meglio, che però non è stata trovata. "Ma la cui esistenza trova conferma" nelle dichiarazioni di un vicino di casa che ha avuto modo di notare come in casa dell'insegnante e del marito c'era effettivamente una casetta di quel tipo sino al mese di aprile-giugno 2006.
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