«Volevano rapirmi
ma sono scappato"
Paura per l’industriale Achille Boroli, nipote dei fondatori della De Agostini, che racconta: "L'auto mi ha stretto contro il guard rail". Un testimone: "Ho visto i banditi"
NOVARA, 6 luglio 2007 - «FERMATI, fermati lì». E sul Novarese torna l’incubo dei sequestri di persona. «Hanno cercato di bloccarmi. Quella monovolume era lì ferma. Mi aspettava all’uscita dal casello e ho imboccato il raccordo per la tangenziale. E’ partita appena l’ho superata. A bordo erano in due. Ho fatto poche decine di metri. Mi hanno stretto per due volte contro il guardrail. Ho sterzato, sono riuscito a sfuggire e mi hanno inseguito». Il giovane che fa il suo racconto negli uffici della squadra mobile di Novara è lucido, preciso.
A pochi mesi da quello di Barbara Vergani, è ancora incubo sequestri nella stessa zona. E stavolta il nome è squillante, pesante: Achille Boroli, 31 anni, nipote dei fondatori della casa editrice De Agostini.
POI UNA BIFORCAZIONE e la famiglia ha preso strade diverse. Oggi Achille Boroli, col padre Silvano e la madre Elena, si occupa come responsabile marketing dell’azienda di famiglia che produce vini e spumanti ad Alba. La storia di famiglia s’intreccia con quella terribile dei ‘missing’ negli anni ‘70. La zia paterna di Achille è Marcella Boroli, rapita a Milano nell’ottobre del 1978 e rilasciata due mesi dopo.
LE SETTE E MEZZO di mercoledì sera al casello di Novara Est, autostrada A4 Torino-Milano. Achille Boroli ha lasciato gli uffici dell’azienda editoriale di famiglia in via Grassi. Anche se la residenza è ad Alba, torna in quella che di fatto è la sua casa, nel centro storico di Novara, dove abita con la moglie sposata un anno fa. Al casello un intoppo blocca la sua Laguna. Il telepass non funziona.
DIETRO LA VETTURA dell’impreditore, ferma con le quattro frecce accese, si forma una coda sempre più lunga di auto. Qualcuno attende pazientemente; molti altri, innervositi si sfilano e cambiano casello. Quando la sbarra finalmente si alza, Boroli trova ad attenderlo una monovolume scura, forse una Ulisse.
APPENA LA LAGUNA si avvia, l’altra vettura le si affianca sulla sinistra cercando di stringerla contro il guardrail. A bordo ci sono due uomini di 40-45 anni, entrambi bianchi. Uno dei due, sporgendo il braccio dal finestrino, intima di bloccarsi. «Fermati, fermati lì», ordina. Parlano italiano. Boroli non perde tempo e non smarrisce il sangue freddo. E’ un automobilista provetto: anche ieri, dopo la brutta avventura della sera prima, è andato a correre all’autodromo di Monza.
RIESCE A SOTTRARSI alla stretta e a ripartire sgommando per un centinaio di metri. La monovolume non allenta la presa. Si affianca nuovamente alla Laguna, la stringe questa volta sulla destra. Boroli riesce ancora a svicolare, si getta a sinistra e imbocca la tangenziale verso Galliate. Intanto comincia a telefonare al 113 col cellulare. Non è finita.
LA MONOVOLUME lo insegue per un paio di chilometri prima di desistere. Boroli raggiunge la piazzola di un distributore Ip a Trecate, scende, si nasconde dietro una siepe. Lì lo trovano le volanti del 113 che lo accompagnano in questura formando un piccolo corteo con al centro la Laguna di Boroli.
L’allarme è generale e raggiunge anche la Direzione distrettuale antimafia di Torino. Ieri mattina Achille Boroli è stato ascoltato anche dagli agenti della squadra mobile di Milano.
UNA TESTIMONIANZA, quella di un ingegnere che era alla guida della sua auto e ha assistito all’intero film dell’azione, durato meno di dieci minuti, toglie ogni dubbio sul fatto che si sia trattato di un tentato di sequestro. «Ero fermo al casello e ho visto tutto — ha detto in questura — quella monovolume che inseguiva la Laguna che cercava di sfuggire sgommando. Stamattina quando ho sentito la radio ho capito di avere assistito a un fatto grave».
A TENTARE di rapire il giovane Boroli sarebbe stata una banda italiana, un commando raccogliticcio che si sarebbe formato per l’occasione.Quella di un litigio a distanza fra automobilistiè l’ipotesi che ha galleggiato per qualche ora, in alternativa a quella del sequestro. Achille Boroli è il terzo dei quattro figli di Silvano Boroli, a suo tempo manager della De Agostini ed ex senatore di Forza Italia. E’ nel 1997 che Silvano ed Elena Boroli decidono di entrare anche nel settore della vitivincoltura. Piemontesi doc, decidono di produrre vino nelle Langhe. Due grandi cascine formano l’azieda di Alba.
dall’inviato GABRIELE MORONI
- Precedente: Welby, verrà sentita la vedona Mina
- Successivo: Morta dopo intervento di asportazione tonsille Donati gli organi
LE NEWS SUL TUO PC



