Caso Mele, parla la squillo:
"Non ho portato io la droga"
E' un fiume in piena la ragazza finita all'ospedale dopo una notte di sesso e cocaina assieme al parlamentare dell'Udc Cosimo Mele
Roma, 31 luglio 2007- «Sono distrutta, la mia vita è finita dopo questa storia con il politico, mia madre e mio fratello, che fa il poliziotto, hanno scoperto come vivo e cosa faccio ma io ho la coscienza a posto, non ho commesso reati, non ho neanche bisogno di un avvocato». Voce incrinata di stanchezza e di rabbia, uno sfogo come un fiume in piena quello, in un'intervista ad un quotidiano nazionale, F. Z., la ragazza squillo finita all'ospedale dopo una notte di sesso e cocaina all'Hotel Flora assieme al parlamentare dell'Udc Cosimo Mele.
«Ho letto le sue dichiarazioni ai giornali e -aggiunge- la verità è stata completamente stravolta. Io non l'ho denunciato e lui non solo non mi ha neanche telefonato per ringraziarmi ma, anzi, mi fa apparire in questo modo». «Io non ho portato assolutamente nulla. Mai. E le pasticche non le ho mai prese in vita mia, tra l'altro mi fanno paura. E poi ci sono le analisi che parlano chiaro» «Ascolti,-dice ancora- come sono andate le cose lo so io e lo sa la polizia. Mi hanno torchiata dalle 8 del mattino alle 6 di sera, sono venuti a prendermi in ospedale. Ero sporca, sudata, semisvestita. È stato un vero tormento, non mi sono mai sentita così umiliata in vita mia. Sa quanti mi hanno chiamata dicendo: lo so che sei tu. Nel nostro ambiente mettersi troppo in vista, finire sui giornali non va bene. Io sono una persona comune, voglio vivere una vita anonima».
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