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A cura di
Matteo Leonelli
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05/08/2007 00:03
COME HINA

Picchiano e legano la figlia
La Cassazione: Tutti assolti"

La ragazza era stata "punita" da padre, madre e fratello di fede islamica perché i suoi comportamenti non erano ritenuti conformi alla loro cultura. Accolta la tesi della difesa: i parenti volevano evitare che la giovane si suicidasse

cassazione Roma, 2 agosto 2008 - Una giovane picchiata e immobilizzata da madre, padre e fratello (di fede islamica e origine magrebina) per punirla "per la sua frequentazione di un amico e più in generale per il suo stile di vita, non conforme alla loro cultura". Malgrado questo la Cassazione non ha ritenuto di dover condannare i tre, confermando quindi le assoluzioni della Corte di Appello di Bologna.

 

La procura del capoluogo emiliano aveva chiesto le condanne per sequestro di persona e maltrattamenti, ma invece è stata accolta la tesi del tribunale di secondo grado (mentre i giudici di primo grado avevano condannato i tre picchiatori) in base alla quale la ragazza era stata legata per il suo bene (avendo minacciato di suicidarsi per paura delle violenze) e i maltrattamenti non erano da ritenersi abituali, essendo accaduti solo tre volte e per di più "motivati dai comportamenti della figlia ritenuti scorretti".

 

Senza successo, dunque, il Pg di Bologna ha inoltrato reclamo alla Suprema Corte contro l'assoluzione decisa il 26 settembre 2006 nonostante Fatima - ha sottolineato - fosse "stata segregata e liberata solo per essere poi brutalmente picchiata dai congiunti che la volevano punire per la frequentazione di un amico e più in generale per il suo stile di vita, non conforme alla loro cultura". Quanto al venir meno dell'accusa di sequestro, la Cassazione replica che "nessun vizio e' riscontrabile" in quanto "dall'istruttoria dibattimentale del primo giudizio era emerso con certezza che la ragazza, terrorizzata dalle possibili ritorsioni dei familiari perché non si era recata al lavoro incontrandosi con un uomo, aveva minacciato di suicidarsi".


Dunque, i familiari sono stati costretti a legarla per evitare che la ragazza commettesse "atti di autolesionismo". Quanto al reato di maltrattamenti, la Cassazione dà per buono il punto di vista della Corte di Appello che ha ritenuto che non sussistesse la "piena abitualita' delle condotte violente", in particolare quelle del padre che - in maniera provata - l' aveva già picchiata in "tre soli episodi nell'arco della vita di Fatima, peraltro - soggiunge la Suprema Corte - tutti motivati da comportamenti della figlia ritenuti scorretti e quindi non esprimenti il necessario requisito di volonta' di sopraffazione e disprezzo".



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