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Cronaca

IL GIALLO DI GARLASCO

Il pc, l'arma, i vicini: tocca ai Ris
Il padre di Chiara: "Voglio la verità"

Nuovo sopralluogo nella villetta del massacro. Da un'impronta sulla porta spuunta l'ipotesi di una tentata fuga della ragazza dal suo assassino. E si parla di due killer. L'appello della famiglia Poggi al Tg1

alberto stasi, fidanzato di chiara GARLASCO (Pavia), 26 agosto 2007 - DOMATTINA gli uomini del Ris torneranno nella villetta di via Pascoli. A conferma della complessità delle indagini sull’omicidio di Chiara Poggi, come ammesso dal procuratore capo di Vigevano, Alfonso Lauro, gli specialisti del reparto scientifico dei carabinieri avrebbero predisposto un nuovo sopralluogo sulla scena del crimine, a due settimane esatte dal delitto.


Intanto ieri sono stati setacciati gli effetti personali di Chiara: la sua agenda e il suo cellulare. Ma, ancora una volta, ne è uscito il ritratto di una ragazza «semplice e pulita», come ha spiegato un investigatore, una ragazza tutta casa, ufficio e fidanzato: nessun appunto insolito, nessun numero sospetto, nessuna chiamata inattesa. E le indagini proseguono. Gli investigatori vogliono riascoltare non solo amici e conoscenti, ma anche i vicini, per verificare i vari avvistamenti in via Pascoli nella mattina di lunedì 13 agosto, dalla fantomatica bicicletta da donna nera al fuoristrada nero con alla guida una donna. E tra i gialli nel giallo spunta pure quello dei computer che farebbe vacillare l’alibi del fidanzato di Chiara.



NUOVO SOPRALLUOGO. Secondo indiscrezioni si dovrebbe trattare di una perquisizione accurata della villetta di via Pascoli. Gli investigatori potrebbero cercare conferma alla presunta mancanza dalla casa di un oggetto che sarebbe compatibile con le ferite riportate dalla ragazza uccisa. Indiscrezioni, non confermate, puntano l’attenzione su un calzascarpe in metallo, di quelli con il manico abbastanza lungo, con una pesante impugnatura. I familiari di Chiara sono entrati nella loro casa, sempre sotto sequestro, una sola volta, nella mattina di martedì 14: da un primo inventario era emerso che non mancava alcun oggetto.


Ma in un secondo momento sarebbe tornato alla mente il calzascarpe, che potrebbe non essere stato più visto nel seminterrato. Se non venisse trovato nella nuova perquisizione, potrebbe essere l’arma del delitto. E il particolare avvalorerebbe l’ipotesi di un omicidio non premeditato.


I RISULTATI DEGLI ESAMI. Il summit fissato in procura a Vigevano per domattina potrebbe slittare al giorno successivo. In realtà gli esiti degli esami sul materiale biologico non sono attesi prima della fine del mese. Ma un primo confronto tra Ris ed esperti della medicina legale, domani o martedì, dovrebbe nel frattempo chiarire la dinamica del delitto. Contrariamente a quanto si era ipotizzato all’inizio — Chiara aggredita nell’ingresso subito dopo aver aperto la porta al killer — la ragazza potrebbe invece essere stata colpita mentre tentava di scappare uscendo da casa.


E l’impronta di una mano trovata sul lato interno della porta d’ingresso potrebbe essere stata lasciata dall’assassino, mentre bloccava la via di fuga alla sua vittima. Ma non è escluso neppure che sulla scena del crimine non ci fosse una sola persona, anche se l’autopsia ricondurrebbe le ferite a una sola mano.



NUOVE TESTIMONIANZE. Tra le molte persone che i carabinieri vogliono ascoltare di nuovo, ci sono i vicini di casa. Chi è entrato e uscito nella via Pascoli, a fondo chiuso, nella mattinata di lunedì 13 agosto? L'unica testimone è la madre di una vicina, che con la figlia in ferie è andata a bagnare i fiori quella mattina. La donna, la stessa che aveva segnalato la presenza della bicicletta appoggiata sul muro di casa Poggi, sarebbe stata sulla terrazza dalle 9 alle 10. E non avrebbe visto passare nessuno. Un altro vicino ha invece raccontato di un suv, o fuoristrada, nero, guidato da una donna, che avrebbe fatto inversione a U in fondo alla via. Ma non è chiaro a che ora.



I COMPUTER. Secondo indiscrezioni circolate insistentemente nelle ultime ore, gli investigatori non avrebbero trovato conferme che Alberto Stasi, come ha sempre dichiarato, quella mattina fosse rimasto al computer a scrivere la tesi. I computer in mano agli inquirenti sono due: un portatile, consegnato da Alberto quando ancora non era indagato, e un pc fisso, portato via durante la perquisizione di casa Stasi lunedì 20. L’avvocato Lucido si dice certo che il portatile confermerà l’alibi del suo assistito.

di Stefano Zanette










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