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Cronaca

IL GIALLO DI GARLASCO

Il procuratore: "Trovate tante tracce"
Il padre di Chiara: "Voglio la verità"

Nuovo sopralluogo stamattina nella villetta dei Poggi: nel garage trovate altre tracce che potrebbero fornire elementi utili per incastrare l'assassino di Chiara. L'appello della famiglia Poggi al Tg1

alberto stasi, fidanzato di chiara GARLASCO (Pavia), 27 agosto 2007  - C'è speranza nei Ris. Ovvero, le speranze di risolvere il giallo di Garlasco sembrano essere concentrate tutte nell'opera della scientifica. Tanto perchè, come fa sapere il procuratore di Vigevano, Alfonso Lauro, "nel corso delle indagini, gli investigatori hanno rinvenuto tantissime tracce", quanto perchè "le certezze sono poche" e il procuratore confessa che ancora si "deve valutare se cercare in ambito familiare o altrove" il responsabile dell'omicido. Le indagini quindi si prevedono "lunghe, complicate e difficili" e "non si fanno come in televisione, perchè l'idea di questa Procura è non danneggiare chi è coinvolto nella vicenda: non vogliamo lasciare cadaveri di altro genere in questo cammino".

 

"I Ris ci hanno chiarito un po' le idee - ha aggiunto Lauro - qui non c'è un soggetto trovato con la pistola in mano. Adesso è un pochino più chiaro il contesto pratico dell'ambiente in cui si è svolto il fatto". A una richiesta di delucidazione su questo punto, Lauro ha risposto: "Una casa, una villetta è fatta da vari ambienti. Non avevamo neanche chiaro dove fosse cominciata l'aggressione". A quindici giorni dal ritrovamento del corpo di Chiara Poggi nessun elemento sembra ancora in grado non solo di indicare con certezza un presunto responsabile, ma nemmeno di individuare una pista sulla quale muoversi.

 

Così, resta ancora sospesa l'attesa per i risultati dei Ris nei cui laboratori si continuano a cercare dettagli importanti: anche stamattina gli uomini del corpo sono tornati nella villa dell'orrore per raccogliere quanto ancora giudicato utile. Da loro si atendono risposte su quell'impronta stampata sulla porta, sul sangue e su quei frammenti disseminati sulla scena del delitto (il capello, forse altro). Di certo in Procura, come testimoniano anche le dichiarazioni del procuratore Lauro, non s'attendono una soluzione piovuta del cielo e si continua a scandagliare ogni elemento utile. "L'Arma sta impiegando le sue migliori risorse per cercare di risolvere questo caso. Continueremo a lavorare con i Ris di Parma", ha affermato il colonnello Mario Bellitto, comandante della compagnia dei Carabinieri di Vigevano al termine del 'summit'.

 

Nel frattempo Alberto Stasi rimane inchiodato alla posizione di unico indagato, sotto il peso delle contraddizioni - che vanno dal viso sporco di sangue e ricordato bianco, al colore del pigiama identificato con troppa sicurezza, fino alle suole delle scarpe troppo pulite per aver calpestato il pavimento sporco di sangue - è appeso all'esile filo di un alibi 'informatico', ancora nè smentito nè confermato: Stasi dice di aver lavorato al computer la mattina del delitto; ora il proseguo normale d'una vita umana può essere vincolato alla memoria d'una macchina.










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