Ora Michele e Roberto rischiano il rinvio a giudizio: avrebbero consumato un rapporto orale e non un semplice bacio. Intanto l'Arcigay denuncia un altro episodio di omofobia Commenta la notizia
Roma, 11 settembre 2007 - Non solo un bacio, ma un vero e proprio "rapporto orale" si è consumato la sera del 27 luglio scorso, nei pressi del Colosseo, tra i due gay Roberto L. e Michele F.
Insomma, avevano avuto ragione i carabinieri che li denunciarono per atti osceni in luogo pubblico.
La ricostruzione di quanto avvenuto e la verifica delle diverse versioni è contenuta nel deposito atti che la Procura di Roma ha fatto in merito alla vicenda. Il pm Pietro Pollidori si prepara a chiedere il rinvio a giudizio per i due giovani, di 27 e 28 anni, per la fattispecie contestata dai militari della compagnia Roma centro e che aveva suscitato numerose polemiche.
A rendere noto il fatto era stata l'associazione Arcigay dopo che Roberto e Michele avevano raccontato l'episodio - continuando a parlare di bacio - al numero verde 800 713 713 Gay Help Line. Il 2 agosto è stato anche organizzato un "bacio pubblico di tutte le coppie gay e lesbiche della Capitale, per ricordare che baciarsi non è un reato". Gli investigatori, in particolare, hanno denunciato i due giovani per atti osceni in luogo pubblico, in base all'articolo 527 del codice penale. Secondo i carabinieri quanto era stato fatto dai due giovani omosessuali era "palese ed inequivocabile".
SEI GAY? VIETATO DONARE SANGUE
"Abbiamo appreso dello sconcertante episodio avvenuto in Provincia di Roma - dichiara Fabrizio Marrazzo, presidente Arcigay Roma - a una coppia di ragazzi gay è stata proibita la donazione del sangue. Anche nel 2005 avevamo denunciato un episodio simile a Roccagorga, dove in una struttura convenzionata per la raccolta del sangue erano ancora presenti i vecchi moduli che escludevano gli omosessuali come donatori, norma che è stata abrogata nel 2001 dal decreto del ministro Veronesi, in quanto la donazione viene proibita alle persone che hanno rapporti sessuali a rischio, e non più a categorie di persone, come ad esempio le persone omosessuali, anche se abbiamo rilevato in questi anni diversi episodi di non rispetto della nuova normativa».
«Infatti - continua Marrazzo - proprio nel 2005 dopo le nostre denunce l'allora Ministro Storace diede mandato agli ispettori del ministero di verificare la sostituzione dei moduli. Purtroppo, non basta cambiare i moduli ma bisogna effettuare dei piani di formazione per tutto il personale sanitario, proposta che abbiamo avanzato sin dal 2004 alla Regione Lazio, mettendo a disposizione i nostri formatori, non solo in merito alla questione della donazione del sangue, ma anche in merito al riconoscimento del partner della persona omosessuale da parte del personale medico sanitario, e alle altre forme di discriminazione che le persone lesbiche e gay subiscono».
«In questi anni - aggiunge - abbiamo ricevuto molte segnalazioni al nostro numero verde 800 713 713 Gay Help Line, dove molti gay, lesbiche e trans, hanno denunciato episodi di discriminazione negli ambienti ospedalieri, recente il caso di una ragazza transessuale, verso la quale una infermiera di origine islamica si è rifiutata di assisterla. Per affrontare tali casi, stiamo collaborando con il Tribunale del Malato ed Nps - Network Persone Sieropositive, ma vi è la necessità di un forte supporto istituzionale».
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