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Cronaca

DOSSIER CARITAS

E' boom di immigrati in Italia
Salvo barcone carico di clandestini

Alla fine del 2006 gli stranieri regolari presenti erano quasi 3,7 milioni. Dato che colloca l'Italia subito dopo la Germania tra i più grandi paesi di immigrazione della Ue

cantiere Roma, 30 ottobre 2007 - Sempre più numerosi, più radicati e con progetti di vita a lungo termine, gli immigrati rappresentano ormai un fenomeno tutt'altro che marginale che si configura come un aspetto innovativo e qualificante della società italiana. È quanto emerge dalla nuova edizione del "Dossier Statistico Immigrazione", redatto dalla Caritas Italiana e dalla Fondazione Migrantes, con il contributo di oltre 100 redattori di organizzazioni internazionali, strutture pubbliche nazionali, università, enti locali e organizzazioni che si occupano di immigrazione. Il volume, 60 capitoli e 512 pagine, presentato oggi a Roma e nei diversi capoluoghi di regione traccia una fotografia dettagliata del "pianeta immigrazione" nel nostro paese.


Alla fine del 2006 gli stranieri regolari presenti in Italia, rileva il rapporto, erano poco meno di 3,7 milioni, per la precisione 3.690.000, tra comunitari e non comunitari, con un'incidenza sulla popolazione totale del 6,2% e per un aumento pari al 21,6%. L'Italia, spiega il rapporto, si colloca, con la Spagna, subito dopo la Germania tra i più grandi paesi di immigrazione dell'Unione Europea e, per quanto riguarda l'incremento annuale, i due paesi mediterranei non hanno uguali in Europa, superando in proporzione gli stessi Stati Uniti (che, con una popolazione cinque volte superiore a quella italiana, registrano l'ingresso di un milione di nuovi immigrati all'anno).


Le persone coinvolte nelle quote annuali (più del doppio rispetto alle 250.000 dell'anno precedente), insieme alle altre venute in Italia, specialmente per ricongiungimento familiare, hanno portato la popolazione immigrata ad aumentare di un sesto (più di mezzo milione di unità) alla fine del 2006. Nel passato gli aumenti rilevanti della popolazione straniera avvenivano a seguito delle regolarizzazioni; negli ultimi due anni ciò è avvenuto anche in assenza di tali provvedimenti.

 

Una presenda diffusa su tutto il territorio ma con una ripartizione assai disomogenea. Secondo il rapporto, infatti, la ripartizione territoriale dei soggiornanti stranieri a fine 2006 vede 6 immigrati su 10 inseriti nel Settentrione, il 33,7% nel Nord Ovest e 25,9% nel Nord Est, in termini assoluti circa 1 milione e 250 mila nella prima area e quasi 1 milione nella seconda. Seguono le regionei del Centro con circa 1 milione di presenze, pari al 26,6%, e le regioni del Sud con il 13,8%, pari a più di mezzo milione di persone.


Il tasso medio d'aumento dei soggiornanti regolari (+16,1%) è stato soggetto a scarti contenuti: al di sotto, si collocano il Nord Ovest e il Centro e, al di sopra, il Nord Est e le Isole, mentre le regioni del Sud aumentano complessivamente del 21,0%. Se anche nel biennio 2007-2008 i flussi continuassero con la stessa vivacità, i cambiamenti sarebbero notevoli: la Lombardia passerebbe da 850.000 a più di un milione di presenze; il Veneto, l'Emilia Romagna e la provincia di Roma supererebbero il mezzo milione di unità; il Piemonte sfiorerebbe le 400 mila, la Toscana le 350 mila, la Campania le 200 mila e le Marche le 150 mila unità, mentre al di sotto delle 100 mila unità resterebbero solo il Trentino Alto Adige e l'Abruzzo (per giunta non lontane da quel livello), insieme alla Sardegna, alla Basilicata, al Molise e alla Valle d'Aosta.


Già attualmente la Lombardia accoglie un quarto di tutti i residenti stranieri e, insieme ad altre regioni del Nord e del Centro, totalizza i valori più alti, sia per quanto riguarda l'incidenza degli immigrati sulla popolazione residente che quella dei minori tra la popolazione straniera.

 

Secondo la stima del Dossier la presenza straniera è costituita per la metà da europei: in particolare, quelli dell'Est Europa, dal 2000 al 2006, sono aumentati di 14 punti percentuali, mentre l'Africa ne ha persi 5 e l'Asia e l'America 2 ciascuna: tutte le aree, comunque, sono notevolmente cresciute numericamente. Oggi, in sintesi, ogni 10 presenze immigrate 5 sono europee, 4 suddivise tra africani e asiatici e 1 americana.


Gli 880 mila immigrati provenienti dall'UE a 27 (25,9%) quasi si equivalgono con gli altri immigrati provenienti dai Balcani e dagli altri paesi dell'Est Europa (25,3%) e denotano nell'insieme una forte presenza europea. La Romania (556.000 presenze, secondo la stima del Dossier) sfiora un sesto del totale (15,1%) e distanzia di quasi cinque punti il Marocco (387.000) e l'Albania (381.000). Poco meno di 200.000 unità hanno l'Ucraina (195.000) e la Cina Popolare (186.000), entrambe con la percentuale del 5%. Le Filippine si attestano a quota 113.000, cifra dalla quale non sono lontane la Moldavia, la Tunisia, l'India e la Polonia. Vi è quindi un gruppo compreso tra le 80.000 e le 50.000 unità: Serbia, Bangladesh, Perù, Egitto, Sri Lanka, Ecuador, Macedonia, Senegal, Pakistan e Stati Uniti.


È diversa, invece, la graduatoria dei residenti stabili, che a livello nazionale vede l'Albania precedere, nell'ordine, il Marocco e la Romania. I gruppi nazionali hanno una loro spiccata vocazione territoriale. Ad esempio, nel Friuli Venezia Giulia i cittadini dei paesi dell'ex Jugoslavia costituiscono quasi un quarto del totale (per la vicinanza geografica); gli ecuadoriani sono un quinto degli stranieri nella Liguria (per i rapporti di quella regione con l'America Latina); i filippini e i polacchi sono molto ben rappresentati nel Lazio, e specialmente a Roma.

 

Per offrire una visione globale della presenza regolare straniera, il Dossier ha conteggiato anche i minori di 14 anni che, per via della loro età, non sono personalmente in possesso di un titolo di soggiorno e li ha inclusi nella categoria dei motivi familiari che, rispetto all'anno precedente, ha registrato (anche a seguito di questo nuovo conteggio) una maggiorazione di 6 punti percentuali, ridimensionando di conseguenza l'incidenza percentuale degli altri motivi.


Le presenze per lavoro e per ricongiungimento familiare (92,1% del totale) esercitano congiuntamente un peso molto elevato. La prevalenza di questi motivi sottolinea quanto siano diffusi i progetti migratori a lungo termine, probabilmente per lo più a carattere definitivo, tra la popolazione immigrata. Solo una volta raggiunta un'accettabile stabilità socio-economica è possibile portare a compimento questo tipo di progettualità realizzando, ad esempio, la costruzione o l'acquisto di una casa, la formazione o la ricomposizione del nucleo familiare, l'impegno educativo nei confronti dei figli. Il Nord Italia continua ad essere il principale polo di attrazione delle presenze per lavoro (59% sul totale nazionale), il Centro si trova nettamente distaccato (26,4%) e ancora di più il Meridione (14,7%). Si delinea una marcata struttura a triangolo rovesciato: una base molto ampia al il Nord, che va restringendosi mentre si scende lungo la penisola.

 

Dopo l'ingresso della Romania e della Bulgaria nella Ue, l'Italia non è più il fanalino di coda per la presenza di immigrati comunitari, che ormai costituiscono un quarto del totale delle presenze. Il loro numero, rileva il rapporto, è aumentato in misura notevole a seguito del penultimo allargamento dell'Unione (10 maggio 2004) e di quello più recente (10 gennaio 2007): tra le prime dieci collettività di immigrati si inseriscono, appunto, la Romania (più di mezzo milione di soggiornanti) e la Polonia (poco meno di 100 mila).


Per quanto riguarda i minori, sottolinea la Caritas, a seguito della stabilizzazione intervenuta dopo la regolarizzazione del 2002, molti adulti si sono fatti raggiungere dalle loro famiglie, il numero dei minori è andato aumentando (665.626 a fine 2006, 80.000 in più rispetto all'anno precedente) come pure la loro incidenza sul totale della popolazione straniera (22,6%, circa 6 punti percentuali in più rispetto al dato dei soli italiani). La loro presenza è particolarmente elevata nelle regioni del Nord e in alcune del Centro, con le punte massime di quasi il 25% nel Veneto e del 24% nella Lombardia e nelle Marche, valori del 17%-18% in alcune regioni meridionali (Molise, Basilicata e Sicilia), del 16% in Campania. La Sicilia e la Puglia riportano il 22%.

 

Anche il crescente numero di nati da entrambi i genitori stranieri (56.765 nel 2006) e gli alti livelli di natalità (intorno al 21 per mille) indicano il radicamento delle famiglie e il loro apporto contro l'invecchiamento della popolazione. I nati stranieri costituiscono ormai il 10,3% del totale delle nuove nascite, valore che arriva al 17% in Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna e scende all'1-2% in quasi tutte le regioni del Sud, ad eccezione dell'Abruzzo. I figli di immigrati sono 1 ogni 5 nuovi nati a Prato e Brescia e 1 ogni 4 a Reggio Emilia, Treviso, Vicenza e Modena.


Per quanto riguarda le donne, il Rapporto rileva come negli ultimi anni la componente femminile è cresciuta in maniera più marcata di quella maschile nella maggior parte delle regioni, anche a seguito delle occupazioni legate ai servizi alle famiglie o ad altri tipi di attività lavorativa, così che sostanzialmente si è arrivati a un rapporto paritario tra i sessi. La stima delle donne straniere a fine 2006, elaborata dal Dossier Caritas/Migrantes, è di 1.842.000 unità regolarmente presenti nel nostro paese, pari al 49,9% del totale degli immigrati (7 punti percentuali in più rispetto al 1991) e ciò conferma il costante e consolidato protagonismo femminile nell'attuale processo migratorio. Vi sono punte ragguardevoli di "femminilizzazione" in alcune regioni del Sud, come nel caso della Campania (61,7%) e della Calabria (56,8%). Più bassa è invece la percentuale al Nord (48,4%, così ripartito: Nord Ovest 48,6% e Nord Est 48,3%), mentre l'incidenza è superiore al 50% al Centro (54,2%), per raggiungere il 56,8% nel Sud e calare al 49,7% nelle Isole.

 

Anche la scuola italiana accoglie ormai più di mezzo milione di studenti con cittadinanza straniera (a.s. 2006/07), che raggiungono un'incidenza del 5,6% sulla popolazione scolastica totale, con valori più che raddoppiati (1 ogni 8 alunni) in alcuni contesti. Milano e Roma sono le aree in cui la presenza di alunni stranieri è più consistente: rispettivamente 48.000 e 40.000 studenti con cittadinanza estera. Scarsa è la presenza di questi studenti nei licei (solo 9.000 candidati alla maturità), concentrati invece in 4 casi su 5 negli istituti tecnici e professionali.

 

In Italia, infine, le lingue parlate dagli immigrati sono circa 150. Rispondono a questa molteplice presenza linguistica i 172 programmi radio, le 20 trasmissioni televisive e le 29 testate in lingua estera (i programmi radio-televisivi possono trasmettere anche in italiano) interamente dedicate agli immigrati: 7 in lingua spagnola, 3 in inglese, 3 in portoghese, 2 per cinesi, albanesi, ucraini e romeni, 1 in punjabi, francese, polacco, bulgaro, pakistano, russo, tagalog e arabo (censimento del 2005).


Per quanto riguarda il mondo del lavoro secondo l'apposita indagine dell'Istat, nel 2006 la forza lavoro straniera ammonta a 1.475.000 persone (1.348.000 occupati e 127.000 disoccupati, con un tasso di disoccupazione dell'8,6%), per quasi i due terzi concentrati nel Nord, per un quarto nel Centro e per circa il 10% nel Mezzogiorno.
Quanto ai settori, il 40% degli stranieri lavora nell'industria e il 55% nel terziario, mentre è ridotta la componente inserita in agricoltura. Più di un quarto degli occupati stranieri lavora in orari disagiati: il 19% la sera (dalle 20 alle 23), il 12% la notte 7 (dopo le 23) e il 15% la domenica. L'85% è occupato come dipendente.
Il loro tasso di attività (73,7%) supera di circa 12 punti percentuali quello della popolazione italiana.










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