Il cappellano della Marina Militare: ''Sento parlare di intolleranza, ma noi vogliamo giustizia, severa, austera, ma non intolleranza''. La pastore valdese, che ha coofficiato il rito: verrà il tempo "in cui la giustizia arriverà" Commenta
Roma, 3 novembre 2007 - Una rosa rossa sulla bara di acero di Giovanna Reggiani a segnare il legame indissolubile con suo marito Giovanni Gumiero, uomo forte, ma che non ha nascosto le lacrime e il dolore durante i funerali nella basilica romana di Cristo Re. Un simbolo e una promessa allo stesso tempo: la mitezza e l'amore che Giovanna ha incarnato, insieme alla garanzia che la morte della 47enne aggredita a Tor di Quinto non sarà inutile. Il messaggio venuto da Cristo Re è duplice: troppo grande in questo momento la necessità che la giustizia "faccia il suo corso", e risolva presto una vicenda quasi assurda; troppo importante non fare prevalere gli istinti rabbiosi e l'intolleranza contro un'intera comunità, quella romena, ora più che mai sotto la lente d'ingrandimento.
IL DOLORE DEL MARITO
''Non e' giusto, non e' giusto'': queste parole sono state sussurrate in chiesa da Giovanni Gumiero, il capitano di vascello della Marina Militare marito di Giovanna Reggiani, quando i colleghi uno ad uno con le lacrime agli occhi lo hanno abbracciato.
In un dolore composto, rigoroso, l'uomo per un momento con i suoi compagni di lavoro si e' lasciato andare, ed ha detto agli altri quanto sia difficile accettare la morte della moglie.
Sempre durante quegli abbracci si e' chiesto ripetutamente ''perché, perché', con un filo di voce, udibile solo da chi gli stava vicino
LE OMELIE
In una chiesa affollata, per assistere ad una cerimonia mista valdese e cattolica durata un'ora e 10 minuti, l'appello a fare presto giustizia non è mancato, anzi è stato molto deciso. E' arrivato dalle parole della Pastora Maria Bonafede, moderatrice della Tavola Valdese, ma anche del Pastore valdese, Antonio Adamo, e di monsignor Patrizio Benvenuti, cappellano della Marina Militare. "C'è il rischio che il gesto di una persona penalizzi un'intera comunità - ha detto Maria Bonafede -. Ma anche che si sollevino campagne di odio come è appena accaduto" C'è il tempo "in cui la giustizia arriverà, ma ci deve essere anche il tempo per ragionare perché la giustizia punisce i colpevoli e non cerca capri espiatori".
''Sento parlare di intolleranza, ma noi vogliamo giustizia, severa, austera, ma non intolleranza''. sono le parole del cappellano della Marina Militare, nella sua omelia durante il funerale di Giovanna Reggiani. L'intolleranza, ha proseguito il cappellano, ''e' foriera di tensioni pericolose, su questo terreno cresce la malaerba, la dittatura''
I FAMILIARI
Nessun odio da parte della famiglia Reggiani, ma molta commozione. A cominciare da Luca Reggiani, fratello di Giovanna: "La mamma - ricorda - ci ha insegnato la tolleranza e l'importanza dell'amore. Il silenzio non è sempre qualche cosa di vuoto". In prima fila i familiari della vittima, dai genitori di Giovanna, Mario e Francesca, alle sorelle Maddalena e Paola.
POLITICI IN SILENZIO
Un messaggio, quello della moderazione, condiviso in particolare dal sindaco di Roma, Walter Veltroni, seduto oggi nelle prime file durante la cerimonia. Accanto a lui, il prefetto di Roma, Carlo Mosca, il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, il ministro dell'Interno, Giuliano Amato, il leader di Alleanza Nazionale, Gianfranco Fini, il leader Udc, Pier Ferdinando Casini, Antonio Tajani e Fabrizio Cicchitto di Forza Italia, l'ex ministro di An, Gianni Alemanno, il membro del cda Rai, Alessandro Curzi, il presidente di Italia Nostra, Carlo Ripa di Meana con la moglie Marina. Presenti le massime autorità militari, dal comandante della Marina militare, Paolo La Rosa, il comandante dei carabinieri, Gianfranco Siazzu.
Poche le parole pronunciate dai politici presenti. Misura e sobrietà sono stati i tratti distintivi di quest'ultimo saluto. A parlare, brevemente, è stato il senatore a vita, Francesco Cossiga: "Oggi non faccio dichiarazioni, perché io non devo né prendere né perdere voti". Consiglio seguito evidentemente anche da altri che, come Veltroni, hanno preferito il retro della basilica del quartiere Prati, per uscire evitando telecamere e taccuini. All'esterno, invece, al termine della cerimonia, non sono mancate sporadiche urla di protesta indirizzate soprattutto ai politici. Qualcuno ha gridato all'ergastolo, altri hanno chiesto le dimissioni di Veltroni.
La salma di Giovanna Reggiani, che sarà cremata, è uscita dalla basilica di Cristo Re tra gli applausi sinceri della folla, con il marito Giovanni che recava in mano la rosa rossa che lui stesso ha voluto regalarle per l'ultima volta. A lui si è rivolto così don Patrizio: "Sai che cosa vuol dire sera ma non sai ancora che cos'è la notte. Perché la notte verrà quando cercherai Giovanna e non la troverai. Quella notte per ora ti impedisce di vedere, ma tu che sei un cristiano avrai di sicuro la speranza di un'alba che verrà".
Deve proprio aver perso la testa l'innamorato - si immagina giovanissimo - che nei giardinetti di fronte a ragioneria, a Varese, ha affisso tra due pini uno striscione d'amore per festeggiare i 18 anni della sua bella