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Cronaca

GIALLO A LODI

L’infermiere staccò la spina
Bufera eutanasia su Riccio

Secondo l'accusa il 4 gennaio 2006 un infermiere staccò la spina a un uomo di 86 anni. Anche tre medici saranno processati, tra loro c'è Mario Riccio che assisteva Welby, che esclude qualsiasi responsabilità Commenta

mario riccio staccò la spiana a welby Lodi, 29 novembre 2007 - UN GIOVANE infermiere rinviato a giudizio con l’accusa di aver ucciso un 86enne operato all’anca. Due medici alla sbarra perché avrebbero «coperto» un delitto che ha il sapore dell’eutanasia. Al centro dell’inchiesta, quello che ha denunciato il presunto omicidio: Mario Riccio (nella foto), l’anestesista di Cremona che, un anno fa, staccò la spina che teneva in vita Piergiorgio Welby, affetto da distrofia muscolare. Anche lui sarà processato, ma per omesso referto.

 

Sono gli ingredienti del misterioso, presunto omicidio consumatosi il 4 gennaio 2006 nel reparto di Rianimazione di un piccolo ospedale nel cuore della Bassa Lodigiana, a Codogno. Misterioso perché Riccio era il medico curante di Francesco Votta, l’anziano ricoverato in Rianimazione dopo una crisi cardiaca durante l’intervento chirurgico di protesi all’anca. I fatti si sarebbero svolti così. L’anestesista è a colloquio con il figlio del paziente — anche lui medico, in servizio a Lodi — per comunicare le gravi condizioni del paziente.

DOPO pochi minuti, Riccio torna in sala e trova monitor spento e tubo respiratore staccato. Francesco Votta è morto. Ma Riccio si ribella, chiede al 32enne infermiere, L.C., che trova in sala, perché ha dato la morte all’anziano senza avvertirlo. «Mi ha detto di farlo un altro medico», avrebbe risposto. Chi? «A lei non lo dico», la risposta dell’infermiere. L’anestesista scrive una lettera al direttore sanitario della struttura, Valerio Tagliaferri, per denunciare l’accaduto. Il direttore generale dell’Azienda ospedaliera, Piergiorgio Spaggiari, convoca Tagliaferri e Giuseppe Rivolta — rinviato a giudizio per favoreggiamento —, responsabile della Rianimazione e superiore di Riccio.

I DUE, dopo una perizia, stabiliscono che Votta è già cadavere quando viene staccato il tubo del respiratore. «Premetto che non sono un magistrato — spiega Spaggiari — ma secondo me quell’uomo era morto. Gli avevano messo un’iradiddio di strumenti, perché il cuore battesse. Ma il cervello non emetteva onde, il segnale era piatto».

EPPURE la perizia chiesta dalla Procura va in senso contrario e stabilisce che Votta era vivo. «Nella medicina esistono situazioni border line, nelle quali è sottile il confine fra la vita e la morte. Anche il figlio di Votta, un medico, dice che suo padre era morto», iniste Spaggiari. Sta di fatto che nessuno — secondo Riccio — si è messo sulle tracce del medico che avrebbe ordinato di staccare la spina. Neppure dall’indagine dell’ospedale è emerso. Tagliaferri, a domanda, non risponde. «Il pm e il mio avvocato mi hanno detto di non parlare». Poi, però, qualcosa dice. «Escludo che sia eutanasia. Secondo la mia verifica, non c’era alcun elemento di rilevanza penale nel comportamento dell’infermiere. Il tribunale pensa il contrario, così sarò processato per omessa denuncia di reato».

L’INFERMIERE, giorni dopo il presunto omicidio, ottiene il trasferimento a Lodi. Poi parte per il Sudan con «Emergency». Da due mesi è tornato in Italia, ma si nega al telefono. A Riccio, nel luglio 2006, non viene confermato l’incarico. Si sposta a Cremona, da dove partirà alla volta di Roma per aiutare Welby nella dolce morte. «Quasi mi viene da sorridere — dice Spaggiari — il medico che ha staccato la spina a un uomo vivo, ora denuncia l’omicidio di un paziente già morto».

di FABRIZIO LUCIDI

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